XXV Domenica del Tempo Ordinario
- S. Matteo apostolo ed evangelista, martire (festa)
- B. Marco Scalabrini da Modena sacerdote O.P. († 1498)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
Dal libro del profeta Amos
Am 8,4-7
Il Signore mi disse:
«Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 112 (113)
R. Benedetto il Signore che rialza il povero.
Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre. R.
Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra? R.
Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo. R.
Seconda Lettura
Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1Tm 2,1-8
Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,
perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. (2Cor 8,9)
Alleluia.
Il Vangelo di oggi 21 settembre 2025
Non potete servire Dio e la ricchezza.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,1-13
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Parola del Signore.
San Nerses Snorhali (1102-1173)
patriarca armeno
Seconda parte, § 605-623 ; SC 203 (Gesù Figlio unico del Padre) (trad. cb©evangelizo)
Concedimi d’esser degno della tua lode!
Grazie alla tua natura creatrice
fu costruita una casa all’essere pensante;
Il primo uomo fu costituito amministratore
della casa terrestre quaggiù.
E i discendenti venuti all’esistenza
ricevono da Te vari incarichi di amministratori:
alcuni per le opere corporali molto gloriose,
altri per distribuire beni spirituali. (…)
Hai messo pure come amministratore fedele
del corpo e dell’anima, lo spirito
per dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno
con sollecitudine, secondo il suo essere:
nutrendo l’anima con la Parola
curando i corpi con sobrietà;
e giocando tra i due il ruolo di arbitro
li mantiene nella rettitudine.
Il corpo deve essere considerato come servo
secondo l’ordine della creazione
e l’anima come sovrana principessa
secondo l’immagine del tuo Archetipo.
Ma io, infedele allo sguardo dei due,
allo sguardo della mia anima e di quella degli altri,
Sono diventato simile all’amministratore infedele,
che è il tipo della mia codardia.
E’ che, al compiersi della mia vita quaggiù
non posso né fare il bene,
né mendicare da quelli che lo possiedono,
perché ho vergogna che non me lo diano.
Ma Tu, generoso in tutto,
dona il rimpianto alla mia anima impenitente,
per tornare a Te completamente
prima che sia chiamato al Tribunale,
per il giudizio delle mie colpe;
per condonarmi almeno una parte del debito:
all’anima mia, le cinquanta misure di olio,
al mio corpo, le venti misure di grano.
Concedimi, anche a me, la grazia come all’amministratore
d’essere degno della tua lode;
anche se sono figlio del mondo,
dammi la saggezza di convertirmi dal peccato!
Le Parole dei Papi
La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. In fondo si tratta della decisione tra l’egoismo e l’amore, tra la giustizia e la disonestà, in definitiva tra Dio e Satana. (…) Oggi, come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro corrente, di amare come Gesù, che è giunto sino al sacrificio di sé sulla croce.
Potremmo allora dire, parafrasando una considerazione di Sant’Agostino, che per mezzo delle ricchezze terrene dobbiamo procurarci quelle vere ed eterne: se infatti si trova gente pronta ad ogni tipo di disonestà pur di assicurarsi un benessere materiale sempre aleatorio, quanto più noi cristiani dovremmo preoccuparci di provvedere alla nostra eterna felicità con i beni di questa terra”. (Benedetto XVI – Messa sul sagrato della Cattedrale di Velletri in occasione della Visita Pastorale alla diocesi suburbicaria di Velletri-Segni, 23 settembre 2007)
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