Ciao Eugenio, io sono Valentina.

Ti chiedo scusa se mi permetto di scriverti nonostante non ti conosca.

Non so cosa c’è che mi lega cosi tanto alla tua storia, alla tua vita, me lo chiedo spesso ma non riesco a trovare risposta: l’unica cosa certa è che ormai sei un pensiero quotidiano. Io di sofferenza ne ho vista tanta, l’ho vista negli occhi delle persone, l’ho vissuta insieme a loro essendo io una giovane infermiera.

Ma la tua e quella dei tuoi familiari è diversa.

Sei il diamante, il gioiello più prezioso per tutta la tua famiglia, si vede dagli occhi lucidi che tuo padre ha in ogni foto, dall’accortezza dei gesti, dalle piccole attenzioni di Francesca e dalla costanza di tua mamma.

Oltre tutte le terapia endovenose e intramuscolari (da come ho letto) che stai effettuando, ricevi ogni istante della tua vita “dosi” di amore, una cura d’amore costante.

Ogni giorno mi chiedo come stai, leggo ciò che tuo padre scrive di te e resto colpita sempre di più da ciò che emerge: quanto sia importante l’amore nella nostra vita e di quanto nonostante tutto loro riescano a trasmettere amore a chiunque legga la tua storia.

Scusami ancora se risulto indiscreta nello scriverti ma voglio solo che tu sappia, nonostante io sia per voi una sconosciuta, che se dovreste avere bisogno di qualche aiuto sia in ambito professionale che non (anche solo una chiacchiera) potete contare su di me.

Con affetto, Valentina

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Ciao, sono Remigio Ruberto, papà di Eugenio. L'amore che mi lega a Eugenio è senza tempo e senza spazio.

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