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Leggi e ascolta la fiaba “Alla ricerca del melone”

Ciao a tutti!

Questa sera vi leggerò una nuova fiaba dal sito www.tiraccontounafiaba.it dal titolo “Alla ricerca del melone”

Alla ricerca del melone
Alla ricerca del melone

Alla ricerca del melone

In Basilicata, vicino Potenza, a Montemilone,
una signora distratta perse un melone.

Lo perse al mercato del paese mentre camminava veloce.
Aveva fretta: doveva comprare ancora mezzo chilo di noci.

Il paese fu in allerta, il Sindaco, Il Vigile e i Carabinieri,
tutti a cercare quel melone birichino, in apprensione persino i signori Pompieri.

La distratta signora non era nuova a questi fatti:
anni prima aveva perso due limoni, sei zucchine e tre spaghetti.

Furono giorni tristi in paese, gli altri meloni si rifiutarono di entrare nei piatti.
Il Sindaco così convocò i suoi consiglieri per punire i distratti:

“Chi perde meloni, multa salata,
tre giorni di galera a chi perde l’insalata!”

La legge soddisfò tutti i cittadini e fu grande festa.
Sino a quando un giorno un cuoco sbadato perse il sale nella minestra.

Buonanotte dalla vostra Francesca e dall’angioletto che ci custodisce Eugenio.💋💖

Ci dirà anche Wikipedia qualcosa sul Melone:

Il melone (Cucumis melo L.1753) o popone è una pianta annua rampicante della famiglia Cucurbitaceae[1] della quale sono state selezionate innumerevoli cultivar.

Il termine melone indica sia il frutto che la pianta stessa, a seconda dei contesti in cui viene utilizzato.

È largamente coltivata per i suoi frutti commestibili, dolci e profumati.

Non tutte le varietà di meloni sono dolci. Ad esempio il melone serpentino è un melone non dolce, diffuso prevalentemente in Asia dalla Turchia al Giappone, di forma allungata e di sapore simile al cetriolo.

meloncino in terra
meloncino in terra

Origini

L’origine non è nota con certezza, secondo alcuni autori arriverebbe dall’Asia, nell’antica Persia secondo altri è di possibili origini africane dove meloni selvatici sono stati recentemente segnalati.[2]

Nel V secolo a.C. il popolo egizio iniziò ad esportarlo nel bacino del Mediterraneo e arrivò in Italia nella prima età imperiale come raccontato da Plinio (I secolo d.C.) nel suo libro Naturalis Historia che lo uniformò al cetriolo a forma di mela cotognamelopepaes.

Le attuali conoscenze sulla sua diffusione nel bacino del Mediterraneo però sono state messe in discussione dalle recenti scoperte archeologiche fatte in Sardegna dove semi di melone riferibili all’età del Bronzo (tra il 1310-1120 a.C., in piena epoca nuragica),

quindi in epoca ben antecedente, sono stati rinvenuti nel sito archeologico di Sa Osa a Cabras, in provincia di Oristano, poco distante dal luogo nel quale sono state trovate le statue dei Giganti di Monte Prama.[3]

Durante l’Impero Romano il melone si diffuse rapidamente (utilizzato però come verdura, servito in insalata) tanto che al tempo dell’imperatore Diocleziano, venne emesso un apposito editto per tassare quegli esemplari di melone che superassero il peso di 200 grammi.

Alexandre Dumas scrisse “per rendere il melone digeribile, bisogna mangiarlo con pepe e sale, e berci sopra un mezzo bicchiere di Madera, o meglio di Marsala; egli apprezzava i meloni conosciuti in Francia come Cavaillon, per la zona di produzione,

e fece richiesta alla biblioteca della città di uno scambio tra le sue opere (circa 400 volumi) ed una rendita vitalizia di 12 meloni l’anno,

cosa che accadde fino alla sua morte nel 1870. Fu in suo onore che venne istituita la confraternita dei Cavalieri dei meloni di Cavaillon.

Il melone venne anticamente considerato simbolo di fecondità, forse in ragione dei numerosissimi semi, ed altresì associato al concetto di sciocco e goffo (uno stolto veniva chiamato mellone e una scemenza mellonaggine).

Secondo Angelo De Gubernatis, la ragione di tale associazione è da ricercare nell’estrema fecondità di questi frutti, alla loro capacità generatrice, incontrollata, opposta alla ragione dell’intelligenza.

Altri medici del tempo li consideravano nocivi e imputarono al melone la morte di ben quattro imperatori e due pontefici.

Anche il naturalista romano Castore Durante (15291590) nel suo Herbario nuovo del 1585 ammoniva di non abusarne perché «sminuiscono il seme genitale»

e ne sconsigliava l’uso a diabeticidispeptici e a tutti coloro che soffrono di disturbi dell’apparato digerente, promuovendo per tutti gli altri invece le virtù rinfrescanti, diuretiche e lassative.

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