Il Custode delle Stelle d'Argento
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Cari piccoli, e voi genitori che li accompagnate nel mondo dei sogni, stasera il mio pensiero va a quella luce sottile che non ci abbandona mai, nemmeno nel buio più profondo. Come ci insegna il Vangelo, la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Questa storia nasce da una preghiera sussurrata al vento, una riflessione su come ogni nostra buona azione diventi una scintilla nel cielo. Sedetevi comodi, io sono Remigio e oggi vi porto tra le nuvole.
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Scopriamo insieme la magia de: Il Custode delle Stelle d’Argento

C’è un luogo, appena sopra il respiro dell’ultima nuvola di panna, dove il cielo non è mai del tutto nero. Io l’ho visto, o forse l’ho sognato così intensamente da renderlo vero nei miei ricordi. È un regno sospeso, dove il silenzio ha il sapore dolce dello zucchero a velo e l’aria profuma di pulito, come le lenzuola appena stese al sole.

In questo luogo viveva un bambino di nome Elian, ma tutti, dalle fate pigre ai gufi saggi che viaggiavano tra i mondi, lo chiamavano semplicemente il Custode. Non portava una corona d’oro, Elian, perché l’oro pesa, e lassù bisogna essere leggeri. Portava invece un cappello di velluto blu notte, così profondo che sembrava contenere l’intero universo, cucito con fili che catturavano l’essenza della Via Lattea.

Elian non era un bambino comune. I suoi occhi avevano il colore dell’alba, un misto di grigio perla e rosa pallido, e le sue mani erano incredibilmente delicate, capaci di sfiorare una bolla di sapone senza romperla. Il suo compito era il più importante di tutti: era il Custode delle Stelle d’Argento. Ma non fatevi ingannare, non si trattava di pulire vecchi sassi spaziali. No.

Immaginate che il cielo sia un immenso giardino nero. Le stelle che vedete di solito sono fiori che sbocciano da soli, ma le Stelle d’Argento sono diverse. Sono speciali. Nascono solo quando un bambino sulla Terra compie un atto di vera gentilezza, quando dice una preghiera sincera per qualcuno che soffre, o quando un genitore abbraccia il proprio figlio dopo una giornata difficile. Ogni volta che un pensiero puro sale verso l’alto, arriva nel regno di Elian sotto forma di un piccolo soffio di vapore luminoso.

Il compito di Elian era raccogliere questo vapore con un retino fatto di ragnatela di luna e portarlo nella sua officina, una grotta scintillante situata nel cuore della nuvola più grande e stabile, chiamata l’Isola del Riposo. Lì, con infinita pazienza, lavorava quel vapore. Lo versava in stampi speciali a forma di stella e lo nutriva con il canto delle nenie che le mamme di tutto il mondo cantavano. Quando la Stella d’Argento era solida, brillava di una luce fredda ma rassicurante, una luce che non accecava, ma placava i cuori inquieti.

Elian non era solo. Aveva come amico un piccolo soffio di vento chiamato Zefiro, che gli portava le notizie dal mondo di sotto e lo aiutava a trasportare i cesti pieni di stelle appena nate. Zefiro era dispettoso ma leale, e spesso faceva il solletico ad Elian mentre lavorava, facendolo ridere di un riso che suonava come campanelli d’argento. C’era anche Celestia, l’Anziana delle Nuvole, una figura fatta interamente di nebbia luminosa, che gli insegnava le antiche vie dei sogni e come distinguere un pensiero luminoso da uno cupo.

Il momento più faticoso dell’anno per il Custode delle Stelle d’Argento era l’avvento dell’Inverno Profondo, quando le notti sulla Terra erano lunghissime e i bambini spesso avevano paura del buio. In quel periodo, il vapore luminoso arrivava a stento, perché le persone erano chiuse nelle loro case, a volte troppo stanche per pensare agli altri. Elian doveva lavorare il doppio, usando le sue riserve di canti e preghiere accumulate durante l’estate.

In un particolare Anno Silenzioso, il freddo arrivò così forte che congelò persino i bordi delle nuvole di Elian. Sulla Terra, la tristezza sembrava aver vinto. Zefiro tornò un giorno, pallido e tremante, con pochissimo vapore nel suo cesto. “Elian,” sussurrò, “giù è tutto buio. Le persone sono arrabbiate, i bambini non sognano più. Non riesco a trovare la luce per le Stelle d’Argento.”

