Sentirsi belli nello sguardo di Dio

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Sentirsi belli nello sguardo di Dio

commento al Vangelo di Mt 18,21-19,1, a cura di Daniele Ferron SJ

Nella pietà che non cede al rancore,
Madre, ho imparato l’amore.

Fabrizio De André

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Mt 18,21-19,1)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”.

Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Mi lascio ispirare

La parabola che il Signore racconta nasce da una domanda di Pietro: quante volte devo perdonare a mio fratello quando mi fa un torto? Pietro azzarda anche una proposta: sette volte. È tanto o è poco? Forse per qualcuno è tanto, altri osserveranno che dipende dal tipo di torto. Altri ancora che vivono magari relazioni difficili faranno un sorriso pensando a quante volte hanno portato pazienza in certe situazioni.

Gesù nel rispondere a Pietro sposta però il fulcro del ragionamento: il perdono non è questione di quantità (sia nel senso di numero di volte, sia nel senso di quanto grave è il torto). Il perdono è questione di gratuità, non si quantifica. Settanta volte sette è proprio una cifra paradossale che vuole indicare come Gesù ci inviti a un perdono senza misura. E proprio qui forse sta anche la difficoltà, perché come è possibile all’uomo un perdono tanto grande? In termini solo umani, solo con le nostre forze, non è possibile.

Gesù ci dice che noi siamo già perdonati, da Dio, e di un perdono infinito, che non ha confini. Il Padre rimette a noi i debiti, perché così li rimettiamo ai nostri debitori. È un concetto semplice e tremendamente difficile, però è proprio vero: possiamo perdonare solo se siamo perdonati.

Chi si sente perdonato da Dio si accorge di essere guardato con uno sguardo diverso, che non lo riduce solo ai suoi errori, limiti e peccati. Uno sguardo che apre orizzonti e possibilità nuove. Io non sono il mio peccato, e mi accorgo di ciò perché Qualcuno di più grande mi guarda e mi fa sentire bello. Certo: mi sento guardato e mi sento bello. Non vedo più solo il mio male, ma mi accorgo che il buono che c’è è più grande.

Daniele Ferron SJ

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

Cosa mi aiuta a pensare al perdono di Dio come un sentirsi guardati con occhi diversi?

In quali delle mie relazioni è importante che entri il perdono?

Quando ho vissuto esperienze autentiche di perdono, dato o ricevuto?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

(fonte © GET UP AND WALK)


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