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Leggi e ascolta la fiaba “Patata novella – seconda parte”

Ciao a tutti.

Questa sera vi leggerò una nuova fiaba dal sito www.tiraccontounafiaba.it dal titolo “Patata novella -seconda parte”.

Patata novella -seconda parte
Patata novella – seconda parte

Buon ascolto!

Patata novella – seconda parte

“ Ehi, non ci offendere” gridò in risposta Novella, “Intanto io conosco un sacco di cose del Mondo perché me le ha raccontate Mica… e poi, scusa, tu forse non finisci venduta al mercato?”

Se ne andò offesa, ma felice perché aveva dato una bella lezione a quella antipatica di Mela. Credeva di essere meglio degli altri perché abitava in alto, su un ramo?

Continuò il suo giro di perlustrazione, finché non sentì qualcosa di fresco e umido sotto i suoi piedini. “E questa cos’è?” si chiese.

“Ma dai piccola, è acqua! Sei vicina al tubo che ci annaffia tutti i giorni, sai sgocciola perciò la terra si trasforma in fango… ma scusa, mi presento: sono Madama Melanzana, sono quasi matura, guarda che splendido colore viola! Credo che domani Pompeo mi coglierà, non vedo l’ora di andare al mercato:  gente, rumore, musica e poi tante allegre melanzane e zucchine e peperoni. Forse anche qualche limone…”

“Ma quanto parla, signora madama Melanzana! Non sono abituata, mi ha stordita!”.

“Bè, io sono famosa per le miei chiacchiere, carina. Piuttosto, quando torni sottoterra, piccola? Pompeo vi sta controllando ogni giorno, sai, da qui io vedo tutto. L’ho sentito dire che per la fine della settimana sarete pronte e…”

Novella salutò la melanzana e se ne andò in fretta. Non aveva tempo da perdere perché era quasi ora del raccolto. Lei doveva ancora esplorare tanto. Dopo una bella corsetta, si sentì stanca e si appoggiò a riposare ad un mucchietto di terra; sentì allora un vocio e il rumore ritmico di tanti passetti: tò, si era appoggiata al formicaio di Mica. Le formichine uscivano ordinatamente dal buchino e si incamminavano tra le foglie d’erba, in fila indiana.

“Ehi, Mica! Dove andate?”

“Sei ancora qui, Novella? Andiamo a cercare cibo da portare nel formicaio, lo facciamo per tutto il giorno, sai, è la nostra vita! Ti va di venire con noi?”

“Non so, devo cercare ancora un posto per dormire quando la luce se ne andrà, ma intanto vi accompagno, così imparo altre cose. Che cosa raccogliete, esattamente?”

Mica rispose mentre rientrava nella fila, seguita da Novella: “Semini, bricioline, tutte cose moooolto piccole, sennò non ce la facciamo  a portarle”.

Così nel prato si poteva vedere una strana fila di formichine, precise, nere, perfettamente allineate e,  tra loro, una buffa patata che camminava un po’ a zig zag ed ogni tanto si fermava a raccogliere qualcosa. Un po’ per aiutare e un po’ per divertirsi.

“Ehi! Cos’è quello?” urlò ad un tratto Novella, vedendo qualcosa di gigantesco camminare verso di loro.

Mica a sua volta gridò: “Nasconditi Novella! E’ il signor Pompeo, se ti vede ti porta via!” e, con tutte le sue forze, prese a spingere Novella, che era rimasta impietrita, per nasconderla da qualche parte, ma Pompeo la notò.

“Ma come ci è arrivata questa fino qui?” tuonò Pompeo tenendo Novella tra la mani. “Non è ancora matura… troppo piccola. Ma Morbidone ci può giocare a palla”.

Novella tremò: “ Aiuto, Mica! Chi è Morbidone?” chiese mentre Pompeo si incamminava. Mica si era aggrappata con le zampine a Novella e la stringeva così forte che la stava quasi sbucciando.

“Non aver paura, non ti lascio sola… Morbidone è una cane, che sarebbe un animale grosso e peloso, ma è buono…”

In quel momento Pompeo lasciò cadere la patata a terra, proprio vicino alla zampa di Morbidone, che dormiva beato.

“Ho combinato un guaio” si lamentò Novella, “Sono poche ore che ho lasciato la mia terra e guarda in che guaio mi sono messa!”

“Sssshhhhh!!!! Zitta, cerchiamo di non svegliarlo…” ma Mica aveva parlato troppo presto: Morbidone le guardava con un occhio solo, assonnato, mentre loro due cercavano di allontanarsi in punta di piedi. E fu allora che fece: “Woof!” e con una zampa diede una spinta a quella strana palla. Novella prese Mica al volo per un’antenna e si ritrovarono a volare mentre Mica strillava: “Ahio! Mi stacchi l’antenna! Aiuto, precipitiamooooo!!!!”

E pumfete!

Rotolarono un po’, per fortuna stavano benone anche se Novella era un po’ sbucciata.

Mica si ripulì della terra, salì su un grosso sasso, si raddrizzò le antenne e disse, guardando Novella negli occhi: “Allora, amica mia. Lo vedi quanto può essere pericoloso qui fuori, per te? Come faccio ad aiutarti? Non posso neanche darti riparo nel formicaio, sei troppo grande, non c’entri”.

Novella si era rattristata, stava creando problemi alla sua amichetta: forse era meglio se ne se ne tornava da dove era venuta. Dunque stava pensando di tornarsene a casa, quando una voce alle loro spalle le fece saltare contemporaneamente.

“Cosa? Cosa vedo? Una formica che parla con una patata, no, non può essere…”

“Oh, aiuto, mamma mia! E questo cos’è?”

“Calmati Novella”, la rassicurò Mica, “Questo è Pallotto, lui è un gatto. E’ mio amico”.

“Cara la mia formicuzza” disse quello, “Voi due avete l’aria di avere un problema, dico bene?”

Mica raccontò per filo e per segno l’avventura di Novella, la sue smania di conoscere il mondo e la sua voglia di libertà.

Novella si avvicinò, anche se un po’ titubante, a quel grosso ammasso di pelo arruffato e gli disse:

Buonanotte da Francesca e dall’angioletto Eugenio.

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