«Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrificio", non avreste condannato persone senza colpa»: Gesù svela il vero cuore della Legge nel Vangelo del giorno 17 Luglio 2026.
Il primato della misericordia sul sabato e la rivelazione di Cristo come «Signore del sabato» nel Vangelo del giorno 17 Luglio 2026.
Venerdì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
- S. Marcellina vergine, sorella di S. Ambrogio (327-397)
- S. Jadwiga (Edvige) regina di Polonia (1374-1399)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 38,1-6.21-22.7-8
In quei giorni Ezechìa si ammalò mortalmente. Il profeta Isaìa, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: «Così dice il Signore: “Da’ disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai”».
Ezechìa allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: «Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi». Ed Ezechìa fece un gran pianto.
Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaìa dicendo: «Va’ e riferisci a Ezechìa: “Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d’Assiria; proteggerò questa città”».
Isaìa disse: «Si vada a prendere un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà». Ezechìa disse: «Qual è il segno che salirò al tempio del Signore?». «Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto. Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l’ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull’orologio di Acaz». E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Is 38,10-12.16
R. Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.
Io dicevo: «A metà dei miei giorni me ne vado,
sono trattenuto alle porte degli inferi
per il resto dei miei anni». R.
Dicevo: «Non vedrò più il Signore
sulla terra dei viventi,
non guarderò più nessuno
fra gli abitanti del mondo. R.
La mia dimora è stata divelta e gettata lontano da me,
come una tenda di pastori.
Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,
mi hai tagliato dalla trama. R.
Il Signore è su di loro: essi vivranno.
Tutto ciò che è in loro
è vita del suo spirito.
Guariscimi e rendimi la vita». R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.
Vangelo di oggi 17 luglio 2026
Il Figlio dell’uomo è signore del sabato.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 12,1-8
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti.
O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Parola del Signore.
Meditazione e Riflessione
Il brano del Vangelo secondo Matteo di oggi (Mt 12,1-8) ci porta nel cuore di una accesa controversia sul significato del sabato. Gesù e i Suoi discepoli attraversano un campo di grano di sabato. Affamati, i discepoli iniziano a cogliere e mangiare le spighe. Questo gesto, per i farisei, è una flagrante violazione del riposo sabatico, che vietava la “mietitura” anche in forme così minimali. L’accusa che rivolgono a Gesù non è contro l’atto del mangiare in sé, ma contro il farequalcosa di sabato: «Ecco, i tuoi discepoli fanno quello che non è lecito fare di sabato».
Gesù risponde smascherando il legalismo cieco dei Suoi oppositori e conducendoli alla vera intenzione della Legge. Egli usa due argomenti biblici. Anzitutto, cita l’esempio di Davide, il re consacrato, che, fuggendo per salvarsi, entrò nella casa di Dio con i suoi compagni affamati e mangiò i «pani dell’offerta», un cibo che, secondo la Torah, era riservato esclusivamente ai sacerdoti. La necessità vitale di un uomo — specialmente di un consacrato — prevale su una prescrizione rituale. In secondo luogo, Gesù fa riferimento alla prassi dei sacerdoti stessi, che «di sabato nel tempio violano il sabato» compiendo tutti i lavori necessari per i sacrifici, eppure non sono colpevoli.
Il testo culmina in due affermazioni di straordinaria potenza. Gesù rivela Se stesso dicendo: «Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio». Egli è la vera Dimora della gloria di Dio, il centro del culto. E, citando il profeta Osea, svela il criterio fondamentale per leggere tutta la Scrittura: «Misericordia io voglio e non sacrificio».
Dio non si compiace dei rituali esteri se questi soffocano l’amore, l’accoglienza e la compassione verso il prossimo. Se avessero compreso questo,dice Gesù, non avrebbero condannato i discepoli innocenti. Il sabato è fatto per l’uomo, per il suo ristoro e la sua comunione con Dio, non l’uomo per il sabato. Per questo, Gesù proclama il Suo primato assoluto: «Perché il Figlio dell’uomo è Signore del sabato».
Pensieri dei Papi
- Papa Francesco: «Cari fratelli e sorelle, oggi Gesù ci mette in guardia dal “legalismo”, da quella mentalità che si chiude nei precetti esterni e dimentica il cuore della Legge, che è la carità. Il Signore non ci chiede di essere degli “impiegati dei comandamenti”, ma dei discepoli innamorati. I discepoli che colgonole spighe avevano fame. Gesù li difende perché la fame di un uomo ha la priorità su una regola rituale. Ricordiamoci sempre la frase chiave: “Misericordia io voglio, e non sacrificio”. Dio non ama il formalismo vuoto, Egli cerca un cuore che sappia commuoversi di fronte al bisogno del fratello, anche di sabato, anche quando non è “comodo”.»
- Papa Benedetto XVI: «Nel Vangelo odierno, Cristo rivela il vero senso del sabato come giorno del ristoro di Dio e dell’alleanza. Egli non abolisce il sabato, ma lo compie proclamando la priorità dell’amore misericordioso. Davide, pur non essendo sacerdote, mangia i pani sacri perché la sua necessità vitale lo rende “sacerdote” del suo stesso bisogno. Gesù, che è “Signore del sabato”, ci insegna che il riposo settimanale è un dono per coltivare la relazione con Dio e con gli altri. La misericordia non è un’eccezione alla Legge, ma l’ermeneutica corretta per interpretare la Volontà divina, che vuole la vita e la gioia dell’uomo.»
- Papa Giovanni Paolo II: «”Misericordia io voglio, e non sacrificio”. Queste parole del profeta Osea, citate da Gesù, sono fondamentali per la nostra fede. Esse ci dicono che il vero culto che Dio gradisce non è la moltiplicazione dei riti esteri, se questi restano sterili nell’amore. Il sacrificio più autentico è la nostra conversione interiore, la nostra capacità di amare. Cristo si presenta come Colui che è “più grande del tempio”, il centro del nuovo ed eterno culto. Il riposo sabatico, alla luce del mistero pasquale, diventa il Giorno del Signore, in cui siamo chiamati a celebrare il dono della libertà e a testimoniare la carità.»





