San Luca Evangelista, medico, patrono degli artisti
San Luca è, dei Santi Evangelisti, il più fine descrittore delle psicologie, e deve probabilmente la sua fama di Santo pittore proprio a questa caratteristica. La sua festa cade il 18 ottobre.
Il “dottore gentile”
Di San Luca, l’autore del Terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli, parla San Paolo nella Lettera ai Colossesi definendolo “Luca, il caro medico” (Col 4, 14).
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Secondo lo storico Eusebio, era nato ad Antiochia di Siria ed era un Gentile: Paolo infatti, sempre nella Lettera ai Colossesi, parla dei suoi compagni e nomina prima “quelli venuti dalla circoncisione”, cioè gli Ebrei, senza includervi Luca (Col 4, 10-11).
Inoltre, nel suo Vangelo, Luca dimostra una particolare sensibilità riguardo all’evangelizzazione dei Gentili. È lui a raccontare la parabola del Buon Samaritano, è lui a citare l’apprezzamento di Gesù per la fede della vedova di Zarepta, di Naaman il Siro e del Samaritano lebbroso, l’unico che torna ad esprimere la sua gratitudine per essere stato guarito.
Accanto a Paolo
Non sappiamo nulla delle circostanze della conversione di Luca, ma dagli Atti degli Apostoli possiamo dedurre quando Luca si unì a Paolo.
Fino al sedicesimo capitolo, infatti, gli Atti vengono raccontati in terza persona, ma ad un tratto, subito dopo la visione di Paolo di un Macedone che lo supplica di raggiungerli e di aiutarli (Atti 16, 9), si passa alla prima persona plurale: “subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore” (Atti 16, 10).
Dunque Luca accompagnò Paolo nel 51 a Samotracia, Neapoli e Filippi. Poi c’è un nuovo passaggio alla terza persona, il che ci fa pensare che Luca non fosse stato arrestato con Paolo e che anzi fosse rimasto a Filippi dopo la partenza dell’amico. Sette anni dopo, Paolo tornò in quella regione e Luca, che al capitolo 20 riprende a narrare in prima persona plurale, si recò con lui a Mileto, Tiro, Cesarea e Gerusalemme.
Quando Paolo venne imprigionato a Roma nel 61, Luca gli restò accanto, come dimostrano le lettere di Paolo a Filemone e a Timoteo: dopo che tutti l’avevano abbandonato, nella fase finale della prigionia, Paolo scrisse infatti a Timoteo: “Solo Luca è con me” (2 Timoteo 4, 11).
L’Evangelista della Misericordia
È possibile percepire la caratteristica più originale del Vangelo di Luca grazie ai sei miracoli e alle diciotto parabole che non troviamo negli altri Vangeli.
C’è in lui un’attenzione particolare per i poveri e per le vittime dell’ingiustizia, per i peccatori pentiti accolti dal perdono e dalla misericordia di Dio: è lui a raccontare di Lazzaro e del ricco Epulone, è lui a parlare del Figlio prodigo e del Padre misericordioso che lo riaccoglie a braccia aperte, è lui a descrivere la peccatrice perdonata che lava i piedi di Gesù con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli, è lui a citare le parole di Maria nel Magnificat quando ella proclama che Dio “ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1,52-53).
Accanto a Maria
Il rapporto particolare con Maria è l’altra caratteristica principale del Vangelo di Luca.
Grazie a lui e, possiamo immaginare, grazie al racconto diretto che gli fece Maria, conosciamo le parole dell’Annunciazione, della Visita ad Elisabetta e del Magnificat, grazie a lui conosciamo i particolari della Presentazione al Tempio e il fine ritratto dell’angoscia di Maria e Giuseppe che non riescono a trovare il dodicenne Gesù.
È probabilmente a questa sensibilità narrativa e descrittiva che si deve la tradizione, anche iconografica, che Luca fosse un pittore.
Le notizie riguardanti la sua morte sono incerte: alcune fonti parlano del suo martirio, altre dicono che visse fino a tarda età; la tradizione più antica narra che morì in Beozia ad 84 anni dopo essersi stabilito in Grecia per scrivere il suo Vangelo.

fonte © Vatican News – Dicasterium pro Communicatione



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