portare la propria Croce

Commento al Vangelo del 5 novembre 2025

Data: 05/11/2025
Oggi è Sabato 1 Agosto 2026

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. 
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore.

Da non perdere:Cattura di Giovanna d Arco -Adolphe Alexandre Dillens Sorridere Accogliamo l’amore di Dio

Il giusto posto

Luigi Maria Epicoco

“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”.

Quale significato edificante può trovare nella riflessione di oggi il verbo odiare. L’odio non è una cosa bella, cosa ci fa nel Vangelo, e soprattutto cosa ci fa accostato alle cose a cui teniamo di più? Gesù non ci sta chiedendo di fare del male a chi amiamo o a noi stessi, ma ci sta chiedendo di ricordarci in maniera disincantata che per quanto noi possiamo amare qualcuno o noi stessi, nessuno ha il diritto di essere Dio al posto di Dio. L’amore sincero che ad esempio abbiamo per qualcuno è la cosa che ci ricorda di più Dio, ma esso non è Dio. Trattarlo come se lo fosse significa paradossalmente rimanere delusi e fargli seriamente del male. In questo senso Gesù chiede di non dargli il posto fondativo perché altrimenti lo caricheremmo di una responsabilità insopportabile per lui e per l’amore stesso. Solo se Dio è alla base di tutto allora ognuno assume anche il suo giusto posto e il suo giusto peso. Poi però Gesù aggiunge:

“Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”.

E così ci dice che un vero discepolo non è solo Colui che sa mettere al posto giusto ciò che conta, ma è anche colui che con realismo si prende la responsabilità di ciò che di reale c’è nella sua vita, e decide di farsene carico non in maniera eroica, ma in maniera umile, seguendolo. Ci accorgiamo però di come siamo incapaci a vivere così. Non dobbiamo però perchè solo il Signore può rendere possibile ciò che ci domanda. È per Grazia sua che possiamo amarlo veramente. È per Grazia sua che possiamo prenderci la responsabilità della nostra vita fino in fondo e andargli dietro. Avere fede significa ricordarsi che Dio rende sempre capaci coloro a cui domanda qualcosa. È la fede in lui e non nelle nostre forze che fa la differenza. Così ogni cosa trova il suo posto e il suo coraggio.

fonte © nellaparola.it

Ascoltiamo insieme

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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