«Le mie pecore ascoltano la mia voce»: conoscere il pastore e non andare mai perduti nel Vangelo del giorno 28 aprile 2026.
«Io e il Padre siamo una cosa sola»: il mistero dell’unità e della sicurezza nelle mani di Gesù nel Vangelo del giorno 28 aprile 2026.
Martedì della IV settimana di Pasqua
- S. Louis-Marie Grignion de Montfort sac. e fond. (1673-1716)
- S. Gianna Beretta Molla sposa, madre, medico (1922-1962)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore.
Dagli Atti degli Apostoli
At 11,19-26
In quei giorni, quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore.
E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore.
Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 86 (87)
R. Genti tutte, lodate il Signore.
Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.
Di te si dicono cose gloriose,
città di Dio! R.
Iscriverò Raab e Babilonia
fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia:
là costui è nato.
Si dirà di Sion:
«L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda». R.
Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.
Vangelo di oggi 28 aprile 2026
Io e il Padre siamo una cosa sola.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,22-30
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Parola del Signore.
Meditazione e Riflessione
Il brano di Giovanni (10,22-30) ci porta a Gerusalemme, durante la festa della Dedicazione. Gesù cammina nel tempio, circondato dai Giudei che, con insistenza, gli chiedono di dichiarare apertamente se Egli è il Cristo. La risposta di Gesù non è una semplice affermazione di identità, ma un invito a guardare alle sue opere e alla relazione che ha con coloro che lo seguono. “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me”.
La meditazione di oggi si focalizza sull’ascolto e sull’appartenenza. Gesù spiega che chi non crede non fa parte del suo gregge: “Voi non credete perché non siete delle mie pecore”. Ma chi gli appartiene ha caratteristiche precise: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”.
La fede non è un assenso intellettuale a una dottrina, ma è una relazione viva di ascolto e di sequela. Conoscere Gesù significa entrare in una comunione d’amore che Egli definisce reciproca: Egli ci conosce per nome e noi conosciamo la Sua voce. La promessa che accompagna questa appartenenza è immensa: “Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano”.
La nostra sicurezza non risiede nelle nostre forze, ma nella mano potente di Gesù, una mano che è una cosa sola con quella del Padre: “Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”. Questa unità perfetta tra il Figlio e il Padre è il fondamento della nostra salvezza e della nostra pace.

Pensieri dei Papi
- Papa Francesco: “Il pastore che conosce per nome le sue pecore ci dice che non siamo numeri, ma figli amati. Egli ci guida fuori dai nostri recinti di paura e di egoismo per portarci verso orizzonti di libertà e di amore. Conoscere Gesù significa ascoltare la Sua voce e seguirlo, non con la logica della forza, ma dell’amore. Dar la vita significa non tenersi nulla per sé, ma fare della propria esistenza un dono. L’unità del gregge si costruisce solo attraverso la carità sacrificale, seguendo l’esempio di Cristo.”
- Benedetto XVI: “In un mondo pieno di voci, è vitale imparare a riconoscere la voce del Buon Pastore. La Sua Parola è la Verità che ci libera. Egli è la porta aperta che ci introduce nel mistero dell’amore del Padre. Chi si affida a Lui non andrà mai perduto, perché è protetto da un amore che non conosce fine. L’Ascensione non è una lontananza spaziale, ma l’inizio di una nuova vicinanza. Gesù è ora presente in modo universale. Andare e proclamare significa rendere visibile questa presenza attraverso la carità e la verità.”
- San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura di ascoltare il Pastore che vi chiama! Egli conosce le vostre fatiche, le vostre gioie e i vostri dolori. Seguirlo significa camminare verso la vera Patria. L’Eucaristia è il dono più grande, il pascolo dove Egli continua a nutrirci di Se stesso, pegno della vita eterna. Chi si nutre di Cristo può avere la forza di testimoniare l’amore in un mondo affamato di speranza. Chi mangia di questo Pane, vivrà in eterno.”





