nella vigna col nastro giallo
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Cosa succede quando una pietra scartata diventa la base di tutto? Eugenio, segnato dalla malattia, è diventato la nostra pietra d'angolo. In questa meditazione del 6 marzo, scopriamo come trasformare le macerie della nostra sofferenza in una vigna rigogliosa, pronti a consegnare al mondo i frutti della speranza che portiamo nel cuore

La Vigna, l’Attesa e il Desiderio di essere trovati. Preghiera della sera 6 marzo 2026

Stasera il mio cuore è sospeso tra due immagini apparentemente distanti: una vigna bagnata dal sangue e dal rifiuto, e il desiderio silenzioso di un’anima che aspetta di essere trovata dall’Amore. Il Vangelo di Matteo (Mt 21,33-43.45-46) ci racconta una storia di possesso e di cecità. Un padrone pianta una vigna, la recinge, vi scava un frantoio e la affida a dei contadini. Ma quando arriva il tempo dei frutti, quei contadini si dimenticano di essere solo amministratori. Vogliono diventare padroni. Arrivano a uccidere i servi e perfino il figlio del padrone, pensando: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità”.

La tentazione di farsi padroni

Quante volte, nella nostra vita, cadiamo nello stesso errore? Pensiamo che la “vigna” – che sia la nostra famiglia, il nostro lavoro, o persino il nostro dolore – ci appartenga in modo esclusivo. Ci chiudiamo nel nostro recinto, alziamo muri e respingiamo chiunque venga a chiederci conto dei frutti. Anche nel cammino della nostra Associazione, la tentazione può essere quella di sentirsi “padroni” di una memoria o di una missione. Ma Gesù ci ricorda che la vigna è Sua. Noi siamo solo i custodi.

Il mio Eugenio, il nostro Eugenio, è stato il frutto più bello di quella vigna che Dio ha piantato nella mia vita, nelle nostre vite. Per quattordici anni ho custodito quel dono, cercando di farlo fruttificare in amore e coraggio. Quando il Figlio del Padrone è venuto a riprenderlo, il mio cuore ha gridato, ha sofferto l’ingiustizia apparente di quel distacco. Ma oggi capisco che Eugenio non era “mio”: era un dono affidato alla mia custodia perché portasse frutto per molti. E quel frutto oggi è l’Associazione, è la speranza che doniamo ad altri bambini.

Aspetti qualcuno? Il desiderio di essere trovati

Mentre meditavo su questo Vangelo, mi sono imbattuto in una riflessione bellissima intitolata Aspetti qualcuno? Il desiderio di essere trovati dall’amore. È qui che la durezza della parabola si scioglie nella tenerezza della nostra condizione umana.

Siamo tutti come quella vigna: recintati, curati, ma spesso profondamente soli nell’attesa. L’articolo ci interroga su quel desiderio che ognuno di noi porta dentro: il desiderio non solo di cercare l’amore, ma di essere trovati da esso. È la differenza che passa tra un cercatore d’oro e un bambino che gioca a nascondino e aspetta con il cuore che batte che qualcuno finalmente lo scovi.

I vignaioli del Vangelo non volevano essere trovati. Volevano restare chiusi nel loro possesso egoistico. Ma noi? Noi che abbiamo conosciuto il deserto del dolore, noi che abbiamo visto la morte in faccia attraverso i nostri figli, noi aspettiamo Qualcuno. Aspettiamo quell’Amore che non viene a “portarci via” qualcosa, ma a darci un senso nuovo.

Il nastro giallo: il segno di chi aspetta

Collaborare nell’Associazione Eugenio Ruberto ODV significa proprio questo: essere cercatori di chi si sente perduto. Ogni nastro giallo che distribuiamo, ogni progetto di ricerca che sosteniamo, è un modo per dire a un’altra famiglia: “Ti abbiamo trovata. Non sei sola in questa vigna che sembra diventata un campo di battaglia”.

