Leggiamo ed ascoltiamo il Vangelo del giorno 26 marzo 2026
Giovedì della V settimana di Quaresima
- S. Liudger (Ludgero) von Münster vescovo (ca. 745-809)
- B. Maddalena Caterina Morano suora F.M.A. (1847-1908)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Diventerai padre di una moltitudine di nazioni.
Dal libro della Gènesi
Gen 17,3-9
In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
«Quanto a me, ecco la mia alleanza è con te:
diventerai padre di una moltitudine di nazioni.
Non ti chiamerai più Abram,
ma ti chiamerai Abramo,
perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò.
E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.
La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».
Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 104 (105)
R. Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca. R.
Voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi. R.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. R.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Oggi non indurite il vostro cuore,
ma ascoltate la voce del Signore. (Cf. Sal 94 (95),8ab)
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo di oggi 26 marzo 2026
Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 8,51-59
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato.
Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco.
Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
Parola del Signore.
Oggi il Vangelo ci spinge su un terreno che scotta: quello dello scontro frontale tra la cecità umana e la preesistenza divina di Cristo. Mi colpisce come Gesù, con una calma che disarma, parli di una vita che non conosce tramonto. Non sta parlando della morte biologica, ma di quella morte interiore, quel buio dell’anima che ci coglie quando ci stacchiamo dalla sorgente dell’Amore.
I suoi interlocutori, però, restano ancorati alla terra. Misurano tutto con il metro della storia e dell’anagrafe: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?”. Quante volte anche io faccio così? Cerco di chiudere Dio nei miei ragionamenti, nei miei limiti temporali, nelle mie logiche di “possibile” e “impossibile”. Ma Gesù risponde con quell’affermazione che fa tremare le pietre: “Prima che Abramo fosse, Io Sono”.
In quel “Io Sono” c’è tutto il mistero di Dio che si fa vicino. È il nome dell’Eterno che entra nel mio oggi. Osservare la sua parola non è un peso, un elenco di regole, ma è restare in questa relazione vitale con Lui. È fidarsi del fatto che la nostra vita non finisce in un sepolcro, perché siamo legati a Colui che è la Vita stessa. Chiedo oggi la grazia di non alzare pietre contro la Verità quando questa mi scomoda, ma di avere il coraggio di Abramo: esultare nella fede, vedendo anche solo da lontano il giorno del Signore.
Pensieri dei Papi
Papa Francesco «Gesù ci dice che chi osserva la sua parola non vedrà la morte. Questa è la grande promessa della speranza cristiana. Non è un’illusione, è la certezza che la nostra vita è nelle mani di un Dio che è eterno e che ci vuole con sé per sempre. La fede ci fa vedere oltre il muro della morte.»
Benedetto XVI «L’affermazione “Io Sono” è il vertice della rivelazione di Gesù nel Vangelo di Giovanni. Egli non è un semplice uomo che parla di Dio, è Dio che parla all’uomo. Prima di ogni tempo, prima di Abramo, Egli è. E la sua eternità è la garanzia che il suo amore per noi non verrà mai meno.»
San Giovanni Paolo II «Lo scontro tra Gesù e i giudei è lo scontro tra chi vive della carne e chi vive dello Spirito. Abramo esultò nella speranza di vedere il giorno di Cristo; noi siamo chiamati a vivere in quella stessa gioia, sapendo che in Cristo la morte è stata vinta e la porta dell’eternità è stata aperta per tutti noi.»





