mano con granelli di senape

Commento al Vangelo del giorno 11 dicembre 2025

Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,11-15
 
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore.

Ritrattazioni

Roberto Pasolini

Giunto a metà del suo corso, il tempo di Avvento prova a scoprire le sue carte e ad accelerare i tempi della nostra conversione alla logica dell’Incarnazione. L’elogio di Giovanni Battista che Gesù fa alle folle sembra avere l’unica funzione di mandare in corto circuito ogni giudizio con cui tutti siamo soliti valutare le cose, soprattutto quelle di Dio:

«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,11).

Senza esserne sempre del tutto consapevoli, i parametri con cui siamo soliti compiere le misurazioni rischiano di essere troppo mondani per reggere il confronto – e l’urto – con il paradosso evangelico. Se vogliamo prepararci ad accogliere la venuta del Signore, dobbiamo essere disponibili a solenni ritrattazioni e abbandonare l’abitudine di classificare cose e persone in piccole e grandi, importanti e inutili, attraenti e repellenti.

Azzardando una parafrasi a questo enigmatico detto evangelico – con cui le misure di questo mondo sono poste in relazione a quelle dell’escatologia – nel contesto del tempo liturgico che ci prepara al Natale, si potrebbe forse dire così: “Per quanto possiate prepararvi alla venuta del Signore, quando poi egli viene le cose si vedono e si vivono in una prospettiva assolutamente diversa da quella attuale”. O ancora: “Per quanto grande possa essere il vostro desiderio della venuta di Dio e del suo Regno, si tratta di una misura assai piccola rispetto al suo desiderio di incontrarvi”. Secondo un grande padre della Chiesa, le misure di grandezza e piccolezza a cui fa riferimento Gesù, infatti, sono riconfigurate totalmente dal mistero pasquale: «Se poi, in quest’ordine di idee, Giovanni viene messo a confronto con quelli che avevano parte del regno dei cieli, risulterà più piccolo del più piccolo di tutti, tanto da dire, riguardo a quelli che, dopo la resurrezione dai morti, rinascano all’immortalità, che hanno avuto ancora parte di tale grazia, sì da non gustare la morte. Allora tale sarà la sovrabbondanza di spirito per gli uomini che neppure colui che ne partecipa in minima parte potrà più essere sottomesso alla morte» (Teodoro di Mopsuestia, Frammento 59).

C’è, tuttavia, un ulteriore significato che è possibile ricavare da questo breve insegnamento di Gesù. Giocando sull’opposizione tra piccolo e grande, si vuole forse affermare anche un’altra cosa, un mistero che già i profeti sussurravano dolcemente al cuore di Israele:

«Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele; io vengo in tuo aiuto — oracolo del Signore —, tuo redentore è il Santo d’Israele» (Is 41,14).

L’accostamento al verme e alla larva non vuole certo suggerire che Dio abbia in qualche modo bisogno di farci sentire piccoli per poterci donare la grandezza della sua benedizione. Si tratta, più semplicemente, di un monito a non dimenticare mai che davanti allo sguardo di Dio il più piccolo è – e non può che essere – il più grande, perché la sua eterna compassione ci misura non a partire dai nostri presunti traguardi, ma a partire dal nostro radicale bisogno di vita e di salvezza. È proprio il nostro basso profilo — che di fatto è la nostra realtà — ciò che consente a Dio di operare in noi cose grandi, come canta dolcemente il salmista: «Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 144,9). Se vogliamo accordarci il permesso della piccolezza, dobbiamo però ingaggiare un’estenuante battaglia contro tutte quelle censure e quei fasulli criteri con cui, continuamente, tentiamo di misurare il nostro cammino e quello degli altri. La chiamata alle armi — da usare solo contro noi stessi — è suonata dallo stesso Signore Gesù, perché la posta in gioco è molto grande:

«Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11,12).

Piccoli e violenti, cioè disposti a qualunque ridimensionamento interiore, pur di diventare cittadini del Regno e partecipi di una vita pienamente umana perché pienamente divina: «Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo d’Israele» (Is 41,16).

fonte © nellaparola.it

Ascoltiamo insieme

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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