Leggiamo ed ascoltiamo il Vangelo del giorno 6 marzo 2026
Venerdì della II settimana di Quaresima
- S. Julián di Toledo (E) arcivescovo (642-690)
- S. Colette(a) Boylet vergine, clarissa (1381-1447)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo!
Dal libro della Gènesi
Gen 37,3-4.12-13a.17b-28
Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.
I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.
Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire.
Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».
Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.
Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.
Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto.
Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 104 (105)
R. Ricordiamo, Signore, le tue meraviglie.
Il Signore chiamò la carestia su quella terra,
togliendo il sostegno del pane.
Davanti a loro mandò un uomo,
Giuseppe, venduto come schiavo. R.
Gli strinsero i piedi con ceppi,
il ferro gli serrò la gola,
finché non si avverò la sua parola
e l’oracolo del Signore ne provò l’innocenza. R.
Il re mandò a scioglierlo,
il capo dei popoli lo fece liberare;
lo costituì signore del suo palazzo,
capo di tutti i suoi averi. R.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù.
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna. (Cf. Gv 3,16)
Lode e onore a te, Signore Gesù.

Vangelo di oggi 6 marzo 2026
Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,33-43.45-46
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto.
Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
Parola del Signore.
La Pietra Scartata: Il fondamento eterno di Eugenio
Nel Vangelo di oggi, Gesù ci racconta di un padrone che pianta una vigna, la cura in ogni dettaglio e poi la affida a dei contadini. Ma quando arriva il momento di raccogliere i frutti, questi contadini si ribellano, percuotono i servi e arrivano a uccidere il figlio del padrone per impossessarsi dell’eredità. Gesù conclude con una frase che scuote il cuore: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo». Dio non si arrende davanti al nostro rifiuto, ma trasforma proprio ciò che il mondo scarta nel fondamento di una nuova alleanza.
Questa “pietra scartata” mi fa pensare alla vita dei nostri piccoli angeli e, in particolare, al mio Eugenio. Agli occhi di un mondo che misura tutto in base all’efficienza, alla produttività e alla forza fisica, una vita segnata dalla malattia e interrotta così presto potrebbe sembrare una “pietra scartata”, un progetto incompiuto o un errore della sorte. Ma la logica di Dio è diversa. Eugenio è diventato per noi la “pietra d’angolo” della nostra fede familiare. Quello che il mondo vedeva come fragilità, Dio lo ha trasformato in un pilastro di speranza e di amore che sostiene il nostro cammino quotidiano. Lui non è stato un’eredità da derubare, ma un dono da far fruttificare con la nostra testimonianza.
Nelle mie preghiere, oggi chiedo la grazia di non essere un vignaiolo ingrato. Chiedo di saper riconoscere i frutti che Dio mi chiede di produrre attraverso il ricordo e l’esempio di mio figlio. Non vogliamo possedere la vigna per noi stessi, ma vogliamo coltivarla con amore, sapendo che la pietra su cui poggiamo non crollerà mai, perché è Cristo stesso che rivive nella purezza di Eugenio.
LE VOCI DEI SUCCESSORI DI PIETRO
Contempliamo insieme il mistero della pietra d’angolo attraverso le parole dei Papi:
- Papa Leone XIV: «La vigna del Signore è il mondo intero, e ognuno di noi ne è il custode. Ma attenzione a non scambiare la custodia con il possesso. Quando l’uomo pensa di essere il padrone della vita, finisce per uccidere il figlio. La Trasfigurazione che abbiamo celebrato giorni fa ci ricorda che la gloria passa per il sacrificio. Solo chi accetta la pietra scartata — la sofferenza, il limite, la croce — costruisce sulla roccia dell’eternità. Quello che il mondo disprezza, Dio lo corona di gloria.»
- Papa Francesco: «Gesù è la pietra d’angolo che i costruttori hanno scartato. Quante persone oggi vengono scartate come pietre inutili? Eppure Dio vede in loro un tesoro. La nostra missione è prenderci cura della vigna del Signore con umiltà, restituendo a Lui i frutti che gli appartengono.» (Angelus)
- Benedetto XVI: «Il rifiuto del figlio da parte dei vignaioli è l’anteprima della Passione. Ma Dio è capace di trarre il bene dal male. Dalla morte di Cristo nasce la Chiesa, l’edificio spirituale dove ogni pietra viva, anche la più piccola e fragile, ha un posto fondamentale e insostituibile.» (Cfr. Gesù di Nazaret)
- San Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura di costruire la vostra vita su Cristo! Anche se il mondo vi dice che state perdendo tempo, che la croce è una sconfitta, ricordate che la pietra scartata è l’unica che non vacilla. Siate testimoni coraggiosi della speranza che non delude.» (Cfr. Pietra)
- San Giovanni XXIII: «La pazienza di Dio è infinita. Egli continua a inviare servi nella sua vigna, nonostante i nostri rifiuti. Impariamo a essere collaboratori docili e lieti, ringraziando per il dono della vita e per la bellezza di servire un Padrone così buono.» (Cfr. Il Giornale dell’Anima)






