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commento di Gv 12,24-26, a cura di Rete Loyola (Bologna)

Allenaci, Signore, a lanciarci nell’impossibile,
perché dentro l’impossibile ci sono la tua grazia e la tua presenza: non possiamo cadere nel vuoto.

Luis Espinal, gesuita missionario e martire in Bolivia

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Gv 12,24-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Mi lascio ispirare

Quella del seme è una metafora, densa, ricca che ci ricorda che finché non accettiamo di imparare a “morire”, allora non portiamo nemmeno frutto. E imparare a morire significa che non possiamo passare la vita solo a “difenderci” dalla vita: è importante permettere alla vita di aiutarci a morire a noi stessi, a metterci in crisi, in discussione. come dall’ostrica viene fuori una meravigliosa perla, dobbiamo lasciare che la vita ci tocchi, ci “ferisca” fino a tirare fuori il capolavoro che è nascosto dentro ognuno di noi: non si tratta di un invito al masochismo ma un invito ad accogliere la logica del seme, che è la logica della Vita in cui c’è Dio.

Si tratta di cogliere la logica dell’amore dentro la logica del morire e del dare vita; chi vive un rapporto possessivo con la propria vita non riesce a goderne, ma chi la rischia per un motivo valido allora ne sente tutta l’ampiezza. Gesù ci ricorda che la massima ampiezza nel seguire lui e servire come Lui è la vita eterna, una vita che non finisce.

Suore Ausiliatrici

Rete Loyola (Bologna)

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

In quali momenti mi è più faticoso lasciarmi coinvolgere, toccare da ciò che accade?

Perché ci sia la gioia nel campo di frumento è necessario il momento della semina… ricordo cosa queste persone hanno seminato e i loro frutti.

E io cosa posso seminare?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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