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Viaggi nel temp(i)o

commento al Vangelo di oggi di Gv 2,13-22, a cura di Marco Ruggiero

Domani partirai,
non ti posso accompagnare,
sarai sola nel viaggio,
io non posso venire.
Il tempo sarà lungo
e la tua strada incerta,
il calore del mio amore
sarà la tua coperta.

Fiorella Mannoia, In viaggio

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2,13-22
 
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore.

Mi lascio ispirare

La Parola di oggi ci fa fare un viaggio nel tempio e anche un poʼ nel tempo. Gesù è a Gerusalemme quando, come ogni anno alla festa di Pasqua, il capofamiglia doveva offrire un sacrificio (per questo la vendita di pecore e buoi) e dare unʼofferta con la moneta giudaica per il mantenimento del Tempio. I cambiamonete erano lì perché Israele era sotto il dominio di Roma e quindi circolava solo la moneta romana. Tuttavia, questi chiedevano un cambio molto alto; erano, cioè, consumati dalla corruzione, quindi in lenta distruzione di sé – di contro alla lenta costruzione materiale del tempio.

Oggi siamo invitati a fare un salto in avanti nella nostra vita di fede. Probabilmente con la mente accettiamo che Gesù è il Figlio di Dio, con lʼintelletto comprendiamo, in qualche modo, che è il Messia, il Salvatore, crediamo formalmente nella sua morte e risurrezione, e così via. Ma abbiamo davvero aperto il nostro cuore per accoglierlo come Signore della nostra vita?

Il passaggio – questo significa «pasqua» – a cui siamo chiamati, come i discepoli alla risurrezione di Gesù, è quello da una vita banalmente religiosa in cui ci affanniamo per portare qualcosa a Dio per ricevere in cambio dei segni a una vita di fede che procede verso Dio a mani vuote, riconoscendoci poveri e quindi capaci di accogliere in semplicità il suo infinito amore per noi.

Solo così saremo capaci di riparare la nostra vita e passare da corrotti a curati nel nostro rapporto con Dio, con noi stessi, con i fratelli.

Marco Ruggiero

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