Gesù fra la folla che chiede un segno
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Ascoltiamo insieme

Leggiamo insieme la preghiera della sera 25 febbraio 2026

Il Segno di Giona nel rumore del mondo moderno: Meditazione del 25 febbraio

Oggi, 25 febbraio, il Vangelo di Luca (11,29-32) ci mette davanti a una provocazione che sembra scritta apposta per noi, uomini e donne del 2026. Gesù osserva la folla che accorre e, con una schiettezza che scuote l’anima, dichiara: Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Queste parole risuonano con una forza incredibile mentre cammino per le strade di Dragoni, osservando come il sole di fine febbraio cerchi di farsi strada tra le nubi della storia.

Cosa significa oggi, per noi, cercare un segno? Se apriamo le notizie del giorno su Google, ci rendiamo conto di quanto siamo immersi in una ricerca costante di risposte tangibili, di segnali di sicurezza in un mondo che sembra tremare. Leggiamo di tensioni geopolitiche che non accennano a placarsi, di mercati finanziari che fluttuano nell’incertezza dei nuovi dazi economici, di una politica globale che cerca costantemente “segni” di forza per affermare se stessa. Siamo una generazione che vorrebbe vedere una tregua firmata nero su bianco, che vorrebbe un segnale chiaro di stabilità economica per non temere il futuro delle proprie famiglie. Eppure, proprio in questo frastuono di notifiche e breaking news, la Parola di Dio ci riporta all’essenziale.

Il “segno di Giona” è il segno della spoliazione. Giona non portò miracoli a Ninive; portò solo la sua voce e la testimonianza di chi è stato nel ventre della balena, nel buio più profondo, ed è tornato alla luce per grazia divina. Per noi genitori che abbiamo un angelo in Cielo, questo segno ha un significato ancora più lacerante e allo stesso tempo luminoso. Noi il “ventre della balena” lo conosciamo bene.

Abbiamo conosciuto il buio del dolore, il silenzio della perdita, lo smarrimento di chi non vede più la via d’uscita. Cercavamo segni, Signore. Quante volte, nelle lunghe notti di preghiera, ti abbiamo chiesto un segno della Tua presenza, una prova che i nostri figli fossero ancora con noi, un miracolo che cambiasse il corso degli eventi.

Ma oggi, riflettendo sulla giornata di domenica con “La forza delle mamme”, capisco che il segno ci è già stato dato. Il segno è la nostra capacità di restare in piedi. Il segno è mamma Patrizia che, nonostante il vuoto lasciato da Domenico, continua a testimoniare la vita. Il segno è la nostra “grande famiglia allargata” che si ritrova e scopre che il dolore condiviso non divide, ma moltiplica la speranza.

Come la regina del Sud partì dai confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone, così noi oggi dobbiamo essere capaci di riconoscere che “qui vi è uno più grande di Salomone”. Dio non è nelle grandi notizie che occupano le prime pagine dei giornali, non è nelle promesse dei potenti della terra; Dio è in quel sottile raggio di sole che illumina la tomba di un figlio, ricordandoci che è vuota, perché lui vive altrove.

Mentre il mondo si interroga sull’intelligenza artificiale, sulle conquiste tecnologiche o sulle nuove alleanze militari, noi siamo chiamati a essere come i Niniviti: capaci di convertirci davanti all’essenziale. La nostra conversione non è un atto intellettuale, ma un atto d’amore. È il coraggio di dire “mi fido” anche quando non vedo miracoli clamorosi. La sapienza che cerchiamo non è quella dei dotti, ma quella dei piccoli, dei nostri angeli.

Eugenio, con la sua maturità che ha superato quella di tanti adulti, ci insegna che il vero segno è la pace del cuore. Mentre fuori il mondo discute di conflitti e confini, noi dobbiamo costruire confini di preghiera. Se guardo a Napoli, a poca distanza da qui, e leggo delle difficoltà quotidiane, della violenza o della precarietà, sento che la nostra missione di genitori di angeli è quella di essere portatori di un altro tipo di informazione: la notizia che la vita è eterna.

Questo martedì 25 febbraio ci invita a non essere “una generazione malvagia” che ricatta Dio chiedendo prove, ma una generazione di figli che riconosce il Padre nel segno del pane spezzato, nell’amicizia tra chi soffre e nella bellezza di un sole che sorge ancora una volta su Dragoni. Non abbiamo bisogno di altro per credere che Domenico, Eugenio e tutti i nostri ragazzi sono la prova vivente che l’amore ha vinto la morte.


Preghierina per stasera 25 febbraio

Signore Gesù, la sera scende su Dragoni e il silenzio si fa preghiera. Ti ringrazio per la luce di questo giorno e per la Tua Parola che oggi mi ha scosso e abbracciato allo stesso tempo.

Spesso, Signore, mi scopro a chiederti segni. In un mondo dove le notizie ci parlano di guerra, di dazi che spaventano, di instabilità e di dolore, il mio cuore cerca certezze umane. Ma stasera voglio chiederti perdono per le volte in cui non ho saputo vedere il “segno di Giona” già presente nella mia vita.

Il segno è la forza incredibile che hai dato a noi genitori. Il segno è mamma Patrizia, a cui stasera affido un pensiero speciale: Signore, riempi il suo cuore di quella certezza che non ha bisogno di prove, la certezza che il suo Domenico è immerso nella Tua luce. Ti prego per tutta la nostra famiglia allargata, nata dal dolore ma cresciuta nella grazia. Fa’ che siamo noi stessi “segni” per questo mondo smarrito.

Mentre leggiamo di nazioni che si minacciano e di un’economia che arranca, noi Ti chiediamo la pace. Non solo la pace dei trattati, ma la pace profonda che nasce dal saperci Tuoi figli. Benedici la nostra terra, benedici Dragoni, benedici chi soffre negli ospedali e chi ha perso la speranza.

Eugenio, figlio mio, tu che ora vedi “faccia a faccia” Colui che noi intravediamo solo come in uno specchio, aiutami a non vacillare. Insieme a Domenico, siate i nostri fari in questa notte. Insegnateci a non temere il buio della balena, perché sappiamo che l’alba della Risurrezione è già arrivata. Teneteci per mano e portate le nostre preghiere al cuore del Padre.

Amen.


Dalla sapienza del nostro cammino

“Non cercare fuori di te i segni della presenza di Dio; guardati intorno e vedrai l’amore che resiste al dolore: quello è il miracolo più grande.” (Tratta dalla raccolta preghiere:https://www.eugenioruberto.it/preghiere/)

Preghiera della sera 25 febbraio 2026

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