Leggi l’istruttiva storia di Nonno Umberto e il suo staff

Natura, rispetto per essa e rispetto per il creato.

Questi i cardini della storia inedita di Elena Rossi sul rispetto per l’ambiente che Dio ci ha donato.

Da oggi siamo tutti “Nonno Umberto e il suo staff”: domani è già troppo tardi.

Leggiamo insieme:

In una piccola cittadina poco lontana da un grande lago, circondata da grandi montagne e con pochi ma alti grattacieli, vive un Nonno che, a confronto, sembra minuscolo ma fa grandi cose.

Lui non lo fa per diventare un ricco re famoso; ma ce ne fossero di re così in giro.

La maggior parte delle persone che vive intorno non lo conosce, anzi, forse non gli interessa che gli altri sappiano cosa fa, ma io ho deciso di raccontarvelo lo stesso.

Certo, non è facile formare un grande staff come il suo, e lui ha fatto tutto da solo. Ogni componente che ha scelto è disponibile, capace, instancabile, sempre pronto, determinato e soprattutto non dice mai di no! Non se ne trovano tanti così in giro. Uno staff che, a dire il vero, non dice mai nemmeno “Sissignore!”, perché l’unico che sa parlare è Nonno Umberto. Può sembrare troppo silenzioso e poco divertente questo bel gruppetto, eppure Nonno Umberto ha formato una squadra perfetta che non si perde in chiacchiere inutili ma si dedica ad azioni importanti.

Ogni mattina, dopo la sua passeggiata e aver sistemato alcune faccende domestiche, Nonno Umberto va a svegliare un altro importante componente del suo staff che dorme al buio nel suo garage. Lui non fa preferenze con nessuno perché sono tutti ugualmente importanti, ma se non fosse stato per quella caduta di qualche anno prima insieme a lei, non avrebbe mai aperto gli occhi davvero.

Cadere da Bibina, la sua bicicletta, era stato un duro colpo per Nonno Umberto, che per fortuna si era sbucciato solo un ginocchio e si era ritrovato con tanti sassolini appiccicati ai palmi delle mani. Bibina si era solo riempita di polvere. Sdraiato a terra, Nonno Umberto poté vedere chiaramente quello che passando di lì senza fermarsi non avrebbe mai visto e capì che non c’era tempo da perdere. Anzi, era abbastanza urgente darsi da fare subito, soprattutto per i suoi nipoti e per tutti i nipoti di tutti i nonni.

Solo uno staff preparato come il suo poteva dare la caccia a tutta la plastica, le cartacce e a quegli odiosi mozziconi di sigarette che facevano tanto i bulli. Si trovavano dappertutto e si aggrappavano a ogni filo di vento per correre in giro per la città.

Nonno Umberto e il suo staff
Nonno Umberto e il suo staff 4

Per giustificarsi davano sempre la colpa alle persone. Dicevano che li gettavano a terra invece di buttarli nei bidoni o tenerseli in tasca, ma lo staff di Nonno Umberto non voleva più sentire scuse. Fino a quando le persone non avessero imparato, ci sarebbero stati loro come tanti soldatini a occuparsene.

Nonno Umberto aveva preparato una grande cartina della città con tutte le vie, le piazze, le strade e ogni sera punzecchiava con una bandierina rossa la zona in cui erano stati quel giorno lui e il suo staff. Piano piano, la città che aveva disegnato stava diventando tutta colorata.

La nera Bibina la mattina è sempre pronta quando Nonno Umberto va a prenderla in garage. Già dalla prima pedalata è scattante come un gatto quando vede un topolino. Si è imparata a memoria tutte le curve, le salite e i segnali della città: le strade non hanno più segreti per lei.

Le sue ruote girano veloci e si staccano da terra quando devono evitare le buche, per arrivare senza intoppi dove c’è più bisogno di loro. Nonno Umberto scende e la appoggia al tronco di un albero sul ciglio della strada, prima di togliersi lo zaino. Dove c’è Bibina c’è bisogno di una pulitina.

I primi ad uscire dallo zaino sono i due guanti gemelli, verdi con i puntini bianchi, che si infilano fino in fondo alle mani di Nonno Umberto per avere una bella presa. La seconda è la pinza dal braccio lungo che si apre e si chiude per catturare tutto quello che non c’entra con la Natura e cerca di scappare quando la vede avvicinarsi con la sua mano bianca come un guanto.

Poi è il turno dei sacchetti, che sono tanti perché ci sono tanti scorribande da raccogliere ogni giorno. Quale nome migliore di scorribande potevano dare a quei ladruncoli di pulito che se ne andavano in giro a sporcare la città. I sacchetti escono uno alla volta dallo zaino e si srotolano velocemente tra le mani di Nonno Umberto. Ne ha provati di vari tipi prima di trovare quelli giusti da aggiungere al suo staff.

