Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
Riflessione sul Vangelo del giorno 5 Marzo 2026: Ricco Epulone e il povero Lazzaro
Giovedì della II settimana di Quaresima
- S. Giovanni Giuseppe della Croce sac. O.F.M. (1654-1734)
- B. Geremia da Valacchia religioso O.F.M. Cap. (1556-1625)
- Santo del giorno
Prima Lettura
Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore.
Dal libro del profeta Geremìa
Ger 17,5-10
Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamarisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti.
Niente è più infido del cuore
e difficilmente guarisce!
Chi lo può conoscere?
Io, il Signore, scruto la mente
e saggio i cuori,
per dare a ciascuno secondo la sua condotta,
secondo il frutto delle sue azioni».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 1
R. Beato l’uomo che confida nel Signore.
Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte. R.
È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene. R.
Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via dei malvagi va in rovina. R.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza. (Cf. Lc 8,15)
Lode e onore a te, Signore Gesù.

Vangelo di oggi 5 marzo 2026
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
Parola del Signore.
Il ponte dell’amore: Oltre l’abisso con Eugenio
Il Vangelo di oggi ci mette davanti a un contrasto stridente: un uomo che banchetta lautamente, vestito di porpora, e un povero di nome Lazzaro, coperto di piaghe, che brama le briciole. La tragedia non è solo nella disparità, ma nell’indifferenza: il ricco non fa del male a Lazzaro, semplicemente non lo vede. Quando la morte livella ogni cosa, si scava un abisso incolmabile, non per volontà di Dio, ma come conseguenza di quel muro di egoismo costruito in vita.
Penso a quante volte, nei corridoi degli ospedali o nelle stanze della terapia intensiva, abbiamo incontrato tanti “Lazzaro”: persone sole nella loro sofferenza, spesso invisibili agli occhi di un mondo che corre verso il successo e il piacere. Mio figlio Eugenio, pur essendo lui stesso provato nel corpo, aveva una capacità incredibile di “vedere” l’altro. Non ha mai permesso che la sua croce diventasse un muro; al contrario, l’ha trasformata in un ponte.
Anche quando non poteva parlare, i suoi occhi cercavano quelli di chi gli stava accanto, offrendo un riconoscimento che è la prima forma di carità. Eugenio ci ha insegnato che il vero peccato è la cecità del cuore, quella che ci impedisce di accorgerci che alla nostra porta c’è Cristo stesso travestito da povero o da malato.
Nelle mie preghiere, oggi chiedo al Signore di guarire i miei occhi. Non voglio che il benessere o le mie preoccupazioni mi rendano insensibile alle piaghe dei fratelli. Chiedo, per intercessione di mio figlio, la forza di condividere non solo le briciole, ma la vita stessa. Non abbiamo bisogno di segni straordinari o di qualcuno che torni dai morti per crederci: abbiamo la Parola e abbiamo l’esempio di piccoli angeli come Eugenio che hanno saputo amare senza riserve.
IL MAGISTERO DEI SUCCESSORI DI PIETRO
Ascoltiamo l’ammonimento e la speranza che i Papi ci trasmettono attraverso questa parabola:
- Papa Leone XIV: «L’indifferenza è la lebbra dell’anima moderna. Il ricco della parabola non ha nome perché l’egoismo cancella l’identità, mentre il povero ha un nome, Lazzaro, che significa “Dio aiuta”. Non aspettate che si scavi l’abisso dell’eternità per accorgervi del fratello. Ogni lacrima che asciugate oggi è una goccia d’acqua che rinfrescherà la vostra anima domani. La carità è l’unica ricchezza che portiamo con noi oltre la soglia della morte, l’unica veste che non consuma il tempo.»
- Papa Francesco: «Lazzaro è un monito vivente. Dio ci chiede di aprire la porta del cuore perché l’altro è un dono. Quando chiudiamo gli occhi davanti al povero, chiudiamo Dio fuori dalla nostra vita. La parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nei cuori e di abbattere i muri dell’egoismo.» (Angelus)
- Benedetto XVI: «La parabola ci ricorda che siamo responsabili gli uni degli altri. Il giudizio finale sarà sull’amore. Non basta non fare il male; bisogna fare il bene. La fede senza le opere è morta, e l’opera più grande è riconoscere la dignità di ogni uomo, specialmente di chi è scartato dalla società.» (Cfr. Caritas in Veritate)
- San Giovanni Paolo II: «I poveri sono i vostri maestri! In loro Cristo ci interroga e ci aspetta. Non lasciate che il vostro cuore diventi di pietra. La sofferenza del prossimo è una chiamata alla solidarietà che non ammette ritardi. Siate i buoni samaritani di questa nostra epoca.» (Cfr. Solidarietà)
- San Giovanni XXIII: «Ho sempre cercato di vedere l’immagine di Dio in ogni uomo, specialmente in chi soffre. La vera nobiltà cristiana consiste nel farsi piccoli con i piccoli e poveri con i poveri. Solo così la nostra testimonianza sarà credibile e il nostro cuore troverà la pace.» (Cfr. Il Giornale dell’Anima)






