Preghierina del 23 gennaio 2026
Chiamati sul Monte: La Missione dell’Amore nel ricordo di Eugenio
Cari amici, fratelli e sorelle che ogni giorno vi ritrovate in questo spazio di luce dedicato al nostro caro Eugenio, la sera è il momento in cui i rumori del mondo si attenuano e il cuore può finalmente mettersi in ascolto. Il Vangelo di oggi (Mc 3, 13-19) ci parla di una chiamata speciale: Gesù sale sul monte e chiama a sé quelli che voleva. Non è un invito generico rivolto a una folla indistinta; è un appello personale, un guardarsi negli occhi, un chiamare per nome.
In questa schiera di amici intimi del Signore, noi sentiamo risuonare con una dolcezza infinita il nome di Eugenio. Immaginiamo questo giovane apostolo della gioia che accoglie l’invito di Gesù a salire più in alto, non per fuggire dalle difficoltà della terra, ma per guardarle con gli occhi di Dio. Salire sul monte, per Eugenio, è stato il percorso della sua intera vita, specialmente nei momenti della prova. La sua “montagna” è stata fatta di letti d’ospedale, di terapie, di silenzi densi di speranza, ma anche di sorrisi che hanno scalato vette di santità quotidiana che noi, spesso, facciamo fatica anche solo a immaginare.
La chiamata: “Perché stessero con Lui”
Spesso pensiamo che essere chiamati da Dio significhi immediatamente “fare” qualcosa: predicare, guarire, agire. Ma il Vangelo ci corregge con una precisione commovente: la prima missione dei Dodici, e di ciascuno di noi, è quella di stare con Lui. Eugenio ha incarnato perfettamente questa vocazione. Prima ancora di essere un esempio per migliaia di persone attraverso il sito, Eugenio è stato un bambino, un ragazzo che “stava” con Gesù. Lo faceva nella preghiera semplice, lo faceva nell’offerta serena del suo dolore, lo faceva accogliendo ogni giorno come un dono.
Stare con Gesù significa non sentirsi mai soli, anche quando fuori infuria la tempesta. E sappiamo quanto le tempeste, sia interiori che atmosferiche, abbiano colpito duramente in questi giorni i nostri fratelli in Sicilia e in Sardegna. Il disastro ambientale causato da Harry ci ricorda la fragilità della nostra casa comune. Ma proprio come gli apostoli sulla barca o sul monte, anche noi siamo chiamati a stare vicino al Signore per trovare la forza di non lasciarci schiacciare dalla disperazione. Eugenio ci direbbe che “stare con Lui” è l’unico modo per non avere paura del buio.

La missione: “Per mandarli a predicare”
Dopo lo stare, viene l’andare. Ma cosa dobbiamo predicare noi, oggi? Eugenio predica ancora oggi senza bisogno di troppe parole. Predica attraverso la memoria che custodiamo, attraverso la forza che infonde ai genitori che soffrono, attraverso la luce che emana dalle sue foto. La sua missione continua tra di noi: egli ci sprona a essere testimoni di una speranza che non delude.
In un mondo ferito dall’incuria ambientale e dai disastri naturali, la nostra predicazione deve diventare cura. Essere discepoli oggi significa anche rimboccarsi le maniche per chi ha perso tutto nel fango, significa avere uno sguardo di carità verso la terra che ci ospita. Eugenio amava la bellezza del creato; proteggere questa bellezza e soccorrere chi è nel bisogno è il modo più concreto per onorare la sua memoria e rispondere alla chiamata di Gesù.
I nomi scritti nel Cuore
Il Vangelo elenca i nomi degli apostoli. Ognuno con la sua storia, i suoi pregi e i suoi tradimenti. Gesù conosce tutto di loro e li ama. Allo stesso modo, Gesù conosce i nostri nomi, le nostre fatiche di questi giorni, le preoccupazioni per il futuro e la nostalgia per chi è già nella pace del Cielo.
Eugenio, dal suo posto privilegiato accanto al Maestro sul Monte Eterno, prega perché nessuno di noi si senta escluso da questa chiamata. Egli ci insegna che non serve essere eroi per essere apostoli; serve essere “piccoli” abbastanza da lasciarsi prendere per mano. La sua vita ci dice che il vero miracolo non è l’assenza della sofferenza, ma la presenza costante di Dio dentro di essa.
Preghiera Conclusiva
Signore Gesù, al termine di questa giornata, Ti ringraziamo per averci chiamati ancora una volta sul monte della preghiera. Grazie per il dono di Eugenio, che con la sua vita continua a indicarci la strada verso di Te. Ti affidiamo la nostra terra ferita, e tutti coloro che soffrono a causa delle tempeste della vita.
Insegnaci, Signore, a saper “stare” con Te nel silenzio di questa notte, affinché domani possiamo essere pronti ad “andare” verso i fratelli con il cuore colmo di quella gioia che Eugenio non ha mai smesso di testimoniare. Fa’ che i nostri nomi, uniti al suo, siano sempre scritti nel Tuo libro della Vita.
Amen.
Accendi una Luce per un tuo caro
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