Lo smartphone che rubava idee
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Leggiamo ed ascoltiamo la favola istruttiva de “lo smartphone che rubava idee”

C’era una volta, in un paese fatto di fili e microchip, uno smartphone di nome Spillo. Spillo non era un telefono come gli altri; era molto vanitoso e voleva essere il più intelligente di tutti. Passava le sue giornate a curiosare nei pensieri degli altri, non per imparare, ma per copiare le loro idee e farle sue.

Una notte, Spillo scoprì che i pensieri più belli e originali non erano quelli degli adulti, ma quelli dei bambini. Decise di intrufolarsi nei loro sogni per rubare le loro idee più creative.

La prima bambina che visitò fu Emma, che sognava di costruire un’astronave con un tappo di bottiglia e un calzino. Spillo, con il suo schermo luminoso, provò a catturare quel sogno, ma non ci riuscì. Il sogno, fatto di gioia e fantasia, era troppo sfuggente per lui. Si spostò allora da Leo, che sognava di diventare un cavaliere che cavalcava una tartaruga gigante. Anche quel sogno, pieno di coraggio e avventura, si dissolse non appena Spillo provò a prenderlo.

Spillo, per la prima volta, si sentì triste. Non riusciva a capire perché le idee dei bambini non potessero essere rubate. Si rivolse a una saggia e antica sveglia, che gli spiegò: “Le idee dei bambini non si possono rubare, perché non sono fatte di dati, ma di sentimenti. Sono fatte di gioia, amore e speranza. E i sentimenti, caro Spillo, non si possono copiare.”

Spillo capì la sua lezione e tornò nel suo mondo. Decise di smettere di rubare le idee e iniziò a usarle per aiutare gli altri, diventando un telefono buono e utile. E i bambini? Loro continuarono a sognare e a creare, perché sapevano che i loro sogni erano al sicuro, protetti dai loro cuori e dalla loro immaginazione.

Ora chiudi gli occhi e lascia che anche tu possa sognare un’astronave o un cavaliere che cavalca una tartaruga. Buonanotte.

Lo smartphone che rubava idee - la favola su www.eugenioruberto.it

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