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Lavori in corso: mettere mano alle macerie della propria vita

Commento al Vangelo del 10 dicembre 2023

Seconda domenica di Avvento – anno B

Eccellente lucerna [Giovanni Battista]:
giustamente se ne fuggì al di sotto di una pietra
per non essere spenta dal vento della superbia

Sant’AgostinoDiscorso 293/D,1

Situazioni di esilio

Quando ce ne siamo andati da una relazione, magari sbattendo la porta, è difficile ritornarvi, quando ci sembra che la vita ci stia sfuggendo di mano, è complicato riprendere le redini della propria esistenza, quando in una situazione non ci si sente più a proprio agio, è impegnativo rimanerci, quando la relazione con Dio si spegne, sembra impensabile poterla ritrovare.

Sono tutte situazioni che potremmo chiamare di esilio, usando l’immagine adoperata dal libro del profeta Isaia. Più precisamente si tratta dell’immagine con cui si apre quello che viene chiamato il libretto della consolazione, scritto proprio per coloro che stavano per tornare nella loro terra, dopo la tragedia della deportazione babilonese, ma che adesso sono preoccupati di quello che potrebbero trovare tornando nel loro paese. Effettivamente troveranno solo macerie, come troveranno macerie forse un giorno i popoli che ora sono in guerra.

Anche la nostra vita a volte sembra bombardata, per questo rinunciamo a guardarla e non vogliamo più ritornarci. Ci condanniamo a vivere per sempre in esilio, lontani da noi stessi, lasciando perdere qualsiasi opera di ricostruzione. A volte quell’esilio è stata una condanna, a volte ce ne siamo voluti andare di nostra iniziativa, a volte è semplicemente capitato: le cose sono andate così.

È proprio su questa situazione così frequente per tutti noi che Dio vuole dire una parola di consolazione. In questo popolo in marcia ci siamo tutti noi, ciascuno con il suo esilio. Il Signore ci conduce come un gregge dove c’è un po’ di tutto, ci sono gli agnellini e le pecore madri, ci sono le capre malate e i montoni arrabbiati. Il Signore vuole riportarci tutti nella nostra terra.

Venirsi incontro

Proprio come uno che non vede l’ora di incontrarci, il Signore ci viene incontro. L’immagine di Isaia sembra descrivere infatti un duplice cammino: da una parte è il popolo che deve tornare, ma dall’altra è il Signore stesso che gli va incontro, proprio come nella parabola del padre misericordioso, dove non è solo il figlio che torna, ma anche il padre che corre ad abbracciarlo.

Così, mentre camminiamo per tornare, possiamo anche lavorare per preparare la strada al Signore che ci viene incontro. Si tratta di spianare la strada nella steppa, perché se la vegetazione continua a crescere non si riconosce più il sentiero e non ci si vede più. Nelle relazioni succede propri così: ci si lascia andare al tempo, non si interviene, non si fa nessuna manutenzione, e alla fine non ci si vede più, non c’è più un sentiero sul quale incontrarsi.

Occorre riempire le valli, perché altrimenti sprofondiamo nei nostri pensieri tristi e desolati, ci abbattiamo, precipitiamo, e poi è difficile risalire dai nostri abissi. Si riempiono le valli con pensieri di bene, guardando anche alle cose positive, nutrendo il cuore con la gioia per il Signore che viene.

Bisogna poi abbassare i monti e i colli del nostro orgoglio e della nostra superbia, quei monti e quei colli che ci impediscono di guardare l’orizzonte, perché ci inducono a ripiegarci su noi stessi. È necessario sistemare il terreno accidentato dei nostri pensieri, altrimenti si scivola e ci facciamo male, meglio costruire strade appianate invece di elaborare ragionamenti contorti.

Raccontare un incontro

Attraverso questa opera di ricostruzione saremo finalmente capaci di vedere la gloria di Dio, cioè la sua presenza fino a diventare sentinelle che annunciano l’esperienza di questo incontro.

Questa è la buona notizia, il vangelo di cui Marco parla all’inizio del suo racconto: si può sempre tornare dall’esilio, Dio ci viene sempre incontro, si può sempre ricominciare.

Un nuovo inizio

Inizio infatti è la prima parola del vangelo di Marco, in greco archè, che vuol dire anche motivo, ragione, causa. Cristo stesso è per Marco la buona notizia, perché in lui e grazie a lui un nuovo inizio è sempre possibile. Ogni inizio è un primo passo e bisogna cominciare da qualche parte: il battesimo è il segno concreto di un cambiamento, è un’immersione nella morte per lasciare tutto quello che non ci fa vivere. Il battesimo è l’immagine di una nuova nascita, c’è un grembo che ci ridà vita.

Nel testo di Marco tutto ci parla di un nuovo inizio: Giovanni Battista ci ricorda con il suo vestito di pelli l’inizio della creazione, quando Adamo viene rivestito così dopo il peccato. Il Giordano è per ogni ebreo l’immagine della soglia, attraversando la quale, il popolo era entrato nella terra promessa.

La Chiesa, annunciando il Vangelo, continua a predicare oggi la possibilità di un nuovo inizio. Anche quando te ne sei andato da tanto tempo, anche quando non vedi più la possibilità di tornare, anche quando ti vergogni, anche quando ti aspetti di trovare solo macerie, non mollare, mettiti in cammino, perché mentre sei sulla strada, il Signore sta già venendo verso di te.

  • Cosa puoi fare concretamente nella tua vita per preparare la via al Signore che ti viene incontro?
  • Qual è il primo passo da cui puoi ricominciare?

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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