trapianto di cuore
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Ascoltiamo insieme

Leggiamo e meditiamo sulla preghiera della sera 19 febbraio 2026

La Croce di ogni giorno: dal “no” di Napoli al “Sì” di Eugenio

Oggi il mio cuore è pesante. Leggo la notizia del bimbo di Napoli, di quel comitato di esperti che ha detto “no” a un nuovo trapianto di cuore, e sento un brivido che attraversa la schiena. È quel freddo che conosciamo bene, il freddo dei verdetti clinici, delle statistiche che tentano di imprigionare la vita. Mi chiedo come stiano i suoi genitori, cosa provino nel vedere una porta chiudersi proprio mentre cercano di tenerla aperta con tutte le forze.

Il Vangelo di oggi sembra quasi sfidarci. Gesù ci parla apertamente di sofferenza, di rifiuto e di morte, prima di parlare di risurrezione. Dice che dobbiamo prendere la nostra croce “ogni giorno”. Non una volta ogni tanto, ma ogni singolo giorno. Con Eugenio abbiamo imparato che questa croce non è un castigo, ma un pezzo di legno a cui aggrapparsi per non affogare nel dolore.

Perdere la vita per trovarla

“Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà”. Queste parole sono il cuore del messaggio di Eugenio. Lui ha “perso” la sua giovinezza terrena, i suoi sogni di quattordicenne, la sua salute. Ma nel donarsi completamente, nel sorriderci attraverso il dolore, ha trovato una vita che non finisce.

Oggi, davanti al dolore di quel bimbo di Napoli, capisco che “salvare la vita” non è solo una questione di battiti cardiaci. È una questione di quanto amore riusciamo a metterci dentro, anche quando la scienza si arrende. Quel bimbo, nonostante il “no” dei medici, è circondato da un amore che ha un valore eterno. La nostra missione, come associazione e come cristiani, è stare accanto a queste croci, non con risposte facili, ma con la presenza silenziosa e salda.

La dignità nel deserto della malattia

Prendere la croce ogni giorno significa anche accettare i limiti umani. La medicina è un dono immenso, e noi preghiamo sempre per la ricerca e per i medici, ma sappiamo che c’è un punto in cui le mani dell’uomo si fermano e iniziano quelle di Dio. Eugenio ha vissuto questo passaggio con una dignità che ancora oggi ci lascia senza fiato. Non ha mai buttato via la sua croce; l’ha portata con eleganza, quasi con leggerezza, perché sapeva di non essere solo.

In questo giovedì dopo le Ceneri, la cenere sul nostro capo è ancora fresca. Ci ricorda che siamo polvere, sì, ma polvere che Dio non smette mai di amare. Il “no” degli esperti non è l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a Chi ha vinto la morte.


La Mia Preghierina della Sera

Signore Gesù, stasera la mia preghiera è un grido silenzioso. Ti porto il bambino di Napoli e la sua famiglia. Ti prego, entra nel loro dolore, scendi in quella stanza d’ospedale e trasforma quel “no” umano in un “sì” divino alla speranza, in qualunque forma Tu vorrai manifestarla. Dona pace a quei genitori che oggi sentono il peso di una croce troppo grande.

Grazie per Eugenio, che mi insegna ogni giorno cosa significa seguirti. Aiutami a non scappare davanti alla mia croce quotidiana. Quando la stanchezza mi assale, quando il vuoto di mio figlio si fa sentire più forte, dammi la forza di caricarmi quel peso sulle spalle e continuare a camminare, sapendo che Tu sei lì, a pochi passi da me.

Ti prego per tutti i piccoli guerrieri delle malattie oncologiche pediatriche. Illumina le menti dei medici, perché non smettano mai di cercare soluzioni, ma dona loro anche cuori di carne per saper accompagnare quando la scienza non ha più armi.

Eugenio, figlio mio, tu che ora vedi tutto con chiarezza, intercedi per quel tuo piccolo amico di Napoli. Prendi la sua mano, come un fratello maggiore. Insegnaci che non c’è sconfitta per chi ama, e che ogni vita, anche la più breve o la più fragile, è un capolavoro nelle mani del Padre.

Proteggi la nostra casa, benedici mia moglie e Francesca, e donaci una notte serena sotto il Tuo sguardo.

Amen.

Preghiera della sera 19 febbraio 2026

Accendi una Luce per un tuo caro

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