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Leggi e ascolta la favola: “La nascita di Arlecchino”

Ciao a tutti, amici ed amiche che ci seguono da tutto il mondo.♥

Questa sera vi leggerò una nuova favola di Carnevale dal sito www.portalebambini.it dal titolo “La nascita di Arlecchino”

Buon ascolto anche questa sera di questa nuova favola!

La nascita di Arlecchino
La nascita di Arlecchino 4

Leggiamo insieme:

Una mattina, uno straniero bussò alle porte del paese di Carnevale. C’era di guardia Brighella, che aprì le porte allo straniero per dargli il benvenuto.

Nel paese di Carnevale non si domandava “Chi sei?” ai visitatori, perché erano tutti mascherati e a nessuno interessava sapere chi fossero gli altri. Non si domandava nemmeno “Cosa vuoi”, perché chi arrivava nel paese di Carnevale desiderava una cosa soltanto: divertirsi in buona compagnia.

Immaginate lo sgomento di Brighella quando vide un ragazzino magro, vestito di stracci e… senza maschera. Rimase senza parole.
“Buongiorno” lo salutò il visitatore. “Potrei fermarmi per un po’ in questo paese? Non ho niente da mangiare né un letto in cui dormire”.

“Vorrei tanto farti entrare” disse Brighella, “ma tu sei senza maschera”.
“Ma ho fame” protestò l’altro, che aveva sentito storie favolose sul paese di Carnevale: si diceva che nel palazzo di re Carnevale ci fossero tavoli di cioccolato, sedie candite e che le stoviglie avessero un buon gusto d’arrosto.
Brighella scosse la testa.

“Senza maschera non posso farti entrare. Questo è un paese di maschere, ma siamo maschere serie: rispettiamo le regole importanti”.
Gli occhi dello straniero si velarono di lacrime.

“Anch’io ho fame seriamente, ma pazienza. Se non posso entrare, andrò altrove”.
“Aspettami qui”.
Brighella corse nella casetta di guardia e incartò il suo pranzo, un piatto di frutta e carne arrostita, poi lo donò volentieri al visitatore.

“Per adesso, è tutto ciò che posso darti, ma tu aspettami qui davanti alle porte. Tornerò presto”.

Poi radunò tutte le maschere nel grande teatrino al centro della piazza. Nel paese di Carnevale, le decisioni importanti si prendevano tutte a teatro: chi recitava meglio degli altri, decideva.
Cominciò la riunione.

“Poco fa ero di guardia alla porta ed è arrivato un tale, che non ha il becco d’un quattrino, ha fame e vorrebbe entrare” disse solenne Brighella.
“E tu cosa aspetti? Fallo entrare subito” lo rimproverò Colombina.

“Nel paese di Carnevale ogni straniero è il benvenuto” rincalzò Balanzone. “E se è povero, è benvenuto due volte”.
“Anch’io la penso così” continuò Brighella. “Ma c’è un fatto: quel tale è senza maschera”.
“Senza maschera? Ma è impossibile” esclamò Stenterello.

“Tutti hanno una maschera” appuntò Balanzone.
“Ve l’assicuro: è nudo e crudo, così com’è nato. E io, che faccio?”

“Non possiamo farlo entrare senza maschera” dissero bruschi Gianduja e Meneghino. “Se Re Carnevale dovesse vederlo, lo arrostirebbe. Noi siamo maschere di buonsenso, ma con lui non si può ragionare”.
Le maschere si voltarono verso Pantalone. Lui era ricco e avrebbe potuto comprare una bella maschera per lo straniero.

“Ah no. Proprio no. No e poi no. Non se ne parla. Il mio denaro m’è costato fatica, non penserete che lo scialacqui così”.

“Io un’idea ce l’avrei” disse Brighella, rivolgendosi a tutto il teatro. “Ognuno di noi potrebbe tagliare un piccolo pezzo di stoffa dal suo costume; ne basterà poca, la grandezza di una noce. Colombina e Meneghino li cuciranno insieme e prepareranno un costume da regalare allo straniero. Così anche lui avrà finalmente una maschera e potrà entrare”.

“Che ottima idea” dissero in coro tutte le maschere. “Applausi, applausi per Brighella”. Perfino Pantalone accettò di donare un pezzetto del suo mantello nero (un pezzo così piccolo che a stento si riusciva a vederlo). Poi si misero subito all’opera con ago e filo per cucire insieme tutti gli scampoli di stoffa colorata. O meglio: Meneghino e Colombina cucivano e tutti gli altri guardavano, ma si sa, anche a guardare ci si stanca.

Per fortuna anche Meneghino sapeva cucire, o Colombina avrebbe impiegato un’eternità.
In men che non si dica, il costume fu pronto: era di mille colori e si intravedevano le sfumature dell’amicizia, della gentilezza e della speranza.

Brighella corse alle porte della città e consegnò il costume, nuovo di zecca, allo straniero. Poi lo accompagnò in città. Fu così che nacque Arlecchino e che Brighella divenne il suo amico inseparabile.

Buonanotte dalla vostra speaker Francesca e dal nostro angelo custode Eugenio. ♥♥

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Ciao, sono Francesca Ruberto, sorella di Eugenio Ruberto. Sono nata a Capua (CE) il 11 novembre 2011

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