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Sabato 31 gennaio 2026
Ascoltiamo insieme

Leggi e ascolta il Vangelo del giorno 26 gennaio 2026

Lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno A)

Memoria dei Santi Timòteo e Tito, vescovi

  • Santo del giorno: Santi Timòteo e Tito (Memoria)

Prima lettura

Mi ricordo della tua fede schietta.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2Tm 1,1-8)

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. Ringrazio Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e desidero vivamente rivederti per essere pieno di gioia.

Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunice e ora, ne sono certo, anche in te. Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

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Salmo Responsoriale

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Dal Salmo 95 (96)

R. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

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Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.

Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome. R.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!». Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

Vangelo di oggi 26 gennaio 2026

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.

Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».


Ravvivare il dono della fede

La liturgia di oggi, celebrando i Santi Timòteo e Tito, ci parla di una fede che si trasmette “di cuore in cuore”. San Paolo esorta Timòteo a “ravvivare il dono di Dio”. Spesso corriamo il rischio di far diventare la nostra fede un’abitudine spenta, ma il Vangelo ci ricorda che siamo inviati come operai in una messe abbondante. Non ci serve borsa o sacca, ci serve solo quella “fede schietta” che sa testimoniare la pace.

Questa stessa fede schietta l’abbiamo ammirata in Eugenio. Lui non ha avuto bisogno di grandi discorsi per annunciare che il Regno di Dio era vicino; lo ha fatto con la sua forza, la sua carità e quella prudenza soprannaturale che Paolo descrive nella prima lettura. Eugenio ha ravvivato il dono di Dio in tutti noi, mostrandoci che anche nella sofferenza si può essere “figli della pace”. Il suo esempio ci sprona a non essere timidi, ma a portare il sorriso di Cristo in ogni casa che visitiamo.


LE PAROLE DEI PAPI

«Il cristiano è una persona che porta la pace, come i discepoli inviati da Gesù. Questa pace non è un’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati da Dio. Timòteo e Tito ci insegnano che la Chiesa vive della trasmissione della gioia del Vangelo attraverso una testimonianza coraggiosa e umile.» (Papa FrancescoAngelus, 26 gennaio 2014)

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