Non mi riconosce: cronaca di una giornata da “ricordare”

Subito dopo queste stupende foto, che incornicia la nostra gioia, Eugenio ha avuto una crisi nervosa, vomito, e non mi riconosceva.

Chiedeva solo che gli stessi vicino.

Ma ripercorriamo passo dopo passo l’evolversi di questa giornata.

Fino alle 16 circa Eugenio ha dormito pacificamente nel camper, sotto gli alberi freschissimi del Gianicolo in Roma.

non mi riconosce
Eugenio dorme in camper PIO

Appena svegliatosi decidiamo tutti e 4 di comune accordo di partire per Assisi: era da molto tempo che volevamo andare a trovato il nostro amato San Francesco, e adesso, vista l’urgenza della sua benedizione, l’incontro con il santo diventa veramente impellente.

Eugenio sprizza felicità da tutti i pori, così anche Francesca ed ovviamente anche Giuseppina ed io.

Il camper Pio di Eugenio è dotato anche dell’aria condizionata nella cellula abitativa; così consiglio al nostro guerriero di mettersi comodo sui divani, con Francesca e mamma.

Niente: lui vuole fare il co-pilota al fianco del suo papà. Io insisto un altro pochino, ma fiero della sua decisione ed orgoglioso della sua vicinanza, approvo la sua scelta.

Si parte, direzione Assisi (PG)

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Non mi riconosce 12

Molto caldo: ogni 5 minuti domando al mio copilota se è tutto OK, e lui, super eccitato, risponde sempre positivamente, guardando con occhi affamati ed innamorati tutto il creato che attraversiamo.

Alle 20 raggiungiamo il camping che avevamo già prenotato: grandissimo, quasi deserto, con alberi secolari e freschissimi. Tanto che dobbiamo indossare dei maglioncini e giubbini.

La gioia è tanta, enorme, Eugenio e Francesca sprizzano gioia pura da tutti i pori. Io e Giuseppina ringraziamo Dio per tanta grazia.

Sono circa le 20: la fame inizia a farsi sentire. I nostri lupacchiotti sono affamati e così mamma lupa Giuseppina prepara pasta al pesto. Et voilà: alle 21 siamo a tavola, noi fantastici 4

Passano pochi minuti, pochissimi: il tempo di mettere in bocca 2 maccheroni, Eugenio inizia a tremare.

Livido in volto, trema e dice: “ho freddo, ho molto freddo. stai vicino a me, non mi lasciare” mi dice quando arrivo stretto vicino a lui. Dicendo queste parole, cambia volto, diventa angelico e paradisiaco, con un volto di rassegnazione e di scuse, come se questo suo malessere avesse interrotto la nostra vacanza ideale e gioiosa.

Corro a prendere un altro giubbino, chiedo a Giuseppina una coperta: lo copriamo come più non possiamo. Francesca attonita e impietrita, è terrorizzata e impassibile. Subisce, respira la malattia, assorbe il dolore.

Piano piano prendo sotto braccio Eugenio, lo faccio salire nel camper, e con molta fatica lo faccio stendere su suo lettino. Mentre si stende mi accorgo del suo sguardo vago, assente, guarda nel vuoto.

Lo guardo negli occhi, gli chiedo: “Eugenio, mi riconosci? Sai chi sono io?

Mi risponde: “mmmhh, ci devo pensare!Non mi dice più nulla, chiude gli occhi.

Dal fatto che iniziava a farfugliare parole sconnesse, ma soprattutto non mi riconosceva, non riconosceva nessuno di noi, mi sono preoccupato, agitato, impazzito.

Giuseppina impreca, sbattendo per terra una bottiglia d’acqua. Subito decido di correre in pronto soccorso, dovunque sia. Mi preoccupa il possibile evolversi della situazione. Mi preoccupa il suo possibile peggioramento.

Partiamo direzione pronto soccorso di Assisi. Abbiamo chiamato dapprima i Carabinieri, cercando di accompagnarci o scortarci, ma non hanno afferrato il problema e abbiamo subito desistito. In pronto soccorso abbiamo trovato una OSS gentilissima e intelligente, che ha capito la gravità del momento ed ha messo 1 minuto da parte l’emergenza covid; al contrario di una dottoressa, insensibile ed ottusa che pretendeva che io in quei momenti pensassi alla mascherina, visto anche che ero solo a contatto con mio figlio ed il pronto soccorso era deserto. Burocrati.

Mentre la OSS prendeva tutte le nostre generalità e le spiegavo tutta la storia, Eugenio ha avuto una crisi convulsiva, epilettica. Importante, decisa, acuta.

L’ho pregato di non lasciarmi, mai. Si è perso nel suo mondo, nella sua testa, nel suo cervello brillante. Sicuramente è entrato in contatto con San Francesco, che tanto volevamo salutare. L’ha fatto a quattrocchi. Eugenio e San Francesco.

Non rispondeva agli stimoli, nessuno. Il dottore del pronto soccorso ha deciso di trasferirlo in ambulanza a Perugia, dotato di centro neurologico. Io navigatore alla mano, Francesca copilota, raggiungiamo in camper l’ospedale di Perugia.

pronto soccorso di Perugia
pronto soccorso di Perugia

Adesso alle 00.35 quando scrivo Eugenio è sedato, in attesa di risonanza.

Eugenio sedato a Perugia
Eugenio sedato a Perugia

Giuseppina in sala attesa. Io e Francesca fuori.

Alle 1.30 torniamo io e Francesca in camper, almeno per far dormire la mia amata Francesca.

Tutto di me è con Eugenio, vicino Eugenio.

Ultimo aggiornamento il 2 Luglio 2022 by Remigio Ruberto

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