Gesù e farisei

La Parola del 23 agosto 2025

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Oggi è il giorno:
Sabato 17 gennaio 2026
Ascoltiamo insieme

Sabato della XX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima Lettura

Il Signore non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

Dal libro di Rut
Rt 2,1-3.8-114,13-17

Noemi aveva un parente da parte del marito, un uomo altolocato della famiglia di Elimèlec, che si chiamava Booz. Rut, la moabita, disse a Noemi: «Lasciami andare in campagna a spigolare dietro qualcuno nelle cui grazie riuscirò a entrare». Le rispose: «Va’ pure, figlia mia». Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. Per caso si trovò nella parte di campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlec.

Booz disse a Rut: «Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non allontanarti di qui e sta’ insieme alle mie serve. Tieni d’occhio il campo dove mietono e cammina dietro a loro. Ho lasciato detto ai servi di non molestarti. Quando avrai sete, va’ a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto».
Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: «Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?».

Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi».
Booz prese in moglie Rut. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: ella partorì un figlio.
E le donne dicevano a Noemi: «Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli».
Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice. Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: «È nato un figlio a Noemi!». E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 127 (128)

R. Benedetto l’uomo che teme il Signore.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai, 
sarai felice e avrai ogni bene. R.

La tua sposa come vite feconda 
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo 
intorno alla tua mensa. R.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme 
tutti i giorni della tua vita! R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Uno solo è il Padre vostro, quello celeste
e uno solo è la vostra Guida, il Cristo. (Mt 23,9b.10b)

Alleluia.

Il Vangelo di oggi 23 agosto 2025

Dicono e non fanno.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno.

Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Parola del Signore.

Il Vangelo del giorno
Il Vangelo del giorno
La Parola del 23 agosto 2025
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Santa Caterina da Siena (1347-1380)

terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d’Europa

Il dono della conformità a Cristo, cap. XXXIV, n° 64 (trad. cb©evangelizo)

Amare con l’amore stesso di Dio!

[Santa Caterina sentì Dio dirle:] Sappilo, ogni imperfezione e ogni perfezione nell’amore si manifesta e si acquista verso di Me, ed anche ugualmente verso il prossimo. Lo sanno bene le anime semplici che spesse volte amano le creature con amore spirituale. Se esse mi amano con amore puro e disinteressato, è anche con purezza e disinteresse che amano il loro prossimo.

Si tratta come di un vaso che si riempie alla fontana. Se lo si prende dalla fonte per bere, è presto vuoto. Ma se lo si tiene immerso nella fonte, si può bere sempre, resta sempre pieno. Così avviene per l’amore del prossimo, spirituale o temporale: occorre berlo in Me, senza altra considerazione. Poiché io vi chiedo di amarmi con lo stesso amore con cui io vi amo.

In verità non sapreste farlo in modo completo. Ma io vi ho amati, prima d’essere amato, e da allora, ogni amore che avete per me, è un debito che pagate, non una grazia che mi fate, mentre l’amore che ho per voi è un favore che vi faccio, ma che non vi devo. Non potete quindi rendere a Me l’amore che vi chiedo. Ma vi ho posti accanto il vostro prossimo per permettervi di fare per lui quanto non potete fare per me: amarlo per grazia e con disinteresse, senza attendere alcun vantaggio. Io considero allora fatto a me ciò che fate al prossimo.

LE PAROLE DEI PAPI

Vuoi essere grande?”, chiedeva sant’Agostino; e rispondeva: “Comincia dalle cose più piccole. Vuoi innalzare una costruzione di grande altezza? Prima pensa al fondamento della bassezza” (S. Augustini Sermo 69, 1,2). Se vogliamo veramente costruire l’edificio della nostra santificazione, bisogna fondarlo sull’umiltà. Gesù ci è di modello.

Egli, come dice san Paolo, “pur essendo di natura divina . . . spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo . . .; umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8). Come non sentirsi, come non essere piccoli e umili davanti al mistero dell’incarnazione e della redenzione, davanti al Figlio di Dio che vagisce a Betlemme, che si avvolge di silenzio a Nazaret, che vive un’esistenza di povero, che muore su una nuda croce?

È Gesù il primo, il vero umile, l’unico che ha veramente glorificato Dio – infatti Dio è “glorificato dagli umili”, ci ha ancora detto il Siracide (Sir 3, 20) – perché si è umiliato in tutta la sua esistenza, pur manifestando vittoriosamente la sua potenza di Signore, ed è stato ciò che egli stesso si è definito: “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29). (San Giovanni Paolo II – Messa ad Anagni, 31 agosto 1986)

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