Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,24-30
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
Parola del Signore.
Pazientare
Roberto Pasolini

La parabola della zizzania è un potente invito a saper pazientare in tutti quei momenti della vita nei quali l’evidenza del male arriva ad accecare i nostri occhi, agitando gli equilibri del nostro cuore. L’insegnamento del Signore Gesù a riguardo sembra abbastanza nitido.
Quando la terra è stata seminata a grano buono e comincia a portare frutto, non bisogna allarmarsi se e quando vediamo spuntare accanto al bene anche la zizzania del male. È opera di un altro, di un nemico, a cui non dobbiamo accordare eccessiva importanza. Cercare di estirparla immediatamente sarebbe un grave errore.
«Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio»Il discorso parabolico, con la sua ricchezza di immagini e di sfumature, non mira a formulare risposte precise, ma a favorire la ricerca e l’elaborazione personale nel cuore di chi ascolta e si lascia interrogare. L’immagine del campo con il grano e la zizzania non intende né banalizzare, né enfatizzare l’evidenza del male, ma vuole ricondurla entro i suoi giusti confini.
Infatti il mistero del male, più che essere spiegato e compreso, ha solo (!) bisogno di essere avvolto e sconfitto dalla paziente forza del bene.
Il discepolo di Cristo deve imparare a combatterlo con pazienza, con le armi giuste, senza mai farsi dettare il ritmo dalla paura che non di rado diventa aggressività e violenza. La solenne risposta con cui il popolo di Israele risponde al dono della Legge ricevuta e trasmessa da Mosè approfondisce questo insegnamento.
Mosè prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto il Signore ha detto noi lo faremo e lo ascolteremo»L’ordine dei verbi non risponde a criteri di logica o di efficienza. È espressione di una misteriosa sapienza che Israele ha appresso nell’ostile terra del deserto. Le parole del Signore non vanno prima capite e poi eseguite. Al contrario, essendo incaricate di portarci dentro (noi stessi) e altrove (in Dio), esse vanno ascoltate mentre le mettiamo in pratica.
Questo è l’unico modo di crederle veramente: farle quando ancora il loro senso — quindi la loro garanzia di verità — ci rimane parzialmente oscuro. Farle senza averle (ancora) capite. Per sperimentare la gioia dell’affidamento. E con pazienza, imparare a volare verso le promesse di Dio.
fonte © nellaparola.it
Ascoltiamo insieme
Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ





