Il primato dell’ascolto operativo nel fare la volontà del Padre e la parabola delle due case nel Vangelo del giorno 25 Giugno 2026.
«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore"»: Gesù conclude il Discorso della Montagna invitandoci a fondare la vita sulla roccia solida dell'obbedienza concreta nel Vangelo del giorno 25 Giugno 2026.
- S. Massimo di Torino 1° vescovo della città
- S. Guglielmo di Montevergine abate (1085-1142)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Il re di Babilonia deportò Ioiachìn e tutti gli uomini di valore a Babilonia.
Dal secondo libro dei Re
2Re 24,8-17
Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre.
In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a Gerusalemme e la città fu assediata.
Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi ufficiali l’assediavano. Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell’anno ottavo del suo regno.
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Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra.
Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese. Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li condusse in esilio a Babilonia.
Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattanìa suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 78 (79)
R. Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.
O Dio, nella tua eredità sono entrate le genti:
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto Gerusalemme in macerie.
Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli agli animali selvatici. R.
Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme
e nessuno seppelliva.
Siamo divenuti il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.
Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia? R.
Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri! Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;
liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. (Gv 14,23)
Alleluia.
Vangelo di oggi 25 giugno 2026
La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7,21-29
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolti queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infattiva loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Parola del Signore.
Meditazione e Riflessione
Il brano del Vangelo secondo Matteo di questa giornata (Mt 7,21-29) costituisce la solenne ed esigente conclusione del Discorso della Montagna. Gesù mette in guardia i suoi discepoli da una fede puramente formale, fatta di parole o di un attivismo esteriore che non tocca il cuore e la vita: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli».
La formula «Signore, Signore» rappresenta la professione di fede verbale, che se non è accompagnata dalle opere dell’amore e della giustizia, rimane vuota e sterile. Perfino il compimento di gesti straordinari nel nome di Cristo (profezie, esorcismi, miracoli) non è garanzia di salvezza se manca la sintonizzazione profonda con il disegno del Padre.
Per imprimere questo insegnamento nella mente dei suoi ascoltatori, Gesù utilizza la celebre parabola delle due case, che contrappone due tipologie di credenti:
- L’uomo saggio (prudente): «Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia». La “roccia” è l’ascolto che si traduce immediatamente in vita vissuta. Quando giungono le inevitabili prove dell’esistenza (la pioggia, i fiumi, i venti), quella casa non cade, perché è solidamente ancorata.
- L’uomo stolto: «Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia». La “sabbia” è l’ascolto superficiale, l’entusiasmo passeggero che non mette radici nella conversione. Davanti alla medesima tempesta, quella casa crolla rovinosamente: «e la sua rovina fu grande».
Il brano si chiude mostrando l’impatto che l’insegnamento di Gesù ha sulle folle: «Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano colpite dal suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi». L’autorità (exousia) di Gesù non deriva dalla ripetizione di tradizioni umane, ma dal fatto che in Lui la Parola e la Vita sono una cosa sola, offrendo una via di salvezza radicale e trasparente.
Pensieri dei Papi
- Papa Francesco: «Le parole da sole non bastano, le parole volano. Gesù ci chiede oggi di fare la Sua volontà, di tradurre la fede in opere di misericordia e di giustizia. Costruire sulla roccia significa edificare la vita quotidiana sulla Parola di Dio, affrontando le tempeste, le difficoltà e le sofferenze della vita con la certezza di non essere soli. L’uomo stolto che costruisce sulla sabbia delle proprie sicurezze mondane, dell’egoismo o dell’apparenza, vedrà crollare tutto alla prima prova. Chiediamo la grazia di essere cristiani del “fare” e non solo del “dire”, affinché la nostra casa interiore rimanga salda nell’amore del Signore.»
- Papa Benedetto XVI: «Al termine del Discorso della Montagna, Cristo si presenta come il vero fondamento dell’esistenza umana. La parabola delle due case ci richiama alla responsabilità personale di fronte alla Rivelazione. Ascoltare e mettere in pratica significa assimilare la verità di Cristo fino a farla diventare il criterio ultimo delle nostre scelte. L’autorità con cui Gesù parla risiede nella Sua identità filiale: Egli non trasmette una legge esteriore, ma introduce i credenti nella comunione d’amore con il Padre. Chi fonda la propria vita su di Lui riceve una stabilità interiore che nessuna tempesta storica o esistenziale può scalfire.»
- Papa Giovanni Paolo II: «L’insegnamento di Cristo sulla roccia e sulla sabbia risuona con forza in un’epoca spesso tentata dall’effimero, dal soggettivismo e dal relativismo morale. Molti cercano di costruire la propria felicità sulla sabbia mobile delle ideologie umane, del successo materiale e del disimpegno interiore, andando incontro alla delusione e alla rovina spirituale. La Parola di Dio in questa giornata ci invita a ritrovare la solidità della fede vissuta con coerenza ed eroismo quotidiano. Solo una vita radicata nei comandamenti dell’amore e nell’obbedienza al Padre diventa una dimora luminosa e indistruttibile, capace di resistere all’usura del tempo e di aprirsi all’eternità.»






