Gesù Marta Maria

Commento al Vangelo del 29 luglio 2025

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Domenica 18 gennaio 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,19-27


In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».

Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Unico bisogno

Roberto Pasolini

La memoria liturgica di Marta, sorella di Maria e Lazzaro, amica del Signore, ci offre l’occasione di verificare su cosa è fondato, realmente, il nostro rapporto di conoscenza e di amore (1Gv 4,8) con Dio, attraverso l’amicizia con il «suo Figlio unigenito» (4,9).

Il brano del vangelo di Luca — uno dei due testi proposti dalla liturgia per l’odierna celebrazione — ci incoraggia a misurare con quanta disponibilità sappiamo accogliere quei momenti in cui il nostro modo di stare davanti al Signore, sebbene generoso e accogliente, non è la postura più adatta per incontrarlo e ricevere il dono della sua presenza.

Marta apre la porta della sua casa a Gesù, il Maestro viandante e pellegrino, porgendogli il gradito conforto di una calda e premurosa ospitalità.

Questa cordiale espressione di amicizia e questa sollecita capacità di servizio sono tratti del volto di Marta che la liturgia non esita a trasformare in preghiera: «Dio onnipotente ed eterno, il tuo Figlio fu accolto come ospite a Betania nella casa di santa Marta, concedi anche a noi di essere pronti a servire Gesù nei fratelli, perché al termine della vita siamo accolti nella tua dimora» (colletta).

Tuttavia la sollecitudine di Marta — come ogni slancio di generosità — ha bisogno di essere illuminata dalla parola del Signore. Infatti la sorella di Lazzaro, quasi senza accorgersene, deve accorgersi di non poter godere della presenza del gradito ospite ma di essere «distolta per i molti servizi» (Lc 10,40).

Accade con estrema facilità, ogni giorno, di scoprirsi proprio in questi termini: più assorbiti dall’esigenza di esibire il nostro volto migliore davanti agli altri, che immersi nella libertà di poter essere e manifestare noi stessi.

La realtà quotidiana sembra sempre imporci un severo esame, nel quale tutti crediamo necessario presentarci nel modo migliore, sfoderando qualità e competenze, oscurando i nostri profili meno appariscenti. Si tratta di un modo di vivere tutto condizionato dalle aspettative degli altri e dai narcisismi dell’anima, che ci conduce, presto o tardi, a un certo, incontenibile risentimento:

«Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti»

Marta non se la prende con Maria, immersa in un atteggiamento di profondo ascolto, ma con Gesù stesso, che sembra non avere alcun problema con questa “ingiusta” distribuzione dei ruoli.

Il disappunto di Marta si spinge fino a impartire un vero e proprio ordine al Maestro, affinché la situazione possa in fretta cambiare.

La reazione di Gesù, tuttavia, non è meno sconcertante: nessun tentativo di tranquillizzare Marta, nemmeno una parola di rimprovero rivolta a Maria. Con due frasi, che non aspettano e non ricevono alcuna replica, il Signore trasforma una brutta figura in una bella notizia:

«Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»

Marta non viene né rimproverata, né messa in ridicolo per il suo inutile affanno. Le viene annunciato un vangelo di cui, in qualche modo, non si è ancora accorta.

Nella sua casa è entrato — finalmente — qualcuno che non va amato e conquistato come tutte le cose della vita, ma da cui è possibile lasciarsi amare, davanti al quale si può finalmente essere e rimanere se stessi:

«Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati»

fonte © nellaparola.it

Ascoltiamo insieme

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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