Sabato della I settimana delle ferie del Tempo Ordinario
- S. Antonio abate (251-357) – memoria
- S. Jenaro Sanchez Delgadillo sac. e martire (1876-1927)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Ecco l’uomo di cui il Signore ha detto: costui reggerà il mio popolo.
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 9,1-4.17-19.26a;10,1a
C’era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt,
figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo.
Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine».
Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono. Si recarono allora nel territorio di Saalìm, ma non c’erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e non le trovarono.
Quando Samuèle vide Saul, il Signore gli confermò: «Ecco l’uomo di cui ti ho parlato: costui reggerà il mio popolo».
Saul si accostò a Samuèle in mezzo alla porta e gli chiese: «Indicami per favore la casa del veggente». Samuèle rispose a Saul: «Sono io il veggente. Precedimi su, all’altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente.
Di buon mattino, al sorgere dell’aurora, Samuèle prese l’ampolla dell’olio e la versò sulla testa di Saul.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 20 (21)
R. Signore, il re gioisce della tua potenza!
Signore, il re gioisce della tua potenza!
Quanto esulta per la tua vittoria!
Hai esaudito il desiderio del suo cuore,
non hai respinto la richiesta delle sue labbra. R.
Gli vieni incontro con larghe benedizioni,
gli poni sul capo una corona di oro puro.
Vita ti ha chiesto, a lui l’hai concessa,
lunghi giorni in eterno, per sempre. R.
Grande è la sua gloria per la tua vittoria,
lo ricopri di maestà e di onore,
poiché gli accordi benedizioni per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione. (Cf. Lc 4,18)
Alleluia.
Il Vangelo di oggi 17 gennaio 2026
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,13-17
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Parola del Signore.
“Non sono i sani che hanno bisogno del medico”: la cura di Gesù
Nel Vangelo di oggi (Mc 2,13-17), Gesù compie un gesto che scandalizza i benpensanti: si siede a tavola con i peccatori e i pubblicani. Alle critiche degli scribi, risponde con una verità immensa: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. Gesù si presenta come il medico delle anime, Colui che non ha paura della nostra fragilità.
Questa immagine del “Medico” risuona in modo particolare nel ricordo di Eugenio. Durante il periodo delle cure, abbiamo incontrato tanti medici straordinari, ma abbiamo capito che c’è una guarigione che va oltre quella del corpo. È la guarigione del cuore, quella che Gesù offriva a Levi e che ha offerto anche a noi e ad Eugenio in ogni istante della prova.
E’ la guarigione che ci è stata offerta nella malattia di Eugenio, è la guarigione che abbiamo ricevuto durante la malattia e che ancora oggi, e sempre, portiamo nel nostro cuore, e che cerchiamo di offrire alle nostre sorelle e fratelli.
Eugenio, pur nella sua condizione di “malato” nel corpo, è stato per molti di noi un “medico” dello spirito. Con la sua forza e la sua pace, ha curato i nostri dubbi e le nostre paure, mostrandoci che la vera salute è restare seduti alla tavola di Gesù, accettando il Suo amore incondizionato.
Oggi impariamo da Levi a lasciare tutto per seguire quella voce che ci chiama per nome, consapevoli che, qualunque sia la nostra sofferenza o la nostra debolezza, Gesù desidera sedersi a tavola con noi per ridarci vita e speranza.
Sant’Ambrogio (ca 340-397)
vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento al vangelo di Luca, 5, 23.27; SC 45, 191s (trad. cb@evangelizo)
“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”
L’apostolo Paolo ha detto: “Vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo” (Col 3,9-10)… Tale è stata l’opera compiuta da Cristo quando ha chiamato Levi; l’ha rimodellato e ha fatto di lui un uomo nuovo. Per cui, in quanto creatura nuova, l’ex-pubblicano offre un banchetto a Cristo, perché Cristo si compiace in lui e perché lui stesso merita di partecipare alla felicità con Cristo… Ora lo segue, felice, allegro, traboccante di gioia. “Non porto più la maschera del pubblicano, diceva; non porto più il vecchio Levi; ho spogliato Levi, rivestendo Cristo. Fuggo la mia vita di prima, voglio seguire soltanto te, Signore Gesù, che guarisci le mie ferite. Chi mi separerà dall’amore di Dio, che è in te? Forse la tribolazione, l’angoscia, la fame? Sono avvinto a te dalla fede, come da chiodi, sono legato dai buoni legami dell’amore. Tutti i tuoi comandamenti saranno come un cauterio che terrò applicato sulla mia ferita; il rimedio duole come fosse un morso, ma toglie l’infezione dell’ulcera. Togli dunque, Signore Gesù, con la tua spada potente, la putredine dei miei peccati; vieni presto a incidere le passioni nascoste, segrete, molteplici. Purifica ogni infezione con il nuovo lavacro”. “Ascoltatemi, uomini attaccati alla terra, con il pensiero ubriacato dal peccato. Anch’io, Levi, ero ferito da passioni simili. Ma ho trovato il medico che abita in cielo ed elargisce i suoi rimedi sulla terra. Lui solo può guarire le mie ferite perché ne è esente: lui solo può togliere dal cuore il dolore e dall’anima il languore, perché conosce tutto quanto è nascosto”.
LE PAROLE DEI PAPI
«Chiamando Matteo, Gesù mostra ai peccatori che non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo. Una volta ho sentito un detto bello: “Non c’è santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro”. Questo è quello che fa Gesù. Non c’è santo senza passato né peccatore senza futuro. Basta rispondere all’invito con il cuore umile e sincero. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore perché si riconoscono peccatori e bisognosi del suo perdono. La vita cristiana quindi è scuola di umiltà che ci apre alla grazia. Un tale comportamento non è compreso da chi ha la presunzione di credersi “giusto” e di credersi migliore degli altri. Superbia e orgoglio non permettono di riconoscersi bisognosi di salvezza, anzi, impediscono di vedere il volto misericordioso di Dio e di agire con misericordia. (…) Abbiamo tutti bisogno di nutrirci della misericordia di Dio, perché è da questa fonte che scaturisce la nostra salvezza. (Francesco – Udienza generale, 13 aprile 2016)
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