Oggi è il 14 gennaio 2026. Il Vangelo del giorno (Marco 1, 29-39) ci mostra Gesù che esce dalla sinagoga per entrare nella casa di Simone e Andrea. Lì guarisce la suocera di Simone e poi, al tramonto, accoglie l’intera città alla sua porta.
Nel Vangelo, Gesù si avvicina alla donna febbricitante, la prende per mano e la solleva. Non usa formule magiche, ma il contatto. Eugenio, nella sua malattia, è stato quel contatto per migliaia di persone. Anche se il suo corpo ha combattuto una battaglia durissima, la sua anima “si è sollevata” e continua a sollevare chiunque legga la sua storia sul sito.
In un mondo dove spesso ci sentiamo schiacciati da notizie di conflitti e indifferenza, la storia di Eugenio ci ricorda che essere presi per mano da Dio non significa necessariamente evitare il dolore, ma non esserne vinti. E’ quello che continuamente facciamo noi, ci teniamo stretti alla mano di Dio, di nostro fratello Gesù, per evitare che la disperazione terrena l’abbia vinta sulla vita eterna.


Il Vangelo dice che, dopo aver guarito molti, Gesù si ritirò «in un luogo deserto, e là pregava». In questo momento storico, dove il mondo corre verso il rumore delle armi e delle parole vuote, Eugenio ci insegna il valore del “luogo deserto”. La sua stanza d’ospedale, i suoi momenti di silenzio, sono diventati un santuario. E noi, facciamo nostro questo silenzio per pregare per Lui, con Lui, e per tutto il mondo che ci circonda.
Il mondo oggi ha sete di questa stessa pace. Guardando Eugenio, capiamo che la vera pace non è l’assenza di problemi, ma la presenza di Dio nel deserto della prova. Eugenio si è affidato a Dio, alla sua Madonnina alla quale chiedeva continuamente la salute per tutti i bimbi che soffrono.
Quando i discepoli lo cercano dicendo “Tutti ti cercano!”, Gesù risponde: «Andiamo altrove… perché io predichi anche là». Questa è la missione di Eugenio oggi. Lui è “andato altrove”, ma la sua predicazione non si è fermata. Eugenio sta “predicando” la speranza in luoghi dove regna la disperazione. Eugenio ha saputo dire “sia fatta la Tua volontà”, ricordandoci che siamo fatti per l’Eternità.
Oggi, mentre il mondo trema, restiamo saldi sulla soglia di quella casa di Cafarnao: portiamo a Gesù le sofferenze degli altri, proprio come Eugenio faceva con il suo sorriso. La febbre del mondo si cura con l’amore che non chiede nulla in cambio.
La Luce che Solleva
Signore Gesù, oggi siamo entrati con Te nella casa di Simone, abbiamo visto le Tue mani stringere quelle di chi soffre e abbiamo sentito la forza della Tua voce nel silenzio del deserto.
Ti ringraziamo per il dono di Eugenio, il tuo piccolo grande apostolo, che ha saputo trasformare la croce in un altare e la malattia in un canto di lode.
In un mondo spesso ferito dall’egoismo e dal rumore, la storia di Eugenio ci prende per mano e ci solleva. Insegnaci, attraverso il suo sorriso, che non esiste buio capace di spegnere una luce che si fida di Te.
Ti preghiamo noi, sua famiglia: siamo sempre testimoni di quella Speranza che non delude. Ti preghiamo per il mondo intero: guarisci la “febbre” dell’odio e dell’indifferenza, e aiutaci a capire che, proprio come Eugenio, siamo nati per “andare altrove”, verso la Tua Pace infinita.
Eugenio, piccolo angelo della gioia, prega per noi. Amen.




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