Leggi e ascolta la fiaba “Patata novella – ultima parte”

Ciao a tutti.

Questa sera vi leggerò una nuova fiaba dal sito www.tiraccontounafiaba.it dal titolo “Patata novella -ultima parte”.

Patata novella -ultima parte
Patata novella -ultima parte

Buon ascolto!

Patata novella – ultima parte

“Vede signor Pallone…”

“No, no! Pallotto, prego!!!” la corresse il gatto.

“Oh scusi, Pallotto, io sono una patata…”

“Si vede…” fece quello sbadigliando.

“ Insomma, ecco: io non voglio fare una vita da patata. Non siamo mica tutte uguali, noi patate. Io sono diversa… non so se mi capisce. Soltanto che ora che sono qui, vedo che è davvero difficile…”

Pallotto la guardò intensamente con quegli occhioni verde smeraldo, arricciò il naso, si sdraiò, si grattò un orecchio, si leccò una zampa e con quella si pulì i baffi… poi finalmente parlò: “ Diversa? Perfetto! Io sono felice di conoscerti, Novella, Non sono uno di quelli che inorridiscono quando vedono qualcosa di diverso, anzi. E’ bello potersi confrontare… poi mi racconterai tutto di te.

Ma ora ascolta, ehm… dunque, non lontano da qui c’è il vecchio tronco di un albero ormai secco. C’è un bel buco per entrarci… è spazioso. Lo conosco perché ci vado spesso a farmi le unghie. E’ un posto tranquillo, Pompeo non ci va perché lì non c’è da lavorare e neanche Morbidone ci arriva, lui è troppo pigro. Se vuoi ti accompagno e si ti piace ci puoi restare quanto vuoi.”

Novella applaudì con le sue manine patatose, saltellando di gioia: “Grazie Pallone, no, no Pallocco… no, huuummm, Pallotto! Grazie, so già che mi piacerà!”.

Chi avesse guardato nel prato, in quel momento, avrebbe potuto vedere un gatto che portava in bocca una patata alla quale era aggrappata una formica.

“Ehi, Mica, mi stai staccando il naso…Potresti tenerti alla mia mano, per favore?”.

Dopo poco Pallotto posò delicatamente a terra le due amiche, indicò loro il tronco e le salutò:

“Domani faccio un salto a trovarti, patata Novella, così potremo conoscerci meglio”.

Anche Mica doveva andare; si era fatto davvero tardi e doveva rientrare nel formicaio. Si fece dare un passaggio dal gatto e tirò un bacio a Novella: “A domani, cara, sogni d’oro!”.

Appena rimasta sola, Novella si rotolò a terra, esausta, ma felice. Poi si accoccolò ben bene tra le foglie secche che si trovavano nel tronco e crollò in un sonno profondo.

Passò qualche giorno e Novella trascorreva tutto il tempo a chiacchierare con Pallotto e con Mica; anche le altre innumerevoli sorelle formichine venivano spesso a trovarla. 

Un pomeriggio assolato, mentre Novella e Pallotto aiutavano Mica nella ricerca di briciole di pane, sentirono gridare all’improvviso: “Aiutoooo, aiutoooo!” e videro volare sulle loro teste una palla… no, una mela… no! Era proprio una patata!

Quella atterrò accanto a loro, si raddrizzò e si ripulì dalla polvere, guardando quella strana combriccola di amici, così diversi tra loro eppure così affiatati.

Pallotto capì che anche la nuova patata era stata spedita lì da Morbidone, allora si rivolse al tubero, gentilmente: “Buon pomeriggio, serve aiuto?”

La nuova patata si schiarì la voce e parlò, rivolgendosi a Novella: “Eccoti, sei Novella, vero? Finalmente sono arrivato nel posto giusto e ti ho trovata!”

“Come, cercavi proprio me?” chiese stupita l’altra.

“Certo. Sono giorni e giorni che sotto terra non si parla d’altro che della famosa prima patata fuggita dall’orto di Pompeo. Sei diventata un personaggio importante; non immagini quante patate avrebbero voluto imitarti, ma il coraggio a volte manca…”

Novella non credeva alle sue orecchie e incitò la nuova patata a continuare il racconto.

“Bè, come ti dicevo, io ho pensato che se tu c’eri riuscita, potevo farcela anch’io e volevo proprio conoscerti. E così eccomi qua. A proposito, io sono Pato e ne ho passati di guai per raggiungerti…”.

Pallotto tossicchiò, guardò Pato e poi Novella e poi di nuovo Pato e ancora Novella e infine disse: “Guarda un po’, due belle patate: fritte in padella ci verrebbe un bel contorno, ihihih”

Allora Mica, sorridendo finse di tirargli i baffi,  e tutti risero.

“A questo punto io direi di lasciare Novella e Pato liberi di conoscersi e di raccontarsi le loro avventure. Ho fatto tardi anche questa sera: prima o poi il capo formicaio mi lasciarà fuori!”.

Salutati i due simpatici amici, Novella invitò Pato ad entrare nel tronco che ormai era la sua casa, lo fece accomodare, gli curò le sbucciature e poi gli fece vedere la sua raccolta di foglie e il suo erbario, pieno di fiori profumati.

Chiacchierarono tutta la notte, ridendo, scherzando e programmando il loro futuro da patate libere nel meraviglioso orto di Pompeo.

Questa fiaba è dedicata a tutte le patate che non vogliono finire fritte, in umido o bollite.

Buonanotte da Francesca e dall’angioletto Eugenio.

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