Dovevano essere forti ma leggeri, grandi ma diventare piccoli dentro lo zaino. Così alla fine aveva scelto quelli fatti con le stoffe degli ombrelli rotti. Se non si potevano più usare per ripararsi dalla pioggia, erano perfetti per tenere a bada gli scorribande, ed erano anche tutti colorati.

Quando finiscono di raccogliere tutti quelli che se ne stanno sdraiati tranquilli alla vista di Nonno Umberto e il suo staff, è il turno degli altri che sono molto bravi a nascondersi negli angoli, al fresco sotto i cespugli, tra le gambe delle panchine o tra i ciuffi d’erba e si aggrappano a tutto quello che trovano per non essere raccolti.

La scopa dello staff è molto saggia e aspetta pazientemente il suo turno nello zaino, con il suo bastone che sbuca fuori sempre all’erta. Se esce prima e quei furbetti nascosti la vedono, cercano di scappare con il primo soffio di vento che passa di lì e scendono chissà dove in giro per la città.

Ad ogni fermata ci dovrebbe essere Nonno Umberto con il suo staff che li fa entrare subito nel sacchetto ma siccome non possono essere in più posti nello stesso momento, Nonno Umberto spera di essere un esempio per altri nonni e sogna che un giorno faranno come lui.

Quando finalmente arriva il suo turno, la scopa drizza velocemente i suoi fili di paglia sottili e li allunga il più possibile per fare il solletico a tutti quei burloni di scorribande mentre li accompagna dalla sua amica paletta che li aspetta a braccia aperte.

Quando arrivano al suo cospetto, gli chiede se hanno apprezzato il giro in scopa e li avvisa che ne stanno per fare un altro sullo scivolo con lei, mentre li lascia cadere nel sacchetto, e la festa per loro è finita.

Tra gli insetti e gli animali in giro per la città si è sparsa la voce di Nonno Umberto e il suo staff e fanno tutti il tifo per loro.

Sperano che anche le persone capiscano quanto è importante tenere pulita la città.

Vorrebbero aiutarli in qualche modo ma non sanno come fare. Un pomeriggio, si danno appuntamento con il suo staff al parco dove la sera stessa Nonno Umberto andrà a mettere una bandierina rossa sulla sua cartina. Ormai mancano poche bandierine e possono solo essere fieri di quello che hanno fatto.

La scopa, che è molto saggia, pensa che gli unici che potrebbero fare qualcosa sono gli uccelli, andando in giro a cantare il sogno di Nonno Umberto.

Nelle piazze, nei giardini, sulle terrazze delle case, nei parchi pubblici, niente più di un cinguettio melodioso potrebbe far diventare piacevole avere cura della propria città. Gli uccelli, che adorano cantare, promettono che da quel giorno non si stancheranno mai di ripeterlo e continueranno a cinguettare dall’alba al tramonto per aiutare Nonno Umberto,

Lui desidera con tutto il suo cuore che un giorno andrà a prendere la sua Bibina nel garage e quando arriverà con il suo staff in qualsiasi luogo non avranno niente da raccogliere. Nonno Umberto desidera potersi sdraiare sull’erba dopo aver appoggiato a un albero la sua Bibina, ad ascoltare, insieme al suo staff, il soffio del vento che fa volare le foglie e non i sacchetti, che muove i rami degli alberi e non i guanti di plastica.

Gli unici colori che vorrebbe vedere abbassando gli occhi sono quelli dei fiori e non dei mozziconi delle sigarette. Quando il vento si intrufola tra le loro folte chiome colorate, vorrebbe vedere cadere i semini sulla terra per far fiorire nuovi fiori.

A pensarci bene credo che Nonno Umberto sarebbe contento di sapere che vi ho raccontato di lui e del suo staff perché se tutti sappiamo cosa fanno ogni giorno c’ è la possibilità che anche noi vorremo seguire il suo esempio.

Non è poi così difficile fare attenzione a non buttare niente per terra.

La sua cartina della città è tutta colorata di rosso perché è piena di bandierine. Ogni zona è stata ripulita e se rimane così Nonno Umberto non dovrà togliere le bandierine e ricominciare di nuovo perché ognuno di noi lo avrà aiutato.

Finalmente Nonno Umberto e il suo staff potranno tornare ad occuparsi del loro orticello pieno di frutta e verdura dove si erano incontrati per iniziare questa avventura.

fonte © Elena Rossi – bimbiestorie.it

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