XVIII Domenica del Tempo Ordinario
- S. Aspreno 1° vescovo di Napoli (sec. I/II)
- B. Augustin Kažotić vescovo O.P. e martire (1260-1323)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?
Dal libro del Qoèlet
Qo 1,2; 2,21-23
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 89 (90)
R. Signore, sei stato per noi un rifugio
di generazione in generazione.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R.
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R.
Seconda Lettura
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Col 3,1-5.9-11
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli. (Mt 5,3)
Alleluia.
Il Vangelo di oggi 3 agosto 2025
Quello che hai preparato, di chi sarà?
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità».
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”.
Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Parola del Signore.
Si dice il Credo.
San Gregorio Nazianzeno (330-390)
vescovo, dottore della Chiesa
L’amore dei poveri, 24-36 (trad. cb©evangelizo)
Considera l’uguaglianza originale della famiglia umana!
Gli uomini, quando accumulano oro, argento, vestiti sontuosi quanto inutili, diamanti ed altre simili cose che portano guerra, discordia e tirannia, sono presi da folle arroganza, chiudono il cuore alle disgrazie dei fratelli e non permettono persino di lasciar loro del superfluo per vivere.
Stupida aberrazione! Non si rendono conto assolutamente che la povertà e ricchezza, condizione libera – come diciamo – e condizione servile, così come altre simili categorie, arrivarono tardi agli uomini e irruppero come epidemie allo stesso tempo del peccato di cui erano conseguenze. “All’inizio però non fu così” (Mt 19,8). All’inizio il Creatore lasciò l’uomo libero e signore di se stesso, soggetto ad un unico comandamento e ricco delle delizie del paradiso. Dio voleva questo per tutto il genere umano, discendente dal primo uomo. Libertà e ricchezza dipendevano dall’osservanza di un solo comandamento.
E’ dalla sua violazione che è derivata la vera povertà e la schiavitù. Da quando l’invidia e le dispute sono apparse con la tirannia astuta del serpente che ci seduce col piacere e che mette i più arditi contro i più deboli, la famiglia umana si è divisa in nazioni estranee le une alle altre. L’avarizia ha sostituito la generosità naturale e si è appoggiata alla legge per dominare con la forza. Ma tu, considera l’uguaglianza primitiva e non le divisioni successive, la legge del Creatore e non quella dei potenti.
Segui al meglio la tua natura, onora la libertà originale, rispetta la persona, proteggi la tua razza dal disonore, aiutala nelle malattie, donale conforto nella povertà. Non fare distinzioni con la tua bontà. Diventa Dio per i disgraziati imitando la misericordia divina.
LE PAROLE DEI PAPI
Nel Vangelo dell’odierna domenica, l’insegnamento di Gesù riguarda proprio la vera saggezza ed è introdotto dalla domanda di uno della folla: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità» (Lc 12,13).
Gesù, rispondendo, mette in guardia gli ascoltatori dalla brama dei beni terreni con la parabola del ricco stolto, il quale, avendo accumulato per sé un abbondante raccolto, smette di lavorare, consuma i suoi beni divertendosi e s’illude persino di poter allontanare la morte. «Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.
E quello che hai preparato, di chi sarà?”» (Lc 13,20). L’uomo stolto nella Bibbia è colui che non vuole rendersi conto, dall’esperienza delle cose visibili, che nulla dura per sempre, ma tutto passa: la giovinezza come la forza fisica, le comodità come i ruoli di potere. Far dipendere la propria vita da realtà così passeggere è, dunque, stoltezza.
L’uomo che confida nel Signore, invece, non teme le avversità della vita, neppure la realtà ineludibile della morte: è l’uomo che ha acquistato “un cuore saggio”, come i Santi. (Benedetto XVI, Angelus dal Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, 1° agosto 2010)
“La misura dell'amore è amare senza misura. (S. Agostino)”
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