Leggi e ascolta il Vangelo del giorno 4 febbraio 2026
Mercoledì della IV settimana del Tempo Ordinario
Prima Lettura
Ho peccato contro il Signore! Il Signore ha rimosso il tuo peccato.
Dal secondo libro di Samuèle 2Sam 24,2.9-17
In quei giorni, il re Davide disse a Ioab e ai capi dell’esercito che erano con lui: «Percorrete tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo…». Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli batté ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, perché io ho commesso una grande stoltezza».
…Allora il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono settantamila persone del popolo. Quando l’angelo stese la mano su Gerusalemme per distruggerla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo che sterminava il popolo: «Basta! Ritira ora la mano».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 31 (32)
R. Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.
Beato l’uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato. Beato l’uomo a cui il Signore non imputa il delitto e nel cui spirito non è inganno. R.
Ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa. Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità» e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R.
Per questo ti prega ogni fedele nel tempo dell’angoscia; quando strariperanno grandi acque, non lo potranno raggiungere. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.

Vangelo del giorno 4 febbraio 2026
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 6,1-6
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nellasinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Parola del Signore.
San Giacomo di Sarug (ca 451-521)
vescovo siriaco
Omelia sulla fede
“E si meravigliava della loro incredulità” (Mc 6,6)
Il Signore desidera operare meraviglie, ma ha bisogno della porta aperta della nostra fede. A Nazaret, i suoi contemporanei vedevano solo l’uomo, il falegname, e chiudevano il cuore alla divinità. La fede non è vedere l’eccezionale, ma riconoscere la mano di Dio nel quotidiano, nel semplice, in ciò che ci è familiare. Dove manca la fiducia, anche la Grazia sembra fermarsi, non perché sia debole, ma perché rispetta la nostra libertà.
Oltre l’apparenza: Riconoscere Dio nel quotidiano con Eugenio
Il Vangelo di oggi mi fa riflettere su quanto sia facile abituarsi a qualcuno e non vederne più la grandezza. A Nazaret guardavano Gesù e vedevano solo “il falegname”. Anche con mio figlio Eugenio, molti potevano vedere solo un ragazzino che combatteva una dura battaglia medica. Ma chi aveva occhi per guardare oltre, vedeva un profeta della gioia e della pazienza.
Eugenio non faceva prodigi eclatanti agli occhi del mondo, ma il prodigio era il suo modo di vivere ogni istante. Spesso, quando mi sento stanco e la routine del dolore sembra prendere il sopravvento, sento il bisogno di fermarmi e recitare l’Ave Maria. In quella preghiera ritrovo la forza di Maria, che ha visto suo figlio essere “disprezzato nella sua patria”, eppure è rimasta ai piedi della Croce con fede incrollabile.
Non voglio che Gesù si “meravigli della mia incredulità”. Voglio invece che si meravigli della nostra capacità di fidarci di Lui, nonostante tutto. La presenza di Eugenio è ancora oggi per me quel segno quotidiano che mi spinge a credere che Dio abita anche nel silenzio e nelle pieghe più difficili della nostra esistenza. Lui è il mio rifugio e, proprio come dice il Salmo, ci circonda con canti di liberazione.
LE PAROLE DEI PAPI
«Perché i compaesani di Gesù non lo riconoscono? Perché hanno la pretesa di conoscere già tutto di Lui. La conoscenza superficiale impedisce la vera rivelazione. Essi cercano un Dio spettacolare, un Messia potente, e non sanno accogliere l’umiltà di Dio che si fa carne nel figlio di un falegname. La fede invece è umiltà: è lasciarsi sorprendere da Dio che parla attraverso le persone semplici e le situazioni ordinarie della vita.» (Papa Francesco – Angelus, 4 luglio 2021)





