Nel cuore del Giovedì Santo, Il Vangelo del giorno 2 aprile 2026 (Gv 13,1-15) ci svela l'essenza stessa di Dio attraverso un gesto sconcertante: il Maestro che si china a lavare i piedi ai suoi discepoli. In questo inizio del Triduo Pasquale, siamo chiamati a capire che l'autorità nel Regno di Dio coincide con il servizio e che non c'è amore più grande di quello che si fa "grembiule" per l'altro.
Il servizio d’amore e l’esempio ne Il Vangelo del giorno 2 aprile 2026
Giovedì Santo, Messa vespertina ‘In Cena Domini’
- S. Francesco da Paola eremita e fondatore (1416-1507)
- B. Elisabetta Vendramini fondatrice (1790-1860)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Prescrizioni per la cena pasquale.
Dal libro dell’Èsodo
Es 12,1-8.11-14
In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:
«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa.
Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto.
Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta.
È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 115 (116)
R. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.
Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. R.
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. R.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. R.
Seconda Lettura
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 11,23-26
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Cf. Gv 13,34)
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

Vangelo di oggi 2 aprile 2026
Li amò sino alla fine.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Parola del Signore.
Riflessione e Meditazione
Il brano della lavanda dei piedi è tra i più commoventi di tutta la Scrittura. Giovanni introduce la scena con parole che pesano come pietre preziose: “Sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. Io, Remigio, mi fermo su questo “sino alla fine”. Non è solo una questione di tempo, ma di intensità. È un amore che non conosce limiti, che non si ferma davanti alla nostra indegnità.
Vedo Gesù che si alza da tavola, depone le vesti e si cinge un asciugatoio. Il Re dei Re assume l’aspetto dello schiavo. Pietro, con la sua solita impetuosità, cerca di fermarlo: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. È lo scandalo di chi non accetta che Dio possa abbassarsi così tanto. Ma Gesù è categorico: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Partecipare alla vita di Cristo significa lasciarsi amare nella nostra povertà, lasciarsi pulire dalla polvere delle nostre cadute.
Nella nostra esperienza con Eugenio, questo passo del Vangelo assume un significato concreto. Servire chi soffre, chinarsi sulle piaghe del corpo e dell’anima, non è una scelta di cortesia, ma un mandato divino. Gesù ci dice: “Vi ho dato l’esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”. Non è un suggerimento, è lo stile di vita che ci ha lasciato come eredità prima di avviarsi al Getsemani.
Lavare i piedi significa anche perdonare, rimettere i debiti, ridare dignità a chi si sente calpestato. Io sento che ogni volta che facciamo del bene attraverso l’associazione, stiamo ripetendo questo gesto di Gesù. È un amore che si sporca le mani, che non resta a guardare dall’alto, ma che trova la sua gloria nel punto più basso: i piedi dei fratelli.
Oggi, mentre facciamo memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio, ricordiamoci che il sacramento dell’altare è inseparabile dal sacramento del fratello. Non possiamo ricevere il Corpo di Cristo se non siamo pronti a lavare i piedi di chi ci sta accanto.
I pensieri dei Papi su Il Vangelo del giorno 2 aprile 2026
- Papa Francesco: “Gesù ci insegna la via del servizio. È la rivoluzione della tenerezza. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa aiutarsi a vicenda, portarsi i pesi, sapere che siamo tutti fragili e tutti bisognosi dell’amore che perdona e rialza.”
- Benedetto XVI: “Dio non è un padrone lontano, ma Colui che si china su di noi. La lavanda dei piedi è l’anticipo della Croce: lì Gesù deporrà non solo le vesti, ma la sua stessa vita. È la suprema umiltà che vince l’orgoglio umano e ci apre la strada verso il Padre.”
- San Giovanni Paolo II: “Questo è il comandamento nuovo: amatevi come io vi ho amato. La Chiesa nasce da questo gesto di servizio. Senza la lavanda dei piedi, l’Eucaristia resterebbe un rito incompleto. Dobbiamo diventare noi stessi ‘pane spezzato’ e ‘acqua che lava’ per il mondo.”
Preghierina: Signore Gesù, Ti ringrazio perché non ti sei vergognato della mia polvere e dei miei errori. Io, Remigio, Ti chiedo la grazia di un cuore umile, capace di chinarsi senza pretese e di servire con gioia. Fa’ che l’esempio che ci hai lasciato nel Cenacolo sia la bussola del mio agire quotidiano, per portare il profumo del Tuo servizio ovunque ci sia bisogno di speranza. Amen.





