Preghierina del 3 febbraio 2026
Il tocco della Fede: oltre il fango, oltre la guerra
Cari amici, chiudiamo questa giornata con l’immagine bellissima di una donna emorroissa che, nel mezzo della folla, allunga la mano per sfiorare anche solo un lembo del mantello di Gesù. E poi, poco dopo, Gesù che prende per mano una bambina che tutti credevano perduta e le dice: “Talità kum”, cioè “Fanciulla, io ti dico: alzati!”. Sono gesti di una tenerezza infinita, gesti che ci dicono che Dio non è lontano, ma è qui, pronto a farsi toccare dal nostro dolore e a prenderci per mano quando cadiamo.
1. La fede che attraversa la folla del dolore
Quella donna soffriva da dodici anni. Aveva speso tutto senza trovare rimedio. Quante volte ci sentiamo così? Quante volte la comunità di Niscemi, si sente svuotata, esausta di fronte a una natura che sembra aver perso il suo equilibrio? Il fango che entra nelle case è come quell’emorragia del Vangelo: sembra portarsi via la forza vitale, la sicurezza, il frutto di una vita di fatiche.
Eppure, in quel fango, c’è chi allunga la mano. La fede non è un’assicurazione contro le tempeste, ma è la forza di allungare la mano verso il Signore proprio quando ci sentiamo affogare. Eugenio è stato il maestro di questo “tocco”. Nonostante la sua battaglia fosse dura e lunga, lui non ha mai smesso di cercare il lembo del mantello di Gesù. Lo ha cercato nella preghiera, nell’Eucaristia, nel sorriso dei suoi cari. E ogni volta che lo toccava, la sua anima riceveva una forza che non era di questo mondo. Una forza che ancora oggi ci dice: “Non aver paura, continua a sperare”.
2. Ali di pace su un mondo in fiamme
Mentre meditiamo sulla vita che rinasce, il nostro cuore non può non stringersi per le notizie che arrivano dai fronti di guerra. L’Ucraina, il Medio Oriente e tante altre terre sono oggi come quella fanciulla nel Vangelo: sembrano giacere senza vita, schiacciate dall’odio e dalla violenza. Se la pioggia ci spaventa, le bombe ci inorridiscono.
Chiediamo che la mano di Gesù possa toccare i cuori di pietra di chi ha il potere di fermare i conflitti. La guerra è la negazione del “Talità kum”: è dire all’altro “muori”, invece di “alzati”. Noi, che custodiamo il ricordo di un ragazzo che ha amato la vita più di ogni altra cosa, abbiamo il dovere morale di essere artigiani di pace. Ogni nostra parola di bontà, ogni preghiera fatta con fede, è una piccola ala d’angelo che si spiega sopra le trincee per invocare il ritorno della ragione e dell’umanità.


3. Eugenio: Il seme della Risurrezione
Gesù dice a Giàiro: “Non temere, soltanto abbi fede!”. Queste parole sembrano sussurrate oggi da Eugenio a ognuno di noi. Lui non è “addormentato” nel passato, ma è vivo nel presente di Dio. La sua vita ci insegna che il tocco di Gesù è eterno. Quando il Signore ci prende per mano, la morte non ha più l’ultima parola.
La nostra missione in questa settimana è quella di essere noi stessi “il mantello di Gesù” per gli altri. Essere coloro che si lasciano toccare da chi soffre, da chi ha perso la casa per il maltempo, da chi vive nel terrore della guerra. Dobbiamo essere mani che aiutano a rialzarsi, voci che incoraggiano, cuori che non si stancano di testimoniare che la vita è un dono immenso, fragile come un germoglio sotto la pioggia, ma prezioso come il paradiso.
Lasciamo che la luce di Eugenio, come un sole che buca le nuvole invernali, riscaldi le nostre intenzioni. Ricostruiamo la speranza, mattone dopo mattone, gesto dopo gesto, certi che quel “Alzati!” detto da Gesù è rivolto oggi a ciascuno di noi, alla nostra terra e a questo mondo che ha così tanto bisogno di pace.

Preghiera della Sera
Signore Gesù, Principe della Pace, mentre scende la sera e la nostra lampada brilla, Ti affidiamo il grido di chi soffre per la crudeltà delle guerre. Ti preghiamo per i governanti e per chi ha in mano il destino dei popoli: illumina le loro menti affinché scelgano il dialogo e non il conflitto.
Ti affidiamo ancora i nostri fratelli siciliani, in particolar modo la popolazione di Niscemi: che la ricostruzione delle loro case avvenga al più presto, e sia segno di una ricostruzione più grande, quella dell’umanità intera.
Eugenio, angelo di luce, tu che ora vedi la Pace vera, intercedi per noi. Fa’ che le tue ali proteggano chi non ha più un tetto, chi ha il cuore ferito dall’odio e chi cerca la forza per perdonare. Dacci la grazia di essere, nel nostro piccolo, costruttori di pace, riflettendo la Tua luce in un mondo che ha troppa sete d’amore.
Amen.





