Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,47-53
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
Parola del Signore.
Estrarre
Roberto Pasolini

L’ultima immagine a cui Gesù fa riferimento, nel lungo discorso in parabole del c. 13 di Matteo, è dominata da due forme verbali rappresentative della dinamica e dell’essenza stessa del Regno: «raccogliere» e «separare».
Volendo tirare le somme e consegnare ai discepoli una rappresentazione conclusiva, in grado di compendiare la logica del vangelo, il Maestro decide di paragonare il regno dei cieli a «una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci» (Mt 13,47).
Il primo verbo impiegato dall’evangelista per denotare l’attività di raccolta del pesce è particolarmente pregnante, essendo lo stesso da cui deriva il termine «sinagoga», il luogo di adunanza religiosa della comunità ebraica.
La straordinaria capienza della rete, in grado di radunare la totalità dei pesci conosciuti, trova poi nell’insegnamento di Gesù una corrispondenza nell’assoluta calma con cui viene effettuato il momento della cernita di tutto ciò che è stato pescato:
«Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi»Descrivendo una semplice scena di pesca ordinaria, ampiamente diffusa nella Galilea del tempo di Gesù, viene così attirata l’attenzione sul particolare dei pescatori che si mettono a sedere in tutta tranquillità per poter svolgere il lavoro di selezione dei pesci buoni e di quelli cattivi.
Il senso complessivo della parabola è tutto orientato a restituire fiducia in quella fase, così preliminare eppure così fondamentale, della raccolta che precede il momento della cernita. Questo passaggio – dice il Signore Gesù – si deve poter compiere in una grande generosità e con un’operosa serenità.
Solo dopo che le reti hanno svolto il loro compito e si sono riempite di ogni specie di pesci, si può procedere anche alla loro – necessaria – separazione: «Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni» (13,49).
Anche nel racconto dell’Esodo, Mosè cerca di osservare con estremo scrupolo le indicazioni di Dio per costruire la Dimora della sua presenza, finalizzata a offrire al popolo una guida e un’assistenza durante il faticoso cammino di libertà attraverso il deserto:
«Mosè eresse la Dimora: pose le sue basi, dispose le assi, vi fissò le traverse e rizzò le colonne […] poi introdusse l’arca nella Dimora, collocò il velo che doveva far da cortina e lo tese davanti all’arca della Testimonianza, come il Signore aveva ordinato a Mosè»L’adempimento meticoloso delle indicazioni ricevute sul monte sta a significare non tanto – o non solo – che Mosè è un fedele esecutore della parola di Dio, ma piuttosto che Dio intende essere estremamente fedele al suo desiderio di entrare in alleanza con il popolo salvato dalla schiavitù dell’Egitto: «Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora» (40,34).
Il testo rileva, però, un’ambiguità laddove il narratore lascia intendere che nel luogo dove Dio dimora non ci può essere posto anche per l’uomo:
«Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora»In realtà, il racconto chiarisce subito questo tratto oscuro, mostrando un Dio che resta separato dall’uomo non certo per attenuare il suo coinvolgimento, ma solo per poter rimanere in una posizione di guida assolutamente libera da qualsiasi manipolazione:
«Per tutto il tempo del loro viaggio, quando la nube s’innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano le tende. Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata» (40,36-37).
Attraverso questo segno, il Signore Dio Altissimo ha insegnato a Israele a saper riconoscere il momento in cui è possibile fermarsi, distinguendolo da quello in cui è necessario riprendere l’avventura del cammino.
Attraverso il discorso in parabole, il Signore Gesù, il Dio fatto carne, insegna oggi a ciascuno di noi che non può esserci alcuna vita nuova e redenta se non siamo disposti a discernere il reale, per diventare come un «padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52).
fonte © nellaparola.it
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Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ
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