Ti ho perso di vista! Da dove ripartire in una relazione?
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3 Aprile 2026
Da non perdere:bambine bagnano piantine Irroriamo di speranza le nostre radici20210316 220357 Fragilità

Ti ho perso di vista! Da dove ripartire in una relazione?

Commento al Vangelo del 3 aprile 2026

Venerdì Santo

Il legno della croce al quale erano state confitte le membra del morente,
diventò la cattedra del maestro che insegna

Il racconto della passione nel Vangelo di Giovanni comincia e finisce con la stessa immagine: quella del giardino. Il giardino evoca l’amicizia e richiama il giardino della creazione, il luogo in cui Dio collocò l’uomo dopo averlo creato, quel giardino che Adamo è invitato a coltivare e a custodire.

Ora proprio nella passione tutto sembra accadere all’interno di questo giardino: il tradimento e la sepoltura e, più avanti, anche la risurrezione.

Entrare nella passione di Gesù vuol dire allora chiederci: come sto vivendo la mia relazione con Gesù? Questo racconto infatti riguarda prima di tutto me, la mia vita e la mia conversione.

In questo giardino sentiamo infatti di nuovo quella domanda che aveva aperto il Vangelo di Giovanni: chi cercate? È la domanda che Gesù aveva rivolto ai primi discepoli. Ora, nel tempo della passione, quando la presenza di Dio è meno evidente, più nascosta, il Signore torna a chiederti chi stai cercando?

Può darsi che in questo giardino io mi ritrovi come Giuda, discepolo stanco che ha deciso di seguire la sua strada. È stanco di aspettare i tempi di Dio, non condivide il modo di agire di Gesù. Giuda conosceva quel luogo, conosce il giardino, ha fatto l’esperienza dell’amicizia, ma adesso ha deciso di andarsene.

Forse mi ritrovo come Pietro, timoroso e spaventato. Pensavo, forse proprio come lui, di poter contare sulle mie forze, pensavo che ce l’avrei fatta sempre, pensavo di poter affrontare ogni difficoltà. E invece mi ritrovo addirittura a mentire per paura, non mi voglio compromettere. Forse come Pietro mi sono avvicinato al fuoco per scaldarmi e invece mi sono ritrovato svelato, scoperto. Sono venuto fuori con tutta la mia debolezza.

Forse sto vivendo l’esperienza di Pilato: non riesco a compromettermi. Sono indeciso. Ho paura delle conseguenze, ho paura di perdere il consenso. Voglio difendere la mia immagine. Non voglio ritrovarmi dalla parte sbagliata. Ho paura di essere criticato. E allora cerco di mettere a dormire la coscienza. Scarico le mie responsabilità su qualcuno più debole che ne paghi le conseguenze.

Può darsi che mi ritrovi come Bar-abba, figlio del padre, salvato senza merito, che non capisce neanche come sia potuto succedere. Sono un brigante, anch’io ne ho fatte di tutti i colori, eppure mi ritrovo vivo, perdonato, amato. Immeritatamente.

Ma potrei ritrovarmi anche a essere come uno dei soldati che si dividono le vesti di Gesù e tirano a sorte sulla sua tunica: se quelle vesti sono l’immagine della Chiesa, può darsi che io sia tra coloro che portano divisione o che cercano di fare affari per mezzo della Chiesa.

Dentro questa relazione, nonostante tutto, Gesù continua a farmi regali, fino alla fine. E mi regala le cose più importanti. Mi dona prima di tutto sua madre, affinché diventi mia madre. Sono io il discepolo amato, che Gesù affida a Maria. Sono io il discepolo amato a cui Gesù affida sua madre, affinché la custodisca nelle sue cose più care.

Ma forse in questa relazione, proprio in quel giardino, può darsi che stiamo ritrovando il coraggio per venire alla luce: come Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo. Entrambi discepoli di nascosto. Ora, proprio nel momento di dolore più profondo, nel buio dell’assenza e dell’incertezza, decidono di venire fuori. Hanno trovato la luce anche se è notte.

  • Entrando nella passione, quale discepolo ho scoperto di essere?
  • Qual è il cammino di conversione che oggi si apre davanti a me?

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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