Elian guardò la sua officina quasi vuota. Solo tre piccole Stelle d’Argento brillavano debolmente. Se non avesse illuminato il cielo, la paura avrebbe preso il sopravvento sulla Terra, spegnendo anche l’ultimo barlume di speranza nei cuori. Non poteva permetterlo. Si ricordò di un insegnamento di Celestia: “Quando la luce esterna manca, Elian, devi cercare quella interna. Essa è inesauribile, perché viene dalla Fonte.”

Con il cuore che batteva forte, Elian prese una decisione coraggiosa. Avrebbe donato la sua stessa luce. Non lo aveva mai fatto prima, e Celestia lo aveva avvertito che era pericoloso. Si sedette al centro dell’officina e chiuse gli occhi color alba. Cominciò a pregare. Non una preghiera di richiesta, ma di offerta. Pensò a ogni bambino che aveva paura, a ogni nonno solo, a ogni animale senza tana. Pensò all’amore che provava per il suo compito.

Mentre pregava, una strana sensazione di calore si espanse dal suo petto. Una scintilla, non più grande di un grano di pepe, emerse dal suo cuore. Era di un argento così puro che faceva male guardarla. Quella era l’essenza del Custode, la sua gioia pura, il suo spirito di servizio. Con delicatezza estrema, la pose nello stampo più grande che aveva. La Stella d’Argento che ne nacque non brillava solo: pulsava. Era viva. Emanava un calore dolce e rassicurante che sciolse istantaneamente il ghiaccio sui bordi delle nuvole.

“Zefiro!” chiamò Elian, la voce debole ma ferma, “Portiamo questa.” Zefiro, vedendo quella stella, non scherzò. Capì la sacralità del momento. Insieme, volarono verso il bordo del regno, dove il cielo si tuffava nell’oscurità sopra la Terra. Elian prese la grande Stella d’Argento del Cuore tra le mani e, con un ultimo pensiero d’amore, la lanciò nel vuoto.

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La stella discese come una cometa silenziosa, attraversando lo strato di smog e nubi grigie che avvolgeva il pianeta. Non appena entrò nell’atmosfera bassa, la sua luce si espanse. Non illuminò le strade come un lampione, ma accese qualcosa dentro le case. Un bambino, che si era svegliato piangendo per un incubo, vide un riflesso d’argento sul soffitto e si sentì improvvisamente al sicuro, riaddormentandosi con un sorriso. Una mamma, sfinita dalle preoccupazioni, sentì un calore improvviso nel petto e trovò la forza di sussurrare una preghiera di ringraziamento. Un uomo anziano, seduto da solo, si ricordò di un amico lontano e decise che l’indomani lo avrebbe chiamato.

Quella notte, la Terra non fu più buia. E, miracolo dei miracoli, non appena la Stella d’Argento del Cuore toccò il suolo e si dissolse in mille scintille di bontà, un immenso fiume di vapore luminoso cominciò a salire verso il cielo. Era il vapore delle risposte, dei sogni ritrovati, della gentilezza riaccesa. Zefiro dovette fare dieci viaggi per raccoglierlo tutto. L’officina di Elian fu riempita fino al soffitto.

Elian, stanco ma immensamente felice, si sedette sulla sua nuvola, guardando la Terra brillare di mille e mille Stelle d’Argento, le più luminose di sempre. Celestia gli si avvicinò e gli posò una mano di nebbia sulla spalla. “Hai capito, Custode. La luce più forte è quella che si dona.”

E così, cari piccoli, ogni volta che vedete una stella brillare un po’ più delle altre, ricordatevi di Elian. Ricordatevi che basta un vostro sorriso, una piccola buona azione, una preghiera sincera per aiutarlo nel suo lavoro. Voi siete i veri creatori delle Stelle d’Argento; Elian è solo colui che le custodisce per noi, affinché non dimentichiamo mai che la luce vince sempre sull’oscurità.

E ora, chiudete gli occhi anche voi. Lasciate che la vostra luce interiore vi scaldi e vi porti nel mondo dei sogni, dove tutto è possibile e dove, ne sono sicuro, Elian vi sta aspettando per mostrarvi la vostra stella personale.

Buonanotte, piccoli miei. Che gli angeli vi custodiscano e che il Custode delle Stelle d’Argento vegli sul vostro riposo. Vi voglio bene.

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