Vogliamo essere i “nuovi contadini” di cui parla Gesù alla fine del brano: quelli che consegneranno i frutti a suo tempo. E il frutto più grande è proprio l’amore che si moltiplica quando viene condiviso. Se ci chiudiamo nel nostro “mio”, moriamo. Se apriamo i cancelli della vigna per far entrare l’Amore, allora diventiamo immortali.

La pietra scartata che diventa testata d’angolo

Gesù cita il Salmo: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo”. Eugenio, nel mondo del successo, della produttività e della forza fisica, era una pietra scartata dalla malattia. Ma in questa nostra storia, lui è diventato la pietra d’angolo. Su di lui, sulla sua sofferenza offerta con il sorriso, poggia tutto l’edificio della nostra missione.

Stasera, l’invito è a guardare alle nostre “pietre scartate” – i nostri fallimenti, le nostre perdite, i nostri limiti – non come a scarti, ma come a possibili fondamenta. Se ci lasciamo trovare dall’Amore, anche il dolore più atroce può diventare il punto di partenza per una costruzione magnifica.

Conclusione: Lasciarsi trovare

Forse stasera qualcuno di voi si sente come un servo bastonato dai vignaioli della vita. Forse vi sentite stanchi di bussare a porte che restano chiuse. La buona notizia è che il Padrone della vigna non ha smesso di inviare il Figlio. Non per condannarci, ma per trovarci.

Non abbiate paura di mostrare le vostre piaghe, come Lazzaro, o la vostra fatica di vignaioli stanchi. Lasciate che l’Amore vi scovi negli angoli più bui del vostro cuore. Lasciate che la speranza che Eugenio ci ha lasciato diventi la luce che vi guida. La vigna è rigogliosa, il tempo dei frutti è vicino, e noi siamo insieme in questo splendido servizio.


Preghiera per questa sera 6 Marzo 2026

Signore Gesù, in questo venerdì di Quaresima, la Tua Parola ci mette davanti alle nostre responsabilità di custodi. Ti chiediamo perdono per tutte le volte in cui abbiamo pensato che la nostra vita, i nostri figli, i nostri successi fossero “nostri” e non Tuoi. Perdona la nostra smania di possesso che ci rende violenti e ciechi.

Ti preghiamo per la nostra Associazione. Fa’ che siamo sempre “contadini nuovi”, capaci di far fruttificare il dono di Eugenio con umiltà e spirito di servizio. Liberaci dalla tentazione di sentirci padroni della verità o del dolore altrui. Insegnaci a collaborare con cuore sincero, sapendo che siamo tutti operai nella Tua unica grande vigna.

Signore, stasera Ti portiamo il grido di chi aspetta di essere trovato. Ti affidiamo chi si sente scartato come una pietra inutile, chi è ferito dalla malattia, chi non vede via d’uscita dai propri debiti o dalle proprie solitudini. Sii Tu l’Amore che li scova nel loro nascondiglio di dolore. Fa’ che sentano il Tuo abbraccio attraverso la nostra vicinanza e il nostro impegno concreto.

Ti preghiamo per i ricercatori scientifici: siano essi strumenti della Tua sapienza per guarire le “piaghe” della nostra vigna terrena. Ti affidiamo ogni bambino che lotta negli ospedali: senta di essere la pietra più preziosa della Tua corona.

Eugenio, angelo mio, tu che hai saputo essere un custode fedele della gioia anche nella prova, intercedi per noi. Aiutaci ad aspettare con fiducia l’Amore che viene. Tu che ora godi dei frutti eterni, insegnaci a non aver paura di donare tutto ciò che abbiamo, perché solo perdendo noi stessi possiamo trovarci veramente in Dio.

Dona a tutti noi una notte di riposo e di pace. Fa’ che domani ci svegliamo con il desiderio di essere “ponte” tra il Tuo Amore e chiunque busserà alla nostra vigna.

Amen.

Preghiera della sera 6 marzo 2026

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