la cicala e la civetta

La cicala e la civetta

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Lunedì 12 gennaio 2026
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Leggi e ascolta la favola: “La cicala e la civetta”

Ciao amiche ed amici di tutto il mondo dalla vostra Francesca Ruberto.

Oggi vi leggo la favola di Fedro “La cicala e la civetta”

Gaio Giulio Fedro è stato uno scrittore romano, autore di celebri favole, attivo nel I secolo. Fedro rappresenta una voce isolata della letteratura: riveste un ruolo poetico subalterno in quanto la favola non era considerata un genere letterario “alto” anche se possedeva un carattere pedagogico e un fine morale. Wikipedia

la cicala e la civetta
la cicala e la civetta

Leggiamo insieme

In un bosco abitavano una cicala e una civetta. Quando sorgeva il sole, la cicala cominciava a cantare e, così facendo, disturbava la civetta, che invece dormiva. Più di una volta il rapace le aveva chiesto di smettere, ma la cicala se ne era infischiata.

La civetta, compreso che non c’era altra soluzione, disse alla cicala: “Il tuo canto, anche se non mi lascia dormire, è divino! Sembra che tu abbia imparato da Apollo in persona. Perché non vieni qui da me e beviamo insieme un po’ di nettare, per festeggiare?”

E la cicala, tutta contenta per quel complimento inaspettato, uscì dal suo nascondiglio e si diresse verso il rapace. La civetta, che non aspettava altro, si lanciò sulla cicala e la uccise con i suoi artigli. Da quel giorno, riuscì a riposare in pace.

Versione in latino

Noctua et cicada in silva propinquae vivunt. Noctua, quia cibum nocte quaerit, interdiu dormit sed, quia cicada continenter canit, quiescere non potest. Tum noctua, vigilia fessa, cicadam comiter orat: «Amica – quaeso – noli somnum meum turbare: nam fessa sum et quiescere volo».

Sed cicada eius verba non curat et canere non desinit. Tum noctua irata rursusad cicadam contendit et eam acerbe increpat: «Tace tandem, molesta cicada! Vocem tuam numquam audire volo!».

Rursus garrula cicada noctuae verba contemnit. Denique noctua, admodum fessa atque irata saevam vindictam excogitat: cicadam ad cenam subdolis verbis invitat: «Veni, amica, ad nidum meum! Tibi soli, enim, offerre volo exquisitum cibum, deae Minervae, patronae meae, donum». Cicada, doli ignara, promittit, sed ut in noctuae nidum pervenit, ab irata bestiola necatur.


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