Leggiamo ed ascoltiamo il Vangelo del giorno 6 febbraio 2026
Venerdì della IV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
- SS. Paolo Miki e compagni martiri († 1597) – memoria
- S. Alfonso Maria Fusco sac. e fond. (1839-1910)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Davide cantò inni al Signore con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato.
Dal libro del Siràcide
Sir 47,2-13 (NV) [gr. 47,2-11]
Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golìa?
Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Sal 17 (18)
La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia. R.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome. R.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza. (Cf. Lc 8,15)
Alleluia.

Il Vangelo del giorno 6 febbraio 2026
Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,14-29
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.
La verità che non si spegne: In cammino con Eugenio
Il Vangelo di oggi ci mette di fronte alla tragica fine di Giovanni il Battista. È un brano duro, che parla di ingiustizia, di un re debole come Erode e di una verità che cerca di essere soffocata. Ma c’è un dettaglio che mi colpisce: nonostante la morte, la voce di Giovanni continua a risuonare, tanto che Erode, sentendo parlare di Gesù, pensa subito che sia il Battista risorto.
Questo mi fa riflettere profondamente sul senso della testimonianza. Ci sono vite che, pur sembrando spezzate troppo presto o in modo ingiusto, lasciano un’impronta che il tempo non può cancellare. Quando guardo alla vita di mio figlio Eugenio, vedo quella stessa forza: la forza della verità e dell’amore che non muore con il corpo. Eugenio non è qui fisicamente, ma la sua luce, la sua fede incrollabile e il suo sorriso continuano a “parlare” e a scuotere i cuori, proprio come faceva Giovanni.
A volte ci sentiamo prigionieri delle circostanze o del dolore, ma la missione che Dio ci affida non può essere incatenata. Nei momenti di sconforto, quando la tristezza sembra avere il sopravvento, cerco conforto nelle nostre preghiere, chiedendo la forza di essere, come Giovanni, testimone della Luce anche nelle tenebre più fitte. La morte non ha l’ultima parola se abbiamo seminato l’eterno.
LE PAROLE DEL PAPA
«Giovanni il Battista è l’uomo che ha dato la vita per la verità. Non è sceso a compromessi con i potenti del suo tempo, ma è rimasto fedele alla sua missione fino alla fine. Il martirio non è un segno di sconfitta, ma la vittoria dell’amore e della coerenza. Anche oggi, chi segue Gesù è chiamato a non aver paura delle “prigioni” del mondo, sapendo che la verità di Dio rende liberi per sempre. La sua voce continua a gridare nel deserto dei nostri egoismi per aprirci la strada verso il Signore.» (Papa Francesco – Angelus, 24 giugno 2012)





