«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in una fossa?»: la limpidezza dello sguardo nel Vangelo del giorno 11 Settembre 2026.
La parabola della guida cieca, la trave e la pagliuzza nel Vangelo del giorno 11 Settembre 2026.
Venerdì della XXIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
- S. Jean-Gabriel Perboyre presbitero e martire (1802-1840)
- B. Maria Celeste Crostarosa mistica e fondatrice († 1755)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 9,16-19.22b-27
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.
Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!
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Anche un piccolo contributo fa una grande differenza.
Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre.
Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 83 (84)
R. Quanto sono amabili le tue dimore, Signore!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente. R.
Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio. R.
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore. R.
Perché sole e scudo è il Signore Dio;
il Signore concede grazia e gloria,
non rifiuta il bene
a chi cammina nell’integrità. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità;
consacraci nella verità. (Cf. Gv 17,17b.a)
Alleluia.
Vangelo di oggi 11 settembre 2026
Può forse un cieco guidare un altro cieco?
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,39-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore.
Meditazione e Riflessione
Nel passaggio del Vangelo secondo Luca di oggi (Lc 6,39-42), Gesù prosegue l’insegnamento ai suoi discepoli ricorrendo a immagini paraboliche immediate ed efficaci, volte a mettere in guardia contro la presunzione, l’ipocrisia e il giudizio affrettato nei confronti del prossimo.
Il Maestro esordisce con un interrogativo provocatorio: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in una fossa?». Con questa parabola, Cristo ci ricorda che non possiamo presumere di fare da guida agli altri se per primi siamo privi della luce della verità e della grazia. Il discepolo non è da più del maestro, ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro.
Gesù sposta poi l’attenzione sull’illusione dell’ipocrisia spirituale attraverso la celebre metafora dell’occhio: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?». È fin troppo facile scorgere e ingrandire i piccoli difetti altrui rimanendo del tutto ciechi di fronte alle proprie grandi fragilità. Prima di pretendere di correggere gli altri o di improvvisarci giudici, siamo chiamati a compiere un serio ed esame di coscienza: «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». Soltanto un cuore purificato dall’umiltà possiede lo sguardo limpido e compassionevole necessario per aiutare davvero chi ci sta accanto.
Pensieri dei Papi
- Papa Francesco: «Gesù ci invita a non essere ipocriti. Prima di giudicare gli altri, dobbiamo guardare dentro noi stessi. La trave nel nostro occhio è proprio la mancanza di carità, la superbia che ci fa sentire superiori. Quando riconosciamo le nostre debolezze, lo sguardo verso il fratello diventa mite, fraterno e capace di vero aiuto.»
- Papa Benedetto XVI: «La parabola del cieco che guida un altro cieco ci ammonisce sulla responsabilità della testimonianza. Non si può trasmettere la luce di Cristo se non ci si lascia prima illuminare da Lui. La correzione degli altri richiede la luce della verità unita all’umiltà di chi sa di essere costantemente bisognoso della misericordia divina.»
- Papa Giovanni Paolo II: «”Togli prima la trave dal tuo occhio”. Questa parola del Signore è un invito alla conversione personale come premessa di ogni autentico rinnovamento sociale ed ecclesiale. Solo chi impara a conoscersi alla luce di Dio acquista quella saggezza del cuore che non condanna, ma sana e edifica la comunità.»






