Le radicali condizioni della sequela, il senso profondo della croce e la ricompensa dell’accoglienza nel Vangelo del giorno 28 Giugno 2026.
«Chi non prende la propria croce non è degno di me»: Gesù ci invita a rimettere ordine negli affetti e a scoprire la logica del dono totale di sé nel Vangelo del giorno 28 Giugno 2026.
- S. Irénée (Ireneo) di Lione (F)vescovo (135/140-202/203)
- B. Maria Pia Mastenavergine e fondatrice (1881-1951)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.
Dal secondo libro dei Re
2Re 4,8-11.14-16a
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: “Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare”.
Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò. Eliseo chiese a Giezi il suo servo: “Che cosa si può fare per questa donna?”. Il servo disse: “Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio”. Eliseo disse: “Chiamala!”. La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: “L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio”.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 88 (89)
R. Canterò per sempre l’amore del Signore.
Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.
Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R.
Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R.
Seconda Lettura
Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui: camminiamo in una vita nuova.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 6,3-4.8-11
Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;
proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato
dalle tenebre all’ammirabile sua luce. (Cf. 1Pt 2,9)
Alleluia.
Vangelo di oggi 28 giugno 2026
Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
Parola del Signore.

Si dice il Credo.
Meditazione e Riflessione
Il brano del Vangelo secondo Matteo di questa domenica (Mt 10,37-42) rappresenta la conclusione del drammatico “Discorso Missionario”. Gesù si rivolge ai suoi apostoli parlando con una franchezza assoluta, delineando le esigenze radicali che caratterizzano la vita di chi decide di mettersi alla sua sequela. Non si tratta di un invito opzionale o di un compromesso superficiale, ma di una vera e propria ristrutturazione del cuore.
La prima richiesta riguarda il primato degli affetti: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me». Gesù non sta chiedendo di disprezzare i legami familiari, che la Scrittura stessa comanda di onorare, ma esige il primo posto. L’amore per Lui deve essere la sorgente e la misura di ogni altro amore. Quando i legami di sangue diventano un ostacolo alla fedeltà evangelica o alla verità, il discepolo è chiamato a scegliere Cristo senza esitazioni.
Subito dopo, l’evangelista introduce per la prima volta nel Vangelo di Matteo il termine “croce”: «Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me». Per gli ascoltatori dell’epoca, la croce non era un simbolo religioso o una metafora spirituale, ma la cruda e infame realtà della condanna romana, sinonimo di totale espropriazione di sé ed emarginazione.
Prendere la croce significa accettare le conseguenze della fedeltà al Vangelo, portando ogni giorno il peso della propria responsabilità e della testimonianza, anche quando costa rifiuto o sofferenza. Da qui nasce il paradosso pasquale: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». La vita si possiede davvero solo quando si ha il coraggio di donarla.
Il discorso si chiude con una nota di grande consolazione legata al tema dell’accoglienza: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». Gesù si immedesima totalmente nei suoi inviati. Ogni piccolo gesto d’amore compiuto verso coloro che testimoniano il Regno, fosse anche solo «un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli», ha un valore immenso agli occhi di Dio e non resterà privo della sua ricompensa eterna.
Pensieri dei Papi
- Papa Francesco: «Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi sono esigenti, ma non dobbiamo averne paura. Quando ci chiede di amarlo più dei nostri affetti più cari, non vuole toglierci l’amore, ma purificarlo. Solo se amiamo il Signore al di sopra di tutto siamo capaci di amare veramente i nostri genitori e i nostri figli, senza possederli o proiettare su di loro i nostri egoismi. E poi ci parla della croce. Portare la croce non significa cercare il dolore, ma accogliere con amore i doveri quotidiani, la stanchezza, le prove della vita, sapendo che non siamo soli. Anche il più piccolo gesto, come dare un bicchiere d’acqua con amore, diventa un segno del Regno che avanza in mezzo a noi.»
- Papa Benedetto XVI: «La radicalità della sequela cristiana che Matteo ci propone in questa giornata risiede nel mistero della persona di Gesù. Solo perché Egli è il Figlio di Dio fatto uomo può chiedere una totalità d’amore che spetta unicamente all’Altissimo. La croce che il discepolo deve prendere sulle spalle è la conformazione a Cristo: è il cammino dell’amore che si dona fino alla fine, accettando il rifiuto del mondo. Perdere la vita per causa Sua significa uscire dall’illusione dell’autosufficienza per ritrovare se stessi nella comunione con Dio. Questa scelta non impoverisce l’esistenza, ma la spalanca alla vera gioia e all’eternità.»
- Papa Giovanni Paolo II: «In questa giornata, la parola del Maestro risuona come un forte appello all’eroismo della fede quotidiana. In una società che esalta il benessere, il possesso e la ricerca del proprio interesse a scapito degli altri, il Vangelo ci ricorda che la vita si realizza solo nel dono di sé. Non abbiate paura di spendere la vostra giovinezza e la vostra vita per Cristo! La croce quotidiana non è un giogo di condanna, ma lo strumento della vera libertà interiore. Accogliere i piccoli, i poveri, i testimoni del Vangelo significa aprire la porta di casa a Cristo stesso, sperimentando fin d’ora la sovrabbondanza della ricompensa divina.»





