«Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui»: la solennità della Santissima Trinità e la vertigine di un amore che accoglie e rigenera nel Vangelo del giorno 31 maggio 2026.
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito»: il mistero d’amore della Santissima Trinità che salva l’umanità nel Vangelo del giorno 31 maggio 2026.
Santissima Trinità, solennità
- S. Felice da Nicosia religioso O.F.M. Cap. (1715-1787)
- S. Camilla Battista Varano badessa (1458-1524)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso.
Dal libro dell’Èsodo
Es 34,4b-6.8-9
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore.
Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervíce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dn 3,52-56
R. A te la lode e la gloria nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri. R.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo. R.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso. R.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno. R.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini. R.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo. R.
Seconda Lettura
La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
2Cor 13,11-13
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene. (Cf. Ap 1,8)
Alleluia.
Vangelo di oggi 31 maggio 2026
Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Parola del Signore.
Si dice il Credo.
Meditazione e Riflessione
Nella Solennità della Santissima Trinità, la liturgia ci offre uno dei passi più densi e commoventi dell’intero Nuovo Testamento, tratto dal dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo. Le parole di Giovanni (3,16-18) costituiscono il cuore pulsante della rivelazione cristiana: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
Questo versetto scardina l’antica e distorta immagine di una divinità distante, gelosa o punitiva. Il Dio di Gesù Cristo non è una solitudine eterna, ma una comunione infinita di Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo) la cui essenza intima è l’Amore, un Amore così sovrabbondante da non poter rimanere chiuso in se stesso, ma che si espande fino a farsi dono totale per le sue creature.
Il brano prosegue chiarendo l’intenzione profonda di questo dono: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Il Padre non si pone di fronte all’umanità come un giudice severo pronto a emettere sentenze, ma come un medico pietoso che offre la cura. La condanna, allora, non è un atto arbitrario di Dio, ma la tragica conseguenza delle libere scelte dell’uomo: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Rifiutare la Luce significa scegliere deliberatamente di rimanere nelle proprie tenebre. La Trinità non è un teorema astratto da comprendere con la mente, ma una casa accogliente in cui entrare, un abbraccio divino che attira l’anima a partecipare alla stessa vita di Dio attraverso la fede nel Figlio.
Pensieri dei Papi
- Papa Francesco: «La Trinità non è il prodotto di ragionamenti umani, ma il volto con cui Dio si è rivelato a noi, camminando con l’umanità nel Figlio e nello Spirito Santo. Questo Vangelo ci ricorda che l’essenza di Dio è l’Amore: un Amore che non condanna, ma che si fa vicino, che assume la nostra carne per salvarci dalle nostre solitudini. Quando facciamo il segno della croce, noi professiamo proprio questo legame profondo: siamo immersi nell’amore del Padre, redenti dal Figlio e costantemente guidati dal soffio vitale dello Spirito.»
- Papa Leone XIII: «Il mistero dell’Augustissima Trinità è la sorgente primaria da cui scaturiscono tutti gli altri misteri della nostra fede e i doni immensi della Redenzione. Nella donazione del Figlio Unigenito contempliamo l’immensità della carità del Padre che adotta l’uomo come figlio. Lo Spirito Santo, che è l’amore mutuo del Padre e del Figlio, infonde nei nostri cuori la grazia che ci unisce a questa comunione divina. Nessun intelletto umano può esaurire questa verità, ma l’anima fedele vi trova la pace e il fine ultimo di tutta l’esistenza.»
- Papa Benedetto XVI: «L’universo intero porta l’impronta del Dio Trino che è Amore. Le parole di san Giovanni a Nicodemo ci mostrano che la Trinità è una dinamica di dono reciproco e totale. Il Padre dona il Figlio, il Figlio offre se stesso sulla croce e lo Spirito unisce e diffonde questa carità nel mondo. Credere nella Trinità significa allora rifiutare l’individualismo egoistico per riscoprire che l’uomo realizza pienamente se stesso solo nell’apertura all’altro, nella relazione e nel dono sincero di sé, sull’esempio della comunione divina.»





