Quando la fede sembra vacillare, questo Vangelo ci ricorda che il vero miracolo nasce sempre da un passo di fiducia.
Vangelo del giorno 16 marzo 2026 – Gv 4,43-54: la fede che precede il miracolo
Prima Lettura
Non si udranno più voci di pianto e grida di angoscia.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 65,17-21
Così dice il Signore:
«Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
poiché creo Gerusalemme per la gioia,
e il suo popolo per il gaudio.
Io esulterò di Gerusalemme,
godrò del mio popolo.
Non si udranno più in essa
voci di pianto, grida di angoscia.
Non ci sarà più
un bimbo che viva solo pochi giorni,
né un vecchio che dei suoi giorni
non giunga alla pienezza,
poiché il più giovane morirà a cento anni
e chi non raggiunge i cento anni
sarà considerato maledetto.
Fabbricheranno case e le abiteranno,
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 29 (30)
R. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.
Non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. R.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera è ospite il pianto
e al mattino la gioia. R.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. R.
Acclamazione al Vangelo
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Cercate il bene e non il male, se volete vivere,
e il Signore sarà con voi. (Cf. Am 5,14)
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Vangelo di oggi 16 marzo 2026
Va’, tuo figlio vive.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,43-54
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Parola del Signore.
Il brano racconta l’incontro tra Gesù e un funzionario reale che gli chiede la guarigione del figlio. È un episodio che mette a nudo la dinamica più profonda della fede: credere prima di vedere.
Gesù sembra quasi provocarlo: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Eppure quell’uomo non si arrende, non discute, non pretende. Chiede solo: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». È la supplica di un padre che ha esaurito tutte le risorse umane e si affida totalmente.
La svolta avviene in una frase semplice e potentissima: «Va’, tuo figlio vive». E l’uomo credette alla parola di Gesù prima ancora di verificare. È questo il miracolo più grande: la fiducia che anticipa la prova.
Papa Francesco, parlando della fede che nasce dall’ascolto, ha detto: «La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. È un atto di fiducia in Dio che ci apre a una speranza più grande». Questa pagina evangelica lo dimostra: la fede non elimina la sofferenza, ma la attraversa con una forza nuova.
Anche Benedetto XVI ricordava che «credere significa affidarsi a una Parola che non delude». Il funzionario reale lo sperimenta: mentre torna a casa, scopre che il figlio è guarito proprio nell’ora in cui Gesù aveva parlato. La fede diventa testimonianza, e la testimonianza diventa contagiosa: «E credette lui con tutta la sua famiglia».
Questo Vangelo ci invita a una domanda concreta: In quali situazioni della mia vita Gesù mi chiede di fidarmi prima di vedere?
A volte il miracolo non è ciò che accade fuori, ma ciò che cambia dentro: la pace che nasce quando smettiamo di controllare tutto e lasciamo che la Parola di Cristo diventi la nostra direzione.






