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C’è nessuno? Ritrovarsi all’improvviso nei deserti della vita

Commento al Vangelo del 18 febbraio 2024

Prima domenica di Quaresima – Anno B

Ma, affinché non veniamo meno in questo deserto,
Dio ci irrora con la rugiada della sua parola,
e non ci lascia inaridire del tutto
come meriteremmo se egli esigesse da noi un conto severo

Sant’AgostinoEsposizione sul Salmo 62, 3

Tempeste e deserti

La vita è fatta anche di tempeste e di deserti. Tempeste che accadono, deserti nei quali siamo spinti a entrare. A volte le tempeste sono dentro di noi, quando siamo travolti dalla delusione o dal dolore, come anche i deserti ci abitano quando ci sentiamo inariditi e senza speranza.

A volte la tempesta diventa diluvio quando porta via tutto quello che c’era nella nostra vita, ma nessun diluvio dura per sempre. Il sereno ritorna perché Dio non ci abbandona. Questa è la grande parola di speranza che ci viene consegnata all’inizio di questo cammino di quaresima: Dio ha fatto alleanza con noi, con ognuno di noi, e questa alleanza è diventata definitiva e perenne in Gesù.

Misericordia difficile

Questa misericordia è difficile da comprendere e forse per questo Gesù inizia la sua predicazione invitandoci a cambiare mentalità (metanoeite), termine che in genere traduciamo come conversione. Di solito infatti noi ragioniamo in termini di errore e punizione, di delitto e di castigo.

Spezzare questa spirale vuol dire allora entrare nel modo di pensare di Dio. È un salto che l’umanità fa ancora fatica a compiere. Eppure, se Dio non continuasse a spezzare questa catena tra peccato e morte, l’umanità sarebbe già stata distrutta.

Una vita

Gesù si lascia spingere nel deserto. Marco insiste su questa iniziativa dello Spirito, che con un gesto forte mette Gesù in questa situazione di aridità e solitudine. Il deserto non lo scegli, ma accade e fa parte della vita. Ti ci ritrovi.

È un’esperienza che dura quaranta giorni, un tempo che ricorda ovviamente i quarant’anni del popolo di Israele nel deserto, il tempo tra la schiavitù in Egitto e l’arrivo nella terra promessa. Quarant’anni sono una vita. Quel tempo nel deserto diventa infatti per Israele un’esperienza paradigmatica, un modello: in quel cammino nel deserto c’è tutto, c’è la paura di non farcela, c’è l’intimità con Dio, c’è l’alleanza, c’è la tentazione e c’è la sensazione di sentirsi abbandonato. Sono fasi, momenti, dimensioni della nostra vita.

Chi voglio essere

Anche Gesù si confronta con la sua umanità, è messo alla prova. Il verbo che indica la tentazione indica proprio questo venire fuori per quello che si è. La tentazione ci rivela. Anche in Gesù, nella sua umanità, ci sono pensieri, desideri e paure.

In modo particolare, questa esperienza nel deserto prepara la sua missione. Possiamo immaginare che Gesù si stia confrontando con le attese messianiche del suo tempo. Deve decidere chi vuole essere, che tipo di Messia, cosa è disposto a fare per questa umanità, fin dove arrivare. Così, tutti noi, nei deserti del nostro cuore, ci chiediamo chi vogliamo essere. Il deserto è il luogo della decisione. Il deserto indica quella solitudine e quella lotta inevitabili per decidersi nella vita.

Bestie e angeli

Nel testo di Marco questa lotta è ben rappresentata dalla presenza delle bestie selvatiche. Gesù non le annienta, ma sta con loro. È l’immagine di un uomo che sa integrare anche quello che lo minaccia e gli fa paura.

Accanto alle bestie, Marco colloca anche gli angeli, perché Dio non ci lascia mai soli nella lotta, ma trova sempre il modo per rendersi presente e per farci sperimentare la sua consolazione.

Leggersi dentro

  • Cosa hai imparato dai deserti che hai attraversato?
  • Hai sperimentato la presenza di Dio nel tuo deserto?

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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