Mercoledì della XXXI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
- S. Guido Maria Conforti fond. dei Saveriani (1865-1931)
- BB. Martiri Albanesi: Vinçenc Prennushi e 37 compagni
- Santo del giorno
Prima Lettura
Pienezza della Legge è la carità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 13,8-10
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Sal 111 (112)
R. Felice l’uomo pietoso, che dona ai poveri.
Beato l’uomo che teme il Signore
e nei suoi precetti trova grande gioia.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza degli uomini retti sarà benedetta. R.
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia. R.
Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo,
perché lo Spirito di Dio riposa su di voi. (1Pt 4,14)
Alleluia.
Il Vangelo di oggi 5 novembre 2025
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Parola del Signore.
Giovanni Taulero (ca 1300-1361)
domenicano a Strasburgo
Discorso 21, 4° per l’Ascensione (trad. cb@evangelizo)
“Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”
Dato che il nostro Capo è salito al cielo, conviene che le sue membra (Col 2,19) seguano il Capo(…), passando per la via che egli ha preso così dolorosamente. Poiché “bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria” (Lc 24,26). Dobbiamo seguire il Capo, così degno d’amore, lui che ha portato il vessillo davanti a noi. Ogni uomo prenda la sua croce e lo segua; e arriveremo là dove egli è. Vediamo bene che molti seguono questo mondo per onori irrisori, e per questo rinunciano al conforto fisico, al loro focolare, ai loro amici, esponendosi ai pericoli della guerra, tutto per conquistare beni esteriori! E’ giusto che pratichiamo la totale rinuncia per conquistare il puro bene che è Dio, e così seguiamo il nostro Capo… Non è raro trovare uomini che desiderano essere testimoni del Signore nella pace, purché tutto vada secondo i loro desideri. Volentieri vogliono diventare santi, ma senza fatica, senza problemi, senza difficoltà, senza alcun costo. Ambiscono a conoscere Dio, gustarlo, sentirlo, ma non deve esserci amarezza. Allora, quando occorre lavorare, quando sopraggiungono amarezza, tenebre, tentazioni, quando non sentono più Dio e si sentono abbandonati dentro, come fuori, i loro bei propositi svaniscono. Non sono veri testimoni, come ne occorrono per il Salvatore. (…) Potessimo liberarci da quel desiderio e cercare la pace sempre, anche nella sventura! Là soltanto nasce la vera pace, quella che rimane.
Le Parole dei Papi
Nel Vangelo di oggi Gesù insiste sulle condizioni per essere suoi discepoli: non anteporre nulla all’amore per Lui, portare la propria croce e seguirlo. Molta gente infatti si avvicinava a Gesù, voleva entrare tra i suoi seguaci; e questo accadeva specialmente dopo qualche segno prodigioso, che lo accreditava come il Messia, il Re d’Israele. Ma Gesù non vuole illudere nessuno. Lui sa bene che cosa lo attende a Gerusalemme, qual è la via che il Padre gli chiede di percorrere: è la via della croce, del sacrificio di se stesso per il perdono dei nostri peccati. Seguire Gesù non significa partecipare a un corteo trionfale! Significa condividere il suo amore misericordioso, entrare nella sua grande opera di misericordia per ogni uomo e per tutti gli uomini. L’opera di Gesù è proprio un’opera di misericordia, di perdono, di amore! È tanto misericordioso Gesù! E questo perdono universale, questa misericordia, passa attraverso la croce. Gesù non vuole compiere questa opera da solo: vuole coinvolgere anche noi nella missione che il Padre gli ha affidato. (…) Il discepolo di Gesù rinuncia a tutti i beni perché ha trovato in Lui il Bene più grande, nel quale ogni altro bene riceve il suo pieno valore e significato: i legami familiari, le altre relazioni, il lavoro, i beni culturali ed economici e così via… Il cristiano si distacca da tutto e ritrova tutto nella logica del Vangelo, la logica dell’amore e del servizio. (Papa Francesco – Angelus, 8 settembre 2013)




