l'asino volante di Gianni Rodari

L’asino volante

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L’asino volante
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Cosa succede quando una promessa impossibile diventa realtà nel momento più buio? Scopri come un elicottero e un asino testardo trasformano un'alluvione in un miracolo, insegnandoci che la vera ricchezza risiede nello sguardo di chi non smette mai di aspettare il sole.
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L’asino volante: la speranza che sfida il fango e la povertà

gianni rodari

Giovanni Francesco Rodari, detto Gianni[1] (pronuncia Rodàri, /roˈdari/; Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980), è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano. È l’unico scrittore italiano ad aver vinto il Premio Hans Christian Andersen (1970). (leggi ancora)

Nella poetica di Gianni Rodari, l’errore e l’impossibile non sono mai vicoli ciechi, ma porte spalancate verso nuove verità. La storia dell’asino volante, tratta da Il libro degli errori, ci immerge inizialmente in una realtà cruda, quasi neorealista: una casupola di sassi, la fame che morde, una povertà così profonda che “almeno uno doveva restare senza” cibo. In questo scenario di privazione, la figura del nonno introduce l’elemento magico sotto forma di una frase proverbiale, un modo di dire usato solitamente per spegnere le speranze: “Quando l’asino volerà”.

Tuttavia, Rodari compie qui un ribaltamento straordinario. Quello che per gli adulti è un cinico sinonimo di “mai”, per i bambini diventa un’attesa fiduciosa. La loro non è ingenuità, ma una forma superiore di resistenza. Accarezzare le spalle dell’asino nella stalla e incoraggiarlo a spiccare il volo non è un atto di follia, ma il rifiuto di accettare che la miseria sia l’unica condizione possibile. La fede dei bambini trasforma un animale da soma, simbolo della fatica terrena, in un potenziale portatore di fortuna.

Il cuore del racconto batte durante l’alluvione. Il fiume che rompe gli argini rappresenta l’imprevedibilità del destino che si accanisce sui più deboli. Ma è proprio nel momento del massimo pericolo, quando l’acqua minaccia di portar via tutto, che la realtà si piega alla fantasia. L’asino, rimasto solo sul tetto, non vola per virtù propria, ma viene sollevato da un elicottero. Qui la tecnologia — la “bella farfalla a motore” — si mette al servizio della favola. Rodari non rinnega il progresso, ma lo usa per dare concretezza ai sogni dei piccoli.

Quando i bambini vedono l’animale arrivare “per via di cielo”, il loro grido “Siamo ricchi!” è un’esplosione di gioia che trascende il valore materiale. Non sono diventati ricchi perché hanno ricevuto dell’oro, ma perché la parola data è stata mantenuta, perché l’impossibile è accaduto davanti ai loro occhi. La loro ricchezza è il trionfo della speranza sul fango. In quel momento, l’asino volante diventa un segnale di riscossa per tutto l’accampamento degli sfollati.

La chiusura di Rodari è un tocco di rara saggezza umana. Mentre qualcuno scuote la testa, incapace di vedere oltre la tragedia, molti altri sorridono. La frase finale — “Avete tanta vita davanti, che poveri non siete di sicuro” — sposta definitivamente l’asse della ricchezza dal possesso al tempo, alla vitalità e alla capacità di sognare. Rodari ci insegna che finché avremo la forza di guardare il cielo aspettando di veder volare un asino, avremo in mano la chiave per non lasciarci mai sconfiggere dalle alluvioni della vita.

Leggiamo insieme:

In riva al fiume, in una casupola di sassi, viveva una povera famiglia.

Erano tanto poveri che non c’era mai da mangiare per tutti,
e almeno uno doveva restare senza.

I bambini domandavano al nonno:
Perché non siamo ricchi? Quando diventeremo ricchi anche noi?
Il nonno rispondeva:Quando l’asino volerà.
I bambini ridevano. Però un pochino ci credevano…
Ogni tanto andavano nella stalla, dove l’asino masticava la sua paglia,
gli accarezzavano le spalle e gli dicevano:
Speriamo che tu ti decida presto a volare.

La mattina, appena desti, correvano dall’asino:
Volerai oggi? Guarda che bella giornata, che bel cielo.
E’ proprio il giorno adatto per volare.
Ma l’asino badava soltanto alla sua paglia.
Vennero forti piogge, il fiume ingrossò.
L’argine cedette e l’acqua si rovesciò sulle campagne.

Quella povera gente dovette rifugiarsi sul tetto, e ci portarono anche l’asino,
perché era tutta la loro ricchezza.
I bambini piangevano per la paura, e il nonno raccontò loro tante storie,
e ogni tanto per farli ridere, diceva all’asino:
Stupidone, vedi in che guaio ci hai messi?

Se tu sapessi volare, ci porteresti in salvo.
Li salvarono, invece, i pompieri con la loro motozattera e li portarono all’asciutto.
Ma l’asino non volle assolutamente salire. I bambini adesso piangevano per l’asino,
e lo pregavano a mani giunte: – Vieni con noi, vieni con noi!
Andiamo, – dissero i pompieri, – torneremo dopo per l’asino.
Adesso c’è tanta gente da salvare. Un’alluvione così brutta non si è mai vista.

La motozattera, si allontanò, e l’asino rimase sul tetto, piantato sui quattro zoccoli, immobile.
E sapete come lo salvarono? Con l’elicottero!
La bella farfalla a motore si fermò in cielo sopra la sua testa, ronzando.
Un uomo si calò con una fune, e certo se ne intendeva anche di asini, perché lo legò per bene sotto la pancia. Poi l’elicottero ripartì.
E quei bambini, accampati sull’argine come soldati in guerra,
videro arrivare il loro asino per via di cielo.

Balzarono in piedi, cominciarono a ridere e a saltare, e gridavano:
Vola! Vola! Siamo ricchi!
Da tutto l’accampamento, a quelle grida, venne fuori gente a guardare e a domandare: – Cos’è successo? Cos’è capitato?
Il nostro asino vola! – gridavano i bambini – Ora siamo ricchi.

Qualcuno scuoteva la testa, ma molti sorridevano
come se sulla distesa grigia dell’alluvione fosse spuntato il sole, e dicevano:
Avete tanta vita davanti, che poveri non siete di sicuro.

(da Il libro degli errori / Gianni Rodari. – Torino : Einaudi, 1982, p. 132-133)

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