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Leggi e ascolto la fiaba “Patata novella – prima parte”

Ciao a tutti.

Questa sera vi leggerò una nuova fiaba dal sito www.tiraccontounafiaba.it dal titolo “Patata novella – prima parte”.

Patata novella - prima parte
Patata novella – prima parte

Buon ascolto!

Patata novella

Sotto la copertina di terra, si stava proprio al calduccio. Troppo al calduccio.

Novella si girò e rigirò venti volte: proprio non riusciva più a star ferma là sotto; si stava stretti e faceva un gran caldo, mancava quasi l’aria. Aprì gli occhi: tutte le altre patate dormivano tranquille.

“ Beate loro”, pensò Novella, “Io non resisto più, basta! Esco!”

“Novella, ma cosa fai? Rimettiti subito giù per benino, nella tua terra e stai ferma, per favore!” le intimò la sua mamma.

“Uffa, mamma! Sono mesi che dormo, che dormiamo. Quando usciamo?”

“Benedetta figliola…” rispose la mamma, “Quante volte ti devo ricordare che noi non usciamo finché il signor Pompeo non ci viene a cogliere? Cosa ti sei messa in testa? Noi siamo patate: dalla terra si va a mercato e poi in padella”.

Novella sbuffava ogni volta che qualcuno le ripeteva queste cose, lei non era d’accordo. Perché mai una patata doveva per forza farsi cogliere da quel Pompeo per poi finire in una cassetta e poi in una busta, tra zucchine e peperoni?

No, lei aveva altre aspirazioni, lei non era una patata come le altre. Lei era Novella.

“Senti mammina, voi restate pure qui, ma io una sbirciatina là fuori la devo proprio dare. La mia amica Mica, la formica, è venuta a trovarmi un sacco di volte questo inverno, sai passa di qui per arrivare al suo formicaio e mi ha raccontato quello che c’è fuori. Voglio andare a vedere.”

La madre si spazientì: “ Ah sì? E cosa c’è là fuori di così eccezionale per una patata? Cosa pensi di fare, dove credi di andare? Guarda che sveglio tuo padre, poi chi lo sente…”

Novella si corrucciò, si arrabbiò e provò a riaddormentarsi. Ma sognò ancora quello che Mica le raccontava: sopra di lei, all’aperto c’era un tappeto verde dalle mille sfumature, Mica diceva che era l’erba e al di sopra c’era qualcosa di azzurro, un azzurro splendente che Novella non poteva neanche immaginare, chiamato cielo. E poi il sole! Una palla gialla, calda, grande grande che verso sera si faceva rossa…

Si svegliò agitata e sudata e pensò: “Novella cara, ora o mai più…”

Si scrollò la terra di dosso, guardò la mamma, il papà e tutte le altre patate che dormivano nell’attesa di essere colte. In fondo mancava ancora un po’ di tempo al raccolto; poteva andare ad esplorare il mondo esterno e tornare dentro prima del raccolto.

Così cominciò a scavare verso l’alto; Mica le aveva detto che il tempo, fuori, era diviso tra giorno e notte, luce e buio: chissà cosa avrebbe trovato uscendo. “Speriamo che sia giorno, vorrei vedere la luce, sto sempre al buio, qui”.

Con tutte le sue forze spinse un’ultima volta e… Ohhhhhh… una luce abbagliante la costrinse a chiudere gli occhi. Quello doveva essere il Sole, si stropicciò a lungo gli occhi prima di aprirli di nuovo. “Oh, se le altre patate potessero vedere! Questa deve essere l’erba e questo allora è il colore verde. E lassù il cielo, che meraviglia! Che bello l’azzurro!”.

“Novella!!!! Sei tu? Non credo ai miei occhi!”

“Mica, sei tu, dunque? Al buio là sotto non avevo potuto vedere quanto sei bella!”.

“Ah, Novella” rispose Mica, “Non so se hai fatto bene ad uscire, ma sono così felice di averti qui che voglio subito presentarti alle mie trecentocinquantadue sorelle”.

Così Novella fece la conoscenza di Pica, Tica, Lica, Brica, Rica e tutte le altre sorelle di Mica. Le simpatiche formichine la invitarono a restare con loro, ma lei voleva esplorare il mondo, voleva annusare i profumi e conoscere quella cosa strana, che Mica diceva si chiamava Libertà.

Novella salutò tutte le formiche e si incamminò. Vagò qua e là, nell’erba fresca dell’orto di Pompeo, annusando i fiorellini. Una voce, per niente simpatica, la chiamò all’improvviso: “ Dove vai, patata, tutta sola?” Novella guardò di qua, poi di là e poi guardò in su.

“Chi sei””, chiese.

“Chi sono!? Sono una Mela, dico! Ma del resto voi tuberi vivete sotto terra , uscite solo dentro una cassetta per andare al mercato e non conoscete nulla del Mondo…”.

Buonanotte da Francesca e dall’angioletto Eugenio.

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