«Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani»: alziamo lo sguardo verso l'eternità nel Vangelo del giorno 20 aprile 2026.
Cercare il cibo che non perisce nel Vangelo del giorno 20 aprile 2026.
Lunedì della III settimana di Pasqua
- S. Aniceto Papa (11°) dal 155 al 166
- S. Agnese Segni di Montepulciano vergine (1268-1317)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Dagli Atti degli Apostoli
At 6,8-15
In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.
Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.
Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio.
Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 118 (119)
R. Beato chi cammina nella legge del Signore.
Anche se i potenti siedono e mi calunniano,
il tuo servo medita i tuoi decreti.
I tuoi insegnamenti sono la mia delizia:
sono essi i miei consiglieri. R.
Ti ho manifestato le mie vie e tu mi hai risposto;
insegnami i tuoi decreti.
Fammi conoscere la via dei tuoi precetti
e mediterò le tue meraviglie. R.
Tieni lontana da me la via della menzogna,
donami la grazia della tua legge.
Ho scelto la via della fedeltà,
mi sono proposto i tuoi giudizi. R.

Vangelo di oggi 20 aprile 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,22-29
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Meditazione e Riflessione
Il brano di Giovanni (6,22-29) si apre con la folla che, dopo la moltiplicazione dei pani, si mette sulle tracce di Gesù fino a trovarlo a Cafàrnao. Apparentemente è una ricerca entusiasta, ma Gesù, che legge nei cuori, ne svela la motivazione superficiale: lo cercano perché hanno mangiato a sazietà, attratti dal beneficio materiale più che dal significato profondo del segno compiuto.
La meditazione di oggi ruota attorno all’invito di Gesù: “Datevi da fare non per il cibo che perisce, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”. Spesso le nostre fatiche quotidiane sono assorbite da necessità urgenti ma temporanee, che ci lasciano comunque con un senso di vuoto.
Gesù ci chiama a un salto di qualità: passare dal bisogno del corpo al desiderio dello spirito. Quando la folla chiede cosa debba fare per compiere le “opere di Dio”, la risposta di Gesù è spiazzante nella sua semplicità: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. L’opera fondamentale non è una serie di precetti da osservare, ma una relazione di fiducia da coltivare. Credere in Gesù significa accogliere Lui come il vero nutrimento, l’unico capace di dare senso eterno a ogni nostra azione terrena.
Pensieri dei Papi
- Papa Francesco: “Gesù ci ricorda che c’è una fame più profonda di quella fisica: la fame di vita, di amore, di eternità. Non dobbiamo cercare Dio solo come un ‘risolutore di problemi’ materiali, ma come Colui che dà senso alla nostra esistenza. L’opera di Dio è credere: la fede è il cammino per toccare il cibo che non perisce.”
- Benedetto XVI: “Il pane che Gesù dona è il segno di un dono più grande: se stesso. Credere in Lui significa entrare in comunione con la Vita stessa di Dio. Spesso corriamo dietro a beni che svaniscono; Cristo ci invita a investire la nostra libertà in ciò che resta per sempre, ovvero l’amore che viene dal Padre.”
- San Giovanni Paolo II: “L’uomo non vive di solo pane. La domanda della folla a Cafàrnao è la domanda di ogni uomo: cosa dobbiamo fare? La risposta di Cristo è il cuore del Vangelo: l’unica opera che conta è aprire il cuore alla fede. Solo chi crede in Cristo trova la risposta definitiva agli interrogativi del cuore umano